[La password che fa la differenza]

Se un giorno per caso ti svegli e, mentre fai colazione, scorri twitter; e se tra tutti i tweet che scorrono ne leggi uno che ti colpisce e che ti entra nel retrocervello che dice ‘La differenza la fai quando diventi la password di qualcuno’, per tutto il resto della giornata non potrai che chiederti se sei mai stata o se mai sarai la password di qualcuno. Così, giusto per sapere se anche tu hai mai fatto o farai mai la differenza.
La prima cosa che ti verrà spontaneo fare sarà passare in rassegna tutti i nomi delle persone che hai usato nella tua vita come password del PC, giusto per capire quale sia la logica o la casualità che porta a scegliere il nome di una persona appunto come password e che potrebbe portare un giorno qualcuno a scegliere te come password.

Al primo posto ci sono i Pippo 1, 2, 3, 4, x, y e z usati nei primi anni di lavoro e di cui hai la certezza di non essere mai stata la password altrimenti saresti seriamente preoccupata. Significherebbe che conosci una moltitudine di Pippo tale da doverli addirittura numerare; cosa che capiresti per Marco, Andrea e Davide, i nomi più usati negli anni Settanta, ma che per Pippo proprio no. Ecco, in questo caso, hai la prima grande evidenza che la maggior parte delle password corrispondono a nomi di fantasia comodi e banali.

Poi ci sono i tuoi familiari che potresti aver usato come password in passato in un momento di regressione (mamma, babbo, nonna, zione, zietta) ma che, per quanto ne sai, non hanno la password e che, dovendola scegliere, probabilmente sceglierebbero il nome di tuo figlio, del cane o del gatto, ma non il tuo.

Poi c’è poi l’elenco di tutti quelli che hai usato per seguire una regola qualsiasi e per dare omogeneità alla scelta: ossia “il nome di un cocainomane famoso finito sul giornale” (o quelli con cui hai avuto a che fare per obblighi di lavoro contingenti) “nella prima settimana del mese”, settimana in cui devi decidere la nuova password. In questo gruppo di nomi sono finiti giocatori di calcio, personaggi del jet-set, starlette della tv, giornalisti, politici, e qualche consulente o fornitore con il quale hai dovuto avere a che fare negli anni, ma che hai scelto più per colpa del loro vizietto, che non perché contino davvero qualcosa nella tua vita.
Ovviamente rispetterai fino alla fine del mondo il segreto della password e non dirai mai a nessuno chi sono questi cocainomani, ma considerando che sono VIP che non hai mai incontrato in vita tua o persone con problemi di relazione, sei certa che nessuno di loro ti abbia mai usata come password del PC. Magari come tirassegno delle freccette si, ma come password mai…

E poi c’è il capitolo uomini: fidanzati immaginari e non. Tutti finiti sulla punta delle tue dita ogni volta che accedevi al PC la mattina.
Belli (Brad Pitt), fascinosi (George Clooney), con le ginocchia più sexy del mondo (Antonacci), con la s più ssssibilante del mondo (Jovanotti), con le spalle più muscolose (invictus), e con la voce più sexy del mondo (Accorsi), con il bacino (non il bacio, ovviamente) birichino (Timberlake), col “peso indietro” (Baricco), con la triplice nel DNA (Daniel Fontana), col Rugby nell’anima (Moscardi), con la chiacchiera nel sangue e il running nei piedi (inutile dirlo, vero che è Linus?)…
Ecco, diciamo che pur avendoli usati a rotazione abbastanza spesso, e a loro riconosci meriti artistici o di figaggine, quasi (senza il quasi) certamente non ti hanno mai usato come password. Ecco quindi che nemmeno per loro conti.

Quindi cambi livello e ti chiedi: mariti, fidanzati, ex? mariti fidanzati ed ex di altre? Potenziali mariti o fidanzati? Colleghi o amici? Amiche? Cugine? Vicine di casa? Quanti di loro hanno usato il tuo nome come password? Ti guardi intorno e osservi. Nessun indizio, ovvio.

La domande comincia a diventare un tormentone: chi può averti usato come password del suo PC? Non ne hai la più pallida idea. In fondo sarebbe come cercare di leggere nel pensiero di qualcuno e scoprire che come password usa il nome del suo insegnante di kite, la sorella, le figlie, la collega… Se non hai poteri soprannaturali è praticamente IM POS SI BI LE!
E in più, se non vuoi essere presa per una mitomane egocentrica ed egoriferita, non puoi nemmeno chiedere. Ti guarderebbero male e qualcuno sarebbe anche tanto gnegnegnè da ricordarti che “la regola è che nessuno dica qual è la sua password, per una questione di sicurezza”.

E dopo tutte queste considerazioni, senza essere giunta a nulla di concreto, decidi di rimanere con questa grande domanda senza risposta. Perché se un giorno qualcuno dovesse confessarti/informarti/spifferarti che in passato o al momento qualcuno ti sta usando come password, come minimo dovrebbe poi spiegarti il perché… E potrebbe non essere il motivo che piace a te.

Ma la vera grande domanda è: che effetto fa diventare la password di qualcuno? Non sapendo di esserlo mai stata per qualcuno, basterebbe fare la prova al contrario: prendere una persona a caso tra quelle che ti gravitano accanto, farla diventare una password e dopo un po’ dirglielo a bruciapelo per vedere l’effetto che fa. Ne sarebbero lusingate? ti chiederebbero il perché? ti chiederebbero di non usare più il loro nome? di non dirlo a nessuno? farebbero finta di nulla? cambierebbero atteggiamento nei tuoi confronti?

E l’ultima domanda su questo importantissimo tema è: ma per fare la differenza valgono anche i generatori di password? e se pagassimo qualcuno per programmare un generatore di password ad usare il nostro nome faremmo ancora la differenza?

Se una sera per caso, mentre sei a casa e ragioni sul significato e l’importanza di diventare la password per qualcuno, spegni il PC e cambi la password, usi il tuo nome e… niente, è tutto come prima, realizzerai che ci sono giornate in cui certe pippe mentali fanno la differenza. Ma neanche troppo

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