[Undici libri e un passo di donna]

Un giorno per caso ti svegli e sai che il tuo soggiorno al mare sta per finire e che presto dovrai rimettere tutte le tue cose in valigia e ricomporre il puzzle di trolley, borsoni, biciclette, zaino dei compiti del mezzo26enne (rimasto integro fino a 36 ore prima della partenza), figlio mezzo26enne con l’aggiunta di libri e scatole di scarpe, due palloni nuovi, un pc mai aperto, il tutto nella parte posteriore della tua supercar.
Qualcosa l’avrai usata, qualcosa un po’ meno, qualcosa per niente ma quando sarai a casa te ne dimenticherai e con una percentuale di probabilità vicina al 100 l’anno prossimo rimetterai tutto con lo stesso ordine in auto pensando che sia un’ottima idea e che ti servirà TUTTO. E forse aggiungerai una valigia in più solo per te (magari piccola) poichè ormai è assodato che l’universo femminile è troppo complesso per riuscire a farlo stare in una valigia.
Ma c’è qualcosa che continuerai a portare avanti e indietro fintanto che non ti convertirai definitivamente al Kobo o Kindle o qualsivoglia e-reader e sono… i libri.
Quest’anno ti sei portata dietro:
1. Stregati dalla corsa, di Marco Lo Conte. Nove ritratti di manager runner che correndo hanno accelerato nella professione e nella vita.
Ognuna di quelle storie hanno raccontato un pezzo di te, ma quelle in cui ti sei ritrovata di più sono quelle di Paolo Garimberti. Il fratello maggiore. Perchè tu sono un po’ così, sei quella che quando corre dice agli altri di non mollare, che manca poco, che ce la faranno. Anche se loro arriveranno prima di te e faranno il loro pb. Mannaggia!
Quella di Gianni Morandi. La corsa? Una roba…!!! Perchè lui quando corre arriva al traguardo e quando arriva sorride e perchè senza saperlo la sua immagine, essenza della corsa gioiosa, è finita sulla copertina di un libro non suo, un libro sul Running. Ecco. Tu sei un po’ così: ti piace correre e anche se fai fatica, e le tue gambe sembrano stecche di cemento, quando corri hai la sensazione di fare una cosa grande e bella. E sei felice. O drogata di endorfine, ma chissene frega, va bene così.
E poi quella di Lorenzo Sassoli de Bianchi. Il filosofo. Perchè molte delle cose che dice le ascolti ogni volta che ti alleni con l’audiocoach Rock Run Roll. Chissà se gli hanno chiesto i diritti.
E infine quella di Julia Jones. Il metodo JJ. Un metodo che vorresti provare su di te frequentando un vero corso per correre. Perchè è vero che correre è qualcosa di naturale, ma ci sono dei giorni che non ti basti e vorresti che qualcuno si prendesse cura della tua corsa e ti facesse crescere. Chissà, forse un giorno…
2. Dimagrire di corsa di Daniel Fontana (con il contributo di Elena Casiraghi, eat coach, che in copertina non si trova, ma nel libro interviene con delle pagine interessanti davvero).
L’hai comprato perché sei una di quelle runner che corrono per un milione di motivi, tra cui dimagrire, e perché hai un debole per i triatleti; perché sorridi ogni volta che li vedi allenarsi e pensi che siano gli sportivi più indecisi (o talentuosi) del mondo che non sapendo scegliere in quale sport gareggiare ne scelgono addirittura tre contemporaneamente. E poi perché ti piace sentire o leggere i racconti di chi si cimenta nella gara più dura e pazzesca che tu conosca, l’Ironman. E perché a furia di ascoltare e leggere aneddoti sui vari Ironman in giro per il mondo disputati dai tuoi amici, alla fine sei riuscita a scrivere addirittura un racconto, Verso il Traguardo, e a farlo pubblicare in 2 (due!) raccolte.
3. I sette passi della corsa, di Umberto Longoni.
Uno psicologo dello sport, motivatore, che hai incontrato un giorno mentre stavi seguendo un programma di dimagrimento e lui presentava uno dei suoi libri. Lui insegna ad allenare la mente per correre meglio. E non ti dice che a correre non si fa fatica, ma ti aiuta a trovare gli stimoli e la strada per superare i momenti difficili. Perché il running è un progresso dell’individuo e una piccola, personale conquista. La cosa che rileggi con maggior piacere? L’esercizio che ti insegna a non sentire la fatica partendo da un test della personalità. Hai scoperto che devi immaginare di essere una farfalla che vola leggera davanti a te. La cosa meravigliosa è che Farfalla è (quasi) l’anagramma del tuo nome.
4. La vita è un viaggio di Beppe Severgnini. 20 parole per un futuro migliore. Un libro pratico, poetico, tonificante.
Sai che non ha bisogno di presentazioni. Lui è giornalista, un osservatore della vita, del mondo in cui viviamo, degli italiani e dell’Italia.
È un raffinato utilizzatore e conoscitore dei Social Network, anche se si schernisce di non essere più giovanissimo e di non arrivare a tutto. Ma ti piace. Ti piace perché se ‘La vita è un viaggio’, lui non ti indica la meta, ma ti regala 20 parole da portarti dietro come bagaglio e da tirare fuori all’occorrenza. Tra queste: atlante, brevità, incoraggiamento, paternità, rispetto, sensualità. E altre 14 per arrivare a 20.
5. Figuracce, AA.VV. 8 scrittori raccontano una loro figuraccia. E lo fanno alla loro maniera, da scrittori. Perché ‘la vita è uno slalom tra figure di merda’, ma quando le figure di merda sono degli altri e sono raccontate bene, sei felice e vorresti che non finissero mai. Ovvio.
6. Ritrovarsi a Manhattan di Carole Radzwill
L’hai comprato una mattina dopo una corsa sul lungo mare che da Misano porta a Riccione. Avevi caldo e sei entrata in Mondadori per fare un giretto con l’aria condizionata. Ti sei lasciata attrarre dal colore della copertina e dalla fascetta. Ma non è un gran libro. E neanche la pagina dei ringraziamenti. L’unica cosa che ti porti a casa con questo libro è il riassunto di una ricerca sulla correlazione tra il buon sesso, la produzione di dopamina e il desiderio struggente di rifare sesso con la stessa persona che può durare addirittura due anni. E che poi, dopo due anni, passa (per fortuna!). Ecco. Ottimo da leggere in spiaggia.
7. Omicidi in pausa pranzo, di Viola Veloce, lo pseudonimo di un’impiegata milanese, blogger, single di ritorno, un figlio alle medie e la passione per la scrittura. Un giallo adattissimo al ritorno in ufficio, quando temendo che qualcuno possa decimare te e i tuoi colleghi preferisci che sia un serial killer piuttosto che un tagliatore di teste. Catartico!
8. La sovrana lettrice, di Alan Bennett. Gran libro su una donna, una regina, una vera Sua Maestà che scopre il piacere della lettura e che comincia a desiderare che tutti leggano. Meraviglioso. Grande la scoperta che ‘ascoltare il riassunto di un libro non è come leggere davvero quel libro’ e che gli scrittori sono persone strane e che a volte sono molto meglio i loro libri. Da leggere e rileggere!
9. Black Book of Style, di Nina Garcia. Un libro in lingua inglese, regalo della tua migliore amica che spera sempre che tu ti decida a migliorare il tuo poor inglese leggendo qualcosa che ti possa appassionare davvero, come lo stile e la moda. C’è ovviamente anche la versione in italiano!
10. Andromeda Heights di Banana Yoshimoto. Ancora una volta un libro che consigli a chi ama i manga, a chi è cresciuto a pane e cartoni animati giapponesi, a chi è abituato ai dialoghi brevi, ai monologhi dell’anima, alle pause e ai cambi di scena lenti. Da gustare lentamente per esplorare i temi della perdita e della guarigione, e di come si può trovare la felicità nelle famiglie più anticonformiste. Avendo iniziato a leggere i libri di Banana quando ne aveva scritti solo cinque e non avendo più smesso, beh, come potevi andare in ferie senza portartene dietro uno?
11. Smart photo manuale, di Valerio de Berardinis. 9.90 euro spesi (forse) bene. Per districarti nel mondo delle App fotografiche, capire quali sono le inquadrature migliori, il segreto della luce, delle esposizioni. E anche se non hai capito molto (e la foto che stai postando è schifosamente mossa) almeno avrai la consapevolezza che, a esser capaci, anche un iphone può fare delle foto grandiose. Non solo selfie, dunque!

E infine ci sei tu e i tanti chilometri percorsi in due settimane, camminando, correndo, in bicicletta. Sul lungo mare. Fino alla fine del mondo.

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[Cercasi guru della dieta disperatamente]

Se una mattina per caso ti svegli, sei in vacanza e decidi di andare a correre presto x non rimanere sotto il sole cocente con le Mizuno inchiodate all’asfalto, realizzerai che Dimagrire di Corsa è un lavoro e se cerchi di farlo mentre sei al mare è un doppio lavoro.
E, dopo aver percorso 8K  con un audio coach per Sexy Joggers che ogni 30” ti sollecita con un tip ultra motivante, guardandoti intorno realizzerai che il mondo dei runner è davvero vario e variegato. E che non c’è niente da fare, ma nulla dà più soddisfazione che indossare una maglietta tecnica ricevuta col pacco gara di una vera corsa e che i runner che le indossano si distinguono da tutti gli altri, i tapascioni (categoria di cui fai parte da oltre 5 anni) per la fierezza con cui la indossano.
In un’ora di allenamento sul lungomare Misano Riccione Misano ti hanno superato nell’ordine: 3 magliette color stradino della Deejay Ten, 7 Roma-Ostia, una Boston Marathon, 4 StraRiccione, 1 StraMilano (quella gialla da formaggio grana che c’hai anche tu), 1 Munchen-Berlin (ma quanti chilometri sono???)… e altre magliette che per la velocità del passo (il loro) non sei riuscita a decifrare, ma che visto come tarellavano dovevano venire sicuramente da qualche pacco gara per runner fighi.
E mentre ti chiederai che cosa ci fai tu, sul lungomare Misano Riccione, con le scarpe da running e il gonnellino nero da corsa, un audiocoach nelle orecchie e un programma al limite del ragionevole, tra tutti quei corridori seri e senza un filo di grasso, in un’assolata mattina d’agosto, tutto il resto del mondo starà facendo colazione e dai bar uscirà il profumo dei bomboloni alla crema e tu finirai il tuo programma e tornerai in hotel con la salivazione a 1000 per l’acquolina. E quando la sera prima di cena, mentre sarai al 12esimo km di bici e verrai superata da un runner lanciato a 3.30min/km, con addosso una maglia stra-tecnica coi colori dell’Italia che da come corre non l’ha certo comprata in un negozio di articoli sportivi ma se l’è minimo guadagnata in qualche campionato assoluto di corsa, ti chiederai: ‘Ecco, ha senso continuare?’
Ma stringerai i denti e farai finta di nulla, raggiungerai l’hotel col proposito di continuare la tua dieta e, con un po’ di aiuto, quel giorno e tutti gli altri che seguiranno a tavola riuscirai a rispettare anche la regola dei Terzi (1 terzo di Carboidrati, 1 terzo di Proteine e 1 terzo di Grassi, quelli buoni), se Daniel Fontana e Elena Casiraghi saranno con te (metaforicamente) in spiaggia, la mattina quando correrai e in sala da pranzo quando mangerai e ogni volta che ti verrà voglia di sgarrare.
In bici no, in bici ci saranno tutti i tuoi fidanzati immaginari: Antonacci, Jovanotti, Renga… È meglio!

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[La password che fa la differenza]

Se un giorno per caso ti svegli e, mentre fai colazione, scorri twitter; e se tra tutti i tweet che scorrono ne leggi uno che ti colpisce e che ti entra nel retrocervello che dice ‘La differenza la fai quando diventi la password di qualcuno’, per tutto il resto della giornata non potrai che chiederti se sei mai stata o se mai sarai la password di qualcuno. Così, giusto per sapere se anche tu hai mai fatto o farai mai la differenza.
La prima cosa che ti verrà spontaneo fare sarà passare in rassegna tutti i nomi delle persone che hai usato nella tua vita come password del PC, giusto per capire quale sia la logica o la casualità che porta a scegliere il nome di una persona appunto come password e che potrebbe portare un giorno qualcuno a scegliere te come password.

Al primo posto ci sono i Pippo 1, 2, 3, 4, x, y e z usati nei primi anni di lavoro e di cui hai la certezza di non essere mai stata la password altrimenti saresti seriamente preoccupata. Significherebbe che conosci una moltitudine di Pippo tale da doverli addirittura numerare; cosa che capiresti per Marco, Andrea e Davide, i nomi più usati negli anni Settanta, ma che per Pippo proprio no. Ecco, in questo caso, hai la prima grande evidenza che la maggior parte delle password corrispondono a nomi di fantasia comodi e banali.

Poi ci sono i tuoi familiari che potresti aver usato come password in passato in un momento di regressione (mamma, babbo, nonna, zione, zietta) ma che, per quanto ne sai, non hanno la password e che, dovendola scegliere, probabilmente sceglierebbero il nome di tuo figlio, del cane o del gatto, ma non il tuo.

Poi c’è poi l’elenco di tutti quelli che hai usato per seguire una regola qualsiasi e per dare omogeneità alla scelta: ossia “il nome di un cocainomane famoso finito sul giornale” (o quelli con cui hai avuto a che fare per obblighi di lavoro contingenti) “nella prima settimana del mese”, settimana in cui devi decidere la nuova password. In questo gruppo di nomi sono finiti giocatori di calcio, personaggi del jet-set, starlette della tv, giornalisti, politici, e qualche consulente o fornitore con il quale hai dovuto avere a che fare negli anni, ma che hai scelto più per colpa del loro vizietto, che non perché contino davvero qualcosa nella tua vita.
Ovviamente rispetterai fino alla fine del mondo il segreto della password e non dirai mai a nessuno chi sono questi cocainomani, ma considerando che sono VIP che non hai mai incontrato in vita tua o persone con problemi di relazione, sei certa che nessuno di loro ti abbia mai usata come password del PC. Magari come tirassegno delle freccette si, ma come password mai…

E poi c’è il capitolo uomini: fidanzati immaginari e non. Tutti finiti sulla punta delle tue dita ogni volta che accedevi al PC la mattina.
Belli (Brad Pitt), fascinosi (George Clooney), con le ginocchia più sexy del mondo (Antonacci), con la s più ssssibilante del mondo (Jovanotti), con le spalle più muscolose (invictus), e con la voce più sexy del mondo (Accorsi), con il bacino (non il bacio, ovviamente) birichino (Timberlake), col “peso indietro” (Baricco), con la triplice nel DNA (Daniel Fontana), col Rugby nell’anima (Moscardi), con la chiacchiera nel sangue e il running nei piedi (inutile dirlo, vero che è Linus?)…
Ecco, diciamo che pur avendoli usati a rotazione abbastanza spesso, e a loro riconosci meriti artistici o di figaggine, quasi (senza il quasi) certamente non ti hanno mai usato come password. Ecco quindi che nemmeno per loro conti.

Quindi cambi livello e ti chiedi: mariti, fidanzati, ex? mariti fidanzati ed ex di altre? Potenziali mariti o fidanzati? Colleghi o amici? Amiche? Cugine? Vicine di casa? Quanti di loro hanno usato il tuo nome come password? Ti guardi intorno e osservi. Nessun indizio, ovvio.

La domande comincia a diventare un tormentone: chi può averti usato come password del suo PC? Non ne hai la più pallida idea. In fondo sarebbe come cercare di leggere nel pensiero di qualcuno e scoprire che come password usa il nome del suo insegnante di kite, la sorella, le figlie, la collega… Se non hai poteri soprannaturali è praticamente IM POS SI BI LE!
E in più, se non vuoi essere presa per una mitomane egocentrica ed egoriferita, non puoi nemmeno chiedere. Ti guarderebbero male e qualcuno sarebbe anche tanto gnegnegnè da ricordarti che “la regola è che nessuno dica qual è la sua password, per una questione di sicurezza”.

E dopo tutte queste considerazioni, senza essere giunta a nulla di concreto, decidi di rimanere con questa grande domanda senza risposta. Perché se un giorno qualcuno dovesse confessarti/informarti/spifferarti che in passato o al momento qualcuno ti sta usando come password, come minimo dovrebbe poi spiegarti il perché… E potrebbe non essere il motivo che piace a te.

Ma la vera grande domanda è: che effetto fa diventare la password di qualcuno? Non sapendo di esserlo mai stata per qualcuno, basterebbe fare la prova al contrario: prendere una persona a caso tra quelle che ti gravitano accanto, farla diventare una password e dopo un po’ dirglielo a bruciapelo per vedere l’effetto che fa. Ne sarebbero lusingate? ti chiederebbero il perché? ti chiederebbero di non usare più il loro nome? di non dirlo a nessuno? farebbero finta di nulla? cambierebbero atteggiamento nei tuoi confronti?

E l’ultima domanda su questo importantissimo tema è: ma per fare la differenza valgono anche i generatori di password? e se pagassimo qualcuno per programmare un generatore di password ad usare il nostro nome faremmo ancora la differenza?

Se una sera per caso, mentre sei a casa e ragioni sul significato e l’importanza di diventare la password per qualcuno, spegni il PC e cambi la password, usi il tuo nome e… niente, è tutto come prima, realizzerai che ci sono giornate in cui certe pippe mentali fanno la differenza. Ma neanche troppo

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[Dimagrire di corsa]

Un giorno x caso ti svegli e dopo aver finito di leggere il libro dell’argentino Daniel Fontana, ‘Dimagrire di Corsa‘, sei talmente entusiasta e carica che decidi di farlo diventare il tuo nuovo guru sportivo e forse anche il tuo nuovo fidanzato immaginario. In fondo con un ex fidanzato 12 volte Ironman che ti ha fatto dimagrire tanto e con cui non parli più e un fidanzato immaginario runner che quando ti incontra ti chiede sempre le stesse cose (‘Anche tu corri? dove vai a correre? Sull’Adda? Hanno riaperto la strada lungo il fiume?’), la combinazione ‘fidanzato-immaginario-ironman-che non ti parla ma ti fa dimagrire’ ci sta proprio bene e potrebbe aprire nuovi orizzonti creativi. Così decidi di chiedergli l’amicizia su FB e lui nel giro di qualche ora te la dà, aggiungendoti agli oltre 4300 amici. E’ evidente che la dà a tutti (l’amicizia). Ma va bene lo stesso. Tanto non sei gelosa, anzi!
E poi forse un giorno gli dirai che anni fa (4) hai scritto un racconto ambientato durante l’Ironman di Nizza, che questo racconto è piaciuto e ha partecipato addirittura a due concorsi aggiudicandosi il titolo di “meritevole” e che forse piacerebbe anche a lui, e che se volesse glielo faresti leggere.
Chissà che prima o poi non gli capiti tra le mani, lo legga e ti scriva x dirti che gli è piaciuto!

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