Dieci cose da fare a Milano se non vuoi seguire una Guida turistica. 

Oggi ho imparato che…

Un giorno per caso ti svegli e, avendo in programma di andare nella tua città natale a fare un giro per musei insieme a due nuovi amici francesi, decidi di riesumare dalla tua libreria il libro ‘101 cose da fare a Milano almeno una volta nella vita‘. E scorrendo l’elenco delle 101 cose che hai già fatto (quasi tutto), di quelle che non puoi più fare (andare a cena a Le Chandelier di via Broggi visto che non c’è più da anni ma che sulla guida è ancora segnalato) e che farai (come salire sui grattacieli che quando è stata scritta la guida non c’erano ancora) realizzerai che avrai pure parlato francanglais (nè francese nè inglese) tutta la sera raccontando della tua città ma nessuno di quelli che erano a tavola ti rivolgerà più la parola se non gli farai fare almeno una delle 10 cose di quelle che hai raccontato e che li ha fatti tanto tanto ridere:
1. Mangiare un panzerotto da Luini stando bene attento a non ustionarti la bocca e a non sbrodolarti il vestito col pomodoro e il liquidino della mozzarella.

2. Farsi un aperitivo al Bar Magenta coi fighetti (giovani) della zona e guardare tutti con l’aria sorniona: ne hanno di sviluppini da prendere prima di diventare grandi!

3. Mangiare una pizza come si deve da Spontini. Ma solo pizza e basta, perché se vuoi un caffè come si deve devi pagare, uscire e andare in un bar.

4. Bere un frullato da Viel. Se ti capita di essere al primo appuntamento, hai fatto Bingo: porta bene.

5. Schiacciare le balle al toro in Galleria senza scivolare. O senza esagerare e farsi girare la testa e cadere. Dovrebbe portare fortuna, ma non quando sei steso a pelle di leone per terra.

6. Comprare le caldarroste agli oh bej oh bej o in Duomo, nei baracchini vicino alla Rinascente. Fanno tanto Sant’Ambrogio. O Natale. O vento…

7. Cercare una bici rubata alla fiera di Senigallia, perchè lì di bici rubate se ne trovano sempre. E qualcuno ritrova addirittura la propria.

8. Ballare sui tavoli al LoolaPaloosa. Su questo punto meglio sorvolare.

9. Farsi fare un taglio di capelli da Coppola. Puoi uscire con una testa orribile, se non è l’anno giusto, ma tant’è.

10. Fare un giro senza comprare niente da Fiorucci. O comprando una maglietta con gli angioletti. Fintanto che l’Hard Rock Café non si decide ad aprire a Milano, che altra maglietta puoi comprare?

11. Guardare il sedere della statua di Napoleone nel cortile di Brera, prima di entrare alla Braidense a cercare un libro raro. Fa molto studente cool di Brera. Così è scritto sulla guida 101 cose.

Ho dimenticato qualcosa? Si, lo so, sono 11, ma di questi tempi fa figo scrivere #diecicose. 

E comunque lo so che queste cose non entrerebbero in una guida. Al massimo in Tripadvisor. Quello si. 


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Vivere a colori al tempo dei SOCIALCOSI

Oggi ho imparato che…

Una mattina per caso ti svegli e realizzi che quest’anno puoi veramente dire di Vivere a colori, visto che sei completamente immersa nell’arancione. Che anche il tuo inconscio lo è. Che persino la fase REM del sonno lo è. E addirittura quella meno REM (che non ricordi come si chiama) lo è. Sei circondata da arancione. Davvero. Forse troppo.

Ma con tua grande sorpresa realizzerai che  non solo sei completamente immersa nell’arancione, ma che sei anche completamente immersa nel mondo Social. Che anche il tuo inconscio lo è. Che persino la fase REM del sonno lo è. E che addirittura quella meno REM del sonno (che continui a non ricordare come si chiama) lo è. Insomma, i tuoi sogni sono contaminati dai nuovi comportamenti Social. E non ci puoi fare niente.

Te ne renderai conto una notte svegliandoti all’improvviso nel bel mezzo di un sogno, proprio mentre Alessandro Baricco ti sta invitando a cena per rivelarti un segreto importantissimo che ha a che fare col suo ultimo libro “Barnum” e che potrebbe avere ripercussioni definitive sulla tua vita.

Tutti sanno quanto ti piaccia Alessandro Baricco, quanto i suoi libri ti abbiano ispirato e quante ore hai passato ascoltando i suoi monologhi/lezione sulla letteratura e sulla musica prima in TV e poi su Youtube. Sognarlo è davvero un evento straordinario, quasi come incontrarlo dal vivo.

Nel sogno è molto serio e, mentre ti parla, camminate nel cortile del Liceo Scientifico che frequentavi da ragazzina, quello che sta in una via di Milano che una volta si chiamava Via Trenno e che ora, chissà perché, si chiama via Natta. Siete diretti verso il cancello d’uscita. Lui ti dice che deve andare. Ti tiene il gomito con una mano e ti spinge in avanti come se avesse fretta. Ti parla come se la cena dovesse essere proprio quella sera e avesse bisogno di convincerti prima di salutarti. Intanto ascolti quell’accento torinese che ti aveva tanto affascinato da ragazzina quando spiegava la musica lirica  o i grandi scrittori americani in TV. Lui parla e tu pensi che quella voce è proprio la stessa che “senti” quanto leggi uno dei suoi libri: pacata, misurata, ironica. E ti piace molto.

Ad un certo punto vi fermate e noti che  davanti al cancello d’ingresso del liceo, parcheggiati a pochi metri da voi, ci sono uno yacht e un aereo  con la livrea completamente arancione.  Tu guardi Baricco e noti che non sembra sorpreso o interessato alla cosa. Mentre tu trovi che tutto quell’arancione sia strano e cerchi di capire cosa ci fanno quei due mostri arancioni lì davanti a voi, lui niente, continua a parlare, parlare…

Improvvisamente il sogno si interrompe. Buio. Sparisce tutto. Il liceo, Baricco, lo yacht, l’aereo… Nooo. Proprio ora no!

E svegliandoti, la prima cosa che dirai non sarà “Caspita, perché mi sono svegliata proprio ora? così non saprò mai quello che voleva dirmi Baricco di così importante per la mia vita”, ma “Caspita, perché mi sono svegliata proprio ora? non sono nemmeno riuscita a fare una foto all’aereo arancione da postare su FB!’

In effetti è proprio dello stesso colore della tua borsa e delle tue scarpe nuove. O di  “Barnum”, l’ultimo libro di Baricco, che hai sul comodino, sotto lo smartphone…

L’ho detto: troppo arancione. Troppo.

 

C’è un tempo per ogni cosa. E che Footloose sia! 

Oggi ho imparato che… “C’è un tempo per ogni cosa sotto il cielo: un tempo per ridere, un tempo per piangere, un tempo per soffrire e c’è un tempo per danzare…“. 

Se una sera per caso (ma no troppo) vai a Milano al Teatro Nazionale Che Banca! a vedere l’anteprima di Footloose con un’amica, realizzerai che anche per te c’è un tempo per ridere, un tempo per pensare e un tempo per piangere, ma che per fortuna il tuo tempo per danzare (o ballonzolare) non è ancora finito.

Che c’è un tempo per ridere te ne renderai conto dopo aver ceduto il tuo posto in seconda fila per finire in prima proprio sotto il palco, in un posto ancora più figo del precedente, da dove riuscirai a guardare tutto il musical da una distanza così ravvicinata che mai avresti sperato. Sorriderai benevola guardando il giovane protagonista che, contro il bigottismo dei cittadini del piccolo paese di Beaumont, vuole essere libero di godersi la sua gioventù a ritmo di Musica. Musica rock, per la precisione, e Musica Italiana per l’occasione. Sorriderai guardando i performer del musical cantare e ballare ad un ritmo e con un’energia così trascinante che non potrei fare a meno di muovere il piedino e le spalle felice come una bambina.

Che c’è un tempo per pensare te ne renderai conto alla fine dello spettacolo, quando realizzerai che per tutta la durata del musical non hai fatto altro che ripensare al film visto e rivisto a 15 anni: a Kevin Bacon (già visto in Sentieri), Lori Singer (la violoncellista di Saranno Famosi) e Sarah Jessica Parker (che sarebbe diventata Carrie di Sex and the City) che allora ti facevano ballare sulla sedia, ma che che poi non hanno mai smesso di piacerti anche se ora hanno qualche anno in più. Penserai alla tua voglia di ballare sulle musiche Anni Ottanta di un film cult che ha segnato l’adolescenza dei nati tra la fine degli anni Sessanta e i primi Anni Settanta, anche se a ballare e cantare sul parco c’è un cast la cui età media (ommioddio!) è la metà della tua! E realizzerai che in fondo il tempo passa per tutti e anche se i tuoi anni non sono più 15, chissenefrega, per una sera i 15 anni tornano, eccome!

E che Footloose sia!

Ma che c’è anche un tempo per piangere te ne renderai conto al termine della serata, dopo essere stata in macchina a chiacchierare con la tua amica senza sapere che tangenziale e autostrada sarebbero state chiuse a tratti. E scoprirai definitivamente cosa significhi ‘tempo scandalosamente infinito’. Ossia quello che ci metterai per tornare a casa da Milano nella bassa bergamasca se la tangenziale è bloccata per lavori da Viale Certosa a Cormano e sei costretta a proseguire verso Varese e poi su vari raccordini fino a Sesto, e se una volta arrivata sulla A4 anche la tua uscita dall’autostrada è bloccata per lavori e ti toccherà circumnavigare la Lombardia per ore scoprendo strade di cui ignoravi l’esistenza.

Ma, ancora una volta, che Footloose sia!


La 35326 legge di Murphy e il Ponte degli Artisti

Un giorno per caso mentre sei seduta nella sala dove si sta tenendo la proiezione in anteprima dei cartoni animati Turner che vedremo in TV sui canali Boing, Cartoonito e Boys e ovunque nel 2017, ripensando al tuo viaggio in metropolitana, realizzerai che quando pensavi di aver visto e provato tutto (o per lo meno moltissimo) non avevi ancora percorso da Porta Genova a via Tortona passando per via Savona a piedi sotto il sole cocente e la temperatura dell’asfalto vicino ai 60 gradi centigradi che i tacchi ci affondano dentro urlando ‘Pietà’. La 35.326 legge di Murphy infatti dice che se decidi di andare all’evento ‘Turner- Heroes on the Block’ in via Tortona indossando i tacchi alti, quel giorno il Ponte degli Artisti sarà chiuso, dovrai circumnavigare il mondo e arriverai all’evento grondando sudore e sangue.

(Io giuro che i tacchi bassi me li ero portati, ma erano in borsa!)

((Comunque durante il welcome cocktail ho assaggiato delle caramelle lampone e zenzero che sono diventate le mie preferite. E mi è passato tutto))

(((Il tizio fighissimo che mi sedeva accanto durante la proiezione la pensava esattamente come me, perché non ha fatto altro che guardare le mie caramelle. Poi sono finite e non mi ha più guardato)))

((((La clip del cartone animato su una famiglia di Orsi social mi ha fatto morire: mi sono subito immedesimata negli orsi che postano tutto quello che gli succede sui social ed è diventato subito il mio cartoon preferito di sempre. Altro che Winnie the Pooh!))))

(((((Ho letteralmente sbavato davanti al vestito Moschino coi personaggi dei cartoon. Per non parlare della borsettina che mi regalerò sicuramente a Natale. Ma il must have è sicuramente la t-shirt che indossava la vice-president durante il suo appassionato intervento: la voglio e già mi vedo mentre la indosso con pantalone in pelle nero e scarpe col tacco assassino.)))))

(((((Alla fine sono tornata a casa con il braccialetto di Ben10 che si abbina da dio a un paio di Sergio Rossi, che la Ferragni mi farà un baffo, tié)))))

(((((((Secondo me Vomito e Gelone apprezzerebbero))))))

[uomini in uniforme che fanno squadra]

Un giorno per caso mentre sei in metropolitana, stai andando ad un convegno e combatti per non crollare sotto il peso di una notte insonne, seduta accanto a due bimbiminkia alle prese con le prove per gli esami di Maturità, dopo averne sentito i discorsi surreali per 11 fermate (undici?!), realizzerai che Leopardi sarà pure stato uno sfigato, ma almeno lui è riuscito a mettere in versi il disagio domenicale senza usare neanche una volta le parole “Divano” ”Wifi” e ‘ca@@o-fi@a’ . 

E ti chiederai: tra 150 anni i loro bisnipoti cosa studieranno, Emiskilla?

Un giorno per caso mentre sei ad un convegno in centro e combatti per non crollare sotto il peso di una notte insonne, guardandoti intorno e notando che gli uomini sono tutto in abito blu e scarpa stringata nera comprenderai finalmente il motivo per cui il mondo del lavoro proporrà sempre modelli maschili e  le donne manager malgrado tutti i proclami e gli sforzi non riusciranno  mai a fare squadra: perché questo implicherebbe indossare tutte lo stesso vestito e le stesse scarpe contemporaneamente. E non si può. No. Proprio non si può.

[Lui non ce la fa, purtroppo]

[oggi ho imparato che]
Una sera per caso ad un aperitivo in centro incroci una persona che non vedevi da un sacco di tempo (chissà poi perché?) che ti presenta un suo caro amico.

E dopo 15 minuti di conversazione con i due tizi, e una sequela surreale di perle, realizzerai che gli universi paralleli sono niente in confronto agli sboroni moderni.

Ecco quello che nell’ordine potresti registrare e quello che dovresti morderti la lingua per non dire:

          Abito in centro centro (sulla Madonnina direttamente?)

          Vado a cercarmi un ristorante stellato dove mangiare stasera (stica, dopo tutto quello che ti sei scofanato qui al buffet?)

          La cosa divertente è far suonare l’antifurto quando qualcuno si fa un selfie davanti alla mia auto (che ridere davvero, non sto nella pelle)

          Ci sentiamo tra 10 giorni perchè vado a farmi un week end a Las Vegas (e ci metti così tanto a riprenderti dal jat lag?)

          Non vado mai al sud perchè ci sono le buche e non voglio rovinare i cerchioni andando forte (poverino! Andare piano no, vero?)

          Posso lasciarti le chiavi che vado a prendere le siga e sennò i parcheggiatori abusivi me la rigano (se le lasci a me, te la rigo io!)

 E realizzerai anche che forse gli universi paralleli certi tizi non li vogliono neanche. 

[La penna rossa più veloce del West]

[Oggi ho imparato che] 
Un giorno per caso mentre sei sulla Verde che da Gessate porta in Stazione Centrale, ti guardi in giro e vedendo una coppietta di hipster che amoreggia senza tregua (la mattina presto???), realizzerai che ci sono donne che quando finirà la moda della barba lunga scopriranno di essersi messe insieme a dei mostri. E non potranno più dire: ‘mi sono innamorata di lui per le sue calze da dalmata, i risvoltini ai pantaloni e la batba da pashtun’. No, non potranno più. E tu sai che quando arriverà quel momento e loro guarderanno quel nerd sbarbato come se fosse la prima volta, ti verrà voglia di abbracciarle e dirgli che ‘va tutto bene…va tutto bene. La moda è ciclica. Tranquilla’
Una giorno per caso mentre sei sulla verde che da Gessate porta in Stazione Centrale, mentre ti guardi in giro noti una prof di filosofia (con quella faccia può solo essere di filosofia) che corregge dei compiti in classe con la penna rossa e tanto tanto odio. E realizzerai che sei davvero tanto (tanto) felice di essere uscita dal tunnel dei compiti in classe e che oggi vorresti tanto abbracciare il ragazzetto che si è appena preso 2 (due!!!) e dirgli: ‘tranquillo, Jung non se la prenderà se tu non capisci nulla di quello su cui lui ha passato tutta la vita a ragionare. Jung è morto. E tu sei solo incappato nella Penna Rossa più veloce del West. Ma non sarà per sempre.’