5 cose che scopri con ‘Sogno di una notte di mezza età’ di Debora Villa

Oggi ho imparato che…

Se una sera per caso finisci alla seconda serata della rassegna Teatro Comico di Dalmine con le tue amiche a vedere lo spettacolo Sogno di una notte di mezza età di e con Debora Villa, realizzerai (senza ma e senza se) che:

1. Quella che in Camera Cafè interpretava una sfigata galattica, bionda con gli occhiali e bitorzoluta, nella realtà non è per niente una sfigata. Debora Villa (così si chiama) è bella e brava e lo scoprirai sin dalle prime battute del suo monologo sulle donne. E questo significa che quelle belle e brave non hanno paura di sembrare brutte e sfigate (per finta).

2. Quella che in Camera Cafè sembrava una sfigata galattica (e che in realtà non lo è per niente) è anche coautrice del monologo “Sogno di una notte di mezza età” e visto che lo spettacolo fa ridere dall’inizio alla fine grazie a dosi massicce di autoironia significa che chi l’ha scritto è anche decisamente intelligente.

3. Quella che si chiama Debora Villa e che in passato, oltre a Camera Cafè, ha fatto molte altre cose che tu colpevolmente non sai ma di cui ti informerai, è davvero molto brava. E non può che essere così, vista la sua capacità di dialogare col pubblico e di mantenere alta l’attenzione  di tutte le donne e gli uomini presenti in sala e farli ridere ininterrottamente per un’ora e quaranta.

4. Quella che in Camera Cafè non ti ricordavi mai come si chiamava ma che ora sai che si chiama Debora Villa senz’acca (Debora, no Villa) ora te lo ricorderai per molto molto tempo, perchè lo spettacolo è davvero spassoso e sei uscita dal teatro dichiarando che una donna così tu la vorresti proprio come amica per andarci a bere una birra e ridere ridere ridere….

Ma ora veniamo allo spettacolo.

5. Finalmente qualcuno ti racconterà senza girarci troppo in giro la verità su quello che  succede a una donna quando raggiunge e supera il famigerato “mezzo del cammin di nostra vita”. 

Durante lo spettacolo “Sogno di una notte di mezza età” scoprirai che per le donne esiste un punto di svolta (detto simpaticamente: punto di non ritorno) nel quale ci si ritrova catapultate senza neanche avere avuto il tempo di dire qualcosa. Perchè la donna cambia. Ma il cambiamento fisico umorale, psicologico, non è graduale come è stato fino ad ora e come giustamente dovrebbe essere. No.

“Il corpo cede, racconta Debora, la memoria vacilla, l’umore è come quello di Smigol quando gli rubano l’anello e questo quando siete in buona. Quando siete in versione negativa siete delle prepotenti che l’esorcista al vostro cospetto sembra un catechista. Il peggio è che a livello psicologico: diventate delle rocce. Non nel senso che vi sgretolate, no siete delle furie. Sapete chi siete, cosa volete, cosa non volete e tutte le piccole e grandi insicurezze che vi hanno accompagnate fino ad ora svaniscono. .. direte tutto quello che vi passa per la testa, senza freni, senza inibizioni, libere!!! “…

E allora guai a chi incontrerà una donna mentre è in coda in Posta o in macchina, in palestra a faticare come una bestia, a casa quando gli ospiti si presentano con un cane dal nome uguale a quello di un impiegato del Catasto…

E se sei una donna e hai pensato, provato, fatto e riso di tutte le cose che Debora Villa ha raccontato nel suo spettacolo one stand woman in 100 minuti di monologo e dialogo col pubblico, be’ forse è arrivato il momento anche per te di iniziare a fare terapia, magari di gruppo, magari ridendoci su.

Io lo consiglio. Lo spettacolo. E forse anche la terapia.

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10 cose imparate con Il Rompiballe

Oggi ho imparato che…

Una mattina per caso ti svegli e realizzi che non c’è scampo: si può imparare ovunque. E te ne rendi conto ripensando a te, seduta sulle poltroncine di un teatro di provincia, accanto alle tue amiche, mentre assisti ad una pièce teatrale adattata e tradotta dal francese, di cui sapevi molto poco se non le poche informazioni che hai trovato su internet.

Ecco le 10 cose che puoi imparare.

#1 – SE NON CONOSCI IL TITOLO DELLO SPETTACOLO CHE ANDRAI A VEDERE, CHIEDI.
Se la tua amica ti dice “vieni a teatro a vedere Pisu” e non ti dice il titolo dello spettacolo, non fare la splendida: chiedi. Perché se decidi di andare su internet e fare la ricerca per parole chiave, e non ti ricordi di digitare anche la data, finirai per credere tutto il giorno che andrai a vedere uno spettacolo dello stesso autore, con la stessa compagnia di attori, intitolata in un modo completamente diverso.
E potresti scoprire che stai per andare a vedere Il Rompiballe di Francis Veber  quando ormai sei nel foyer del teatro, mentre aspetti che la tua amica arrivi coi biglietti, dopo aver passato venticinque minuti (prima di uscire di casa) a leggerti le recensioni e la trama di un altro spettacolo. Ecco.

#2 – UN TITOLO FRANCESE PUO’ ESSERE PIU’ FICCANTE DI QUELLO TRADOTTO IN ITALIANO, MA TANT’È
“Il Rompiballe” diciamocelo, non è un gran titolo. Rompiballe. Chi è che usa quel termine al giorno d’oggi? Certo, “Il Rompic…” probabilmente sarebbe stato eccessivo, ma avrebbe reso l’idea. Quello originale, invece, ‘L’emmerdeur’, sarebbe stato decisamente più ficcante. Ma chi è che parla il francese al giorno d’oggi?

#3 – COME DIRE “NO SPOILER” IN BERGAMASCO
Ci sono modi e modi per non spoilerare. E ci sono modi e modi per minacciare qualcuno di non spoilerare. Alcuni stanno bene attenti a non raccontare il finale perché hanno paura di prenderle.
In genere si dice NO SPOILER, mentre il presentatore della rassegna teatrale Teatro Comico l’ha fatto in bergamasco: “Ok, ok, conto su negot”.
L’importante è il risultato.

#4 – AVERE IL DONO DELLA SINTESI E’ IMPORTANTE. SEMPRE
Soprattutto quando si presenta una pièce teatrale, il dono delle sintesi è essenziale. Ci sono situazioni in cui la sinossi dura più dello spettacolo e poi c’è qualcuno anche maldestro che finisce per dire e non dire e farti capire tutto.
Al Teatro Civico di Dalmine possiamo dire che la sinossi de Il Rompiballe da parte del presentatore è stata magistralmente essenziale: “C’è uno sveglio e uno meno.”

#5 VA BENE LA SINTESI, MA UNA SINOSSI MENO ESTREMA PUÒ AIUTARE
Una sinossi, o riassunto, ben fatta può aiutare a decidere di andare a vedere uno spettacolo. Eccone una trovata su internet dopo lo spettacolo che non svela il finale, ma che dice tutto e cattura l’attenzione:
Per un killer che deve uccidere dalla finestra di una stanza d’albergo l’uomo politico che sta per fare rivelazioni sconvolgenti, cosa ci può essere di meno opportuno che un fotografo rompiballe e con tendenze suicide nella stanza accanto? Soprattutto se le azioni maldestre del rompiballe fanno sì che le due stanze vengano visitate continuamente da mogli esasperate, amanti aggressivi, cameriere impiccione, poliziotti maldestri…

#6 – RICORDA: MAX PISU NON è RAFFAELE PISU.
Se la tua amica ti dice “vieni a teatro a vedere Pisu”, ricorda che Raffaele Pisu non è l’unico Pisu del mondo.
Perché tu potresti aspettare tutto il primo tempo l’arrivo di Raffaele Pisu in scena, chiedendoti “come mai non arriva? Forse perché è così anziano che hanno deciso di fargli fare un cameo nel secondo tempo?”. Senza accorgerti che un Pisu è in scena dal primo minuto della commedia ed è… Max Pisu!
Quindi, rilassati, e sappi che se Max Pisu è in scena, Raffaele Pisu non uscirà né nel primo né nel secondo. In effetti a 91 anni, forse non è il caso di fargli fare una tournée teatrale così lunga.

# 7 UN TEAM BEN COLLAUDATO SI NOTA SUBITO: TUTTI PARLANO UN MEDESIMO LINGUAGGIO DI SCENA, FATTO DI BATTUTE, GAG, MOLTO RUMORE E MOVIMENTO.
Il team di Marco Rampoldi, il regista de Il Rompiballe, è ben collaudato da molti spettacoli insieme e in particolare i due protagonisti Max Pisu- Claudio Batta (volti noti di Zelig), su cui si regge tutta la commedia, coinvolgono, fanno ridere, facendosi benvolere dal loro pubblico.
Pisu dà una originale prova di sé nelle vesti del maldestro ma tenero “rompiballe” a cui alla fine ci si affeziona.
La battuta unita alla mimica che mi ha fatto ridere di più nel primi 10 minuti dello spettacolo è quella del protagonista che si ritrova al matrimonio di un suo amico e parlando con la sorella della sposa, per conquistarla le dice: “Se io fossi il mio amico, avrei sposato te”. Grandioso.

#8 IN UNA COMPAGNIA COLLAUDATA, SE MANCA QUALCUNO IL SOSTITUTO E’ COMUNQUE PERFETTO.
Il presentatore di Dalmine, prima dell’inizio l’ha detto: “Tizio verrà sostituito da Caio”; ma poteva anche non farlo perché in fondo non ci sarebbe stata nessuna levata di scudi per l’assenza dell’attore. Ma comunque è bene prenderne nota, perché se ti distrai e non memorizzi i nomi dei due attori, finirai per passare tutto il primo tempo a chiederti se la sostituzione dell’attore avesse in qualche modo influito con il testo e se era per questo che Raffaele Pisu non fosse ancora entrato ancora in scena…

# 9 LA COMICITA’ SERPEGGIA OVUNQUE, ANCHE SULLE POLTRONCINE DEL TEATRO
Ci sono i comici involontari, come quelli che aspettano un attore che non entrerà mai in scena perché non è in locandina, e quelli che guardano un tizio con una pettinatura improbabile e commentano facendoti ribaltare sulla poltroncina del teatro. E’ il caso della mia amica, che al termine dello spettacolo, durante gli applausi, mentre il regista ringraziava scuotendo la sua pettinatura da paggetto, ha esordito: “La prossima volta tagliamo i capelli, vero?”

# 10 – Anche questa volta non c’è un dieci, ma siccome google preferisce i post che nel titolo citano Dieci cose, io il 10 ve lo piazzo, non si sa mai.