Distopico? Giuro che lo sapevo cosa significa! 

Oggi ho imparato che…

Una mattina per caso ti svegli e capisci che è troppo presto per fare qualsiasi cosa e decidi che puoi impiegare il tuo tempo fino al sorgere del sole dedicandoti dell’aggiornamento culturale on line. Prendi il PC, te lo piazzi sulle gambe e cominci a cliccare su quei link che ti eri messa da parte per quando avessi avuto un po’ di tempo. E dopo esserti sciroppata 5 interviste da mezz’ora l’una sul canale YouTube del Wired Next Festival, realizzi che nei prossimi post dovrai assolutamente inserire le espressioni: 

– Humus Culturale

– Mainstream

– Madonnina infilzata

– Futuro distopico 

– Musica liquida

– Rock indy

– Tessitore di ponti commerciali

– Black Internet

… perché sennò non sei nessuno.  

Ora vi lascio perché devo cercare di ricordare cosa significa la parola distopico. Perché lo sapevo, una volta, giuro.

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I colori sono una questione di buste

Oggi ho imparato che… la relatività è un concetto spiegabile semplicemente trovandosi davanti alla casella della posta. 

Ho sempre pensato che il verde e l’arancione fossero colori stupendi. Ho borse e scarpe meravigliose di questi due colori. E collane. Cinture. Foulard e pashmina. Verdi o arancioni. Stupendi, davvero. 

Se invece parliamo di buste verdi (multe) o buste arancioni (computo contributivo pensionistico), ecco in questo caso il verde e l’arancione proprio non mi piacciono. Trovo che siano colori odiosi. Davvero.

Sono certa che il 1 aprile 2039, quando andrò in pensione a 68 anni, avrò smesso di prendere multe per aver parcheggiato sulle righe gialle. Ne sono certa. E il verde e l’arancione torneranno a piacermi. Davvero.

Ecco perchè la Primavera non è uguale per tutti! 

Un giorno per caso ti svegli e guardando il calendario realizzi che è già il secondo (o il terzo, ma non hai capito perché) giorno di Primavera. Guardi il cielo, guardi tuo figlio e pensi che sei definitivamente entrata in quel periodo dell’anno in cui, al parco, le coppiette passeggiano beate mano nella mano guardandosi negli occhi. Lui in maniche corte e lei col Moncler. 

Un giorno per caso mentre sei sulla metropolitana che da Gessate porta in centro, ti siedi accanto a due donne che parlano fitto fitto e, ascoltando (sempre per caso) i loro discorsi (parlano fitto, ma a voce così alta che è impossibile non sentirle) realizzerai che, possiamo anche far finta che non sia così, ma ormai viviamo in un mondo in cui superata una certa età la Primavera è quel particolare momento dell’anno in cui la fredda stagione degli ansiolitici lascia il posto alla calda stagione degli antistaminici. 

Altro che stagione degli amori! 

10 cose che scopri al concerto di Ligabue

1. Se decidi di andare al concerto di Ligabue la sera dopo il suo 57o compleanno, sappi che quel giorno potrebbe non avere voce e finire il concerto 20 minuti prima. E che tu, per tutta la durata del concerto, fino a che non confesserà il disturbo alle corde vocali, non farai che chiederti se sia normale uno stacco “a nero” di 10 secondi tra una canzone e l’altra, a luci spente.  Forse si sta spruzzando la medicina in gola e tu non lo sai.

2. Se un cantante ama fare video durante i concerti e magari tra qualche mese uscirà un dvd con le immagini delle tappe principali del tour (Made in Italy Tour nella fattispecie, ndr.), sappi che potresti ritrovarti con una giraffa meccanica che ti si muove vorticosamente davanti alla faccia durante tutto il concerto, rompendo non poco i coglioni quando deciderai di fare una foto qualunque. La prossima volta chiamo il WWF.

3. La canzone ‘E’ venerdì, non mi rompete i coglioni’ è straordinaria e dovrebbe essere usata come sigla dell’Eurovisione tutti i santi giorni dell’anno oppure al posto dell’Inno alla Gioia. Adattandola, ovviamente: lunedì, martedì, mercoledì, giovedì… Perché lo sanno tutti che ho un buon carattere!

4. Quando le amiche si muovono in coppia, chi le incontra per la prima volta, le nomina in base alle differenze più evidenti: la bionda e la mora, l’alta e la bassa, la bella e la bestia, la ricca e la povera, la simpa e la strnz. Ecco, io giro con la bionda.

5. Se decidi di andare a vedere il concerto del tuo cantante preferito, quello che a 20 anni ti faceva battere il cuore e che ora forse è anche tuo coetaneo, ecco, magari evita di portarti dietro un cannone. Regola: il cannocchiale a un concerto rock solo se ti hanno rubato la borsa con tutti gli occhiali nel pomeriggio poco prima di arrivare al Forum.

6. Se decidi di lanciare un reggiseno fucsia sul palco dove Ligabue sta camminando toccando le mani del pubblico , sappi che per farlo vedere anche da quelli che non hanno cannocchiale, devi almeno portare la 10a. Altrimenti è inutile. Io l’ho visto per caso.

7. Un bassista chitarrista che sembra Muccino figo e maledetto, sul palco di un concerto ci sta sempre bene. Soprattutto al concerto del Liga. Meno male che c’è il mega-schermo così lo vedono anche quelle come te, cecate e sedute nell’area VIP giornalisti.

8. I tre fiati che accompagnano Ligabue in tour non sono proprio quellio che si definiscono dei fighi pazzeschi anche se… suonano bene. Ma nel “momento acustico” quando il Liga si sposterà con alcuni strumentisti sul palco che taglia in due il parterre, loro verranno lasciati sul palco al buio. Quelli fighi davanti, please!


9. Se vuoi evitare di rimanere imbottigliata nel traffico che va verso Milano al termine del concerto, non seguire il flusso delle auto che vanno verso destra, ma gira a sinistra, poi a sinistra  e a sinistra ancora. Ti ritroverai in una strada parallela a quella intasata, completamente deserta e riuscirai a raggiungere Milano in 16 minuti. A volte la strada più intuitiva non è quella più giusta.

10. Se vuoi tornare a casa sana e salva, dopo aver lasciato la tua amica sotto casa, ricordati che la tangenziale di notte potrebbe essere chiusa a tratti e tu potresti dover circumnavigare la Lombardia seguendo i cartelli “deviazione” senza aver la minima idea del percorso e della geografia. Perciò mettiti il cuore in pace: “Se tornare a casa è nel tuo destino, prima o poi ci arriverai”. Magari 1 ora e 40 minuti dopo. 

 

 

3 domande che non hanno risposta

Se una notte per caso vieni svegliata dallo squillo del telefono fisso e se, dopo aver realizzato che non è un sogno e non è nemmeno la televisione, ti precipiti in sala a rispondere ad occhi chiusi, con le braccia avanti e andando a sbattere ovunque, e in quel momento smette di suonare, scoprirai finalmente e incontrovertibilmente il vero significato della parola “casa”. Ossia quel posto in cui nessuno risponde al telefono di notte tranne te, ma poi tutti chiedono “Chi era?” E tu: “Non lo so chi era. Non lo so”.

Un giorno per caso, alla terza telefonata di operatore telefonico che cerca di farti tornare tra i clienti della propria azienda che avevi lasciato per una tariffa migliore, realizzerai che in tutta la tua vita nessuno dei tuoi ex era stato così insistente come quello del call centre di Wind. Why?

Un giorno per caso, sulla metropolitana che da Gessate porta in centro, ti si accolla una tizia che inizia a parlarti della fine del suo matrimonio e di come si è innamorata di nuovo di un uomo meraviglioso conosciuto su internet e tu, sorridendo, realizzerai che puoi anche far finta di non farti toccare da certe cose, ma ci sono pensieri che ti perseguiteranno per tutto il resto della giornata, tipo: “Ha sbagliato un congiuntivo, glielo dovevo dire?”

Come dimostrare 10 anni in meno con due semplici mosse

Oggi ho imparato che… 

Un giorno per caso ti svegli, ti lavi, ti vesti e guardandoti allo specchio decidi che è arrivato il momento di fare una di quelle cose magiche e moderne che aiutano le donne a perdere almeno 10 anni in una botta sola. 

Esci di casa, vai dal parrucchiere e, mentre hai in testa il colore per coprire i capelli bianchi (prima mossa), ti fai un selfie con il filtro dell’iPhone che spiana le rughe (seconda mossa). 
Altro che botox! 

Indice di benessere (apparente). Di nuovi amori e di mal di testa.

Oggi ho imparato che…

Una mattina per caso ti svegli con un cerchio alla testa, vai in cucina, ti versi un bicchier d’acqua e, ripensando alla serata trascorsa a chiacchierare al telefono con un tuo carissimo amico che alla soglia dei cinquant’anni si è regalato una nuova storia d’amore che lo fa camminare tre metri sopra il cielo, realizzerai che essere innamorati è fantastico e ti può far stare proprio bene, ma vuoi mettere lo stato di grazia che provi quando apri una bustina di Aulin (o di qualsiasi altro antiemicranico), lo prendi e inizia a fare effetto sul mal di testa? Ecco appunto.

Possiamo chiamare l’ISTAT e chiedere di rivedere tutti gli indicatori dell’indice di benessere? Così, per dire.