[Lui non ce la fa, purtroppo]

[oggi ho imparato che]
Una sera per caso ad un aperitivo in centro incroci una persona che non vedevi da un sacco di tempo (chissà poi perché?) che ti presenta un suo caro amico.

E dopo 15 minuti di conversazione con i due tizi, e una sequela surreale di perle, realizzerai che gli universi paralleli sono niente in confronto agli sboroni moderni.

Ecco quello che nell’ordine potresti registrare e quello che dovresti morderti la lingua per non dire:

          Abito in centro centro (sulla Madonnina direttamente?)

          Vado a cercarmi un ristorante stellato dove mangiare stasera (stica, dopo tutto quello che ti sei scofanato qui al buffet?)

          La cosa divertente è far suonare l’antifurto quando qualcuno si fa un selfie davanti alla mia auto (che ridere davvero, non sto nella pelle)

          Ci sentiamo tra 10 giorni perchè vado a farmi un week end a Las Vegas (e ci metti così tanto a riprenderti dal jat lag?)

          Non vado mai al sud perchè ci sono le buche e non voglio rovinare i cerchioni andando forte (poverino! Andare piano no, vero?)

          Posso lasciarti le chiavi che vado a prendere le siga e sennò i parcheggiatori abusivi me la rigano (se le lasci a me, te la rigo io!)

 E realizzerai anche che forse gli universi paralleli certi tizi non li vogliono neanche. 

[A vent’anni ci siamo baciati, ricordi? E 25 possibili risposte.]

[oggi ho imparato che] 

Una sera per caso, mentre sei ad un aperitivo con alcuni vecchi colleghi e allievi della piscina in chi insegnavi nuoto, ascoltando a spizzichi e bocconi i discorsi di alcuni gruppetti intorno al buffet per ricordare i vecchi tempi, ad un certo punto, assistendo ad una conversazione surreale tra due ex allievi che un tempo avevano avuto un piripin, realizzerai che ci sono situazioni che dovrebbero finire su un manuale per chi si rivede dopo 20 anni (ed è molto cambiato), e precisamente tra ‘le 10 cose che non bisognerebbe mai dire se si vuole essere considerati qualcosa di più di un minus sapiens‘…
Tipo, dire: ‘noi a vent’anni ci siamo baciati, te lo ricordi?’ perché le risposte potrebbero essere le più disparate: alcune lusinghiere, altre sorprese, altre ancora non proprio divertenti. 
Ecco le 25 reazioni più immediate:

1. Davvero? Non ricordo…
2. E perché non è continuata? 
3. Com’era andata dopo?
4. A quell’età ero irresistibile
5. Avevamo scommesso qualcosa?
6. Si, ma non baciavi bene…
7. Vabbè, sbagli di gioventù…
8. Si, ricordo che fu strano
9. Si ma eravamo impegnati
10. Si e non ti ho mai dimenticato
11. Si e c’ho messo anni per riprendermi
12. Si, eravamo ubriachi, vero? 
13. Sei fuori? Me lo ricorderei!
14. Hai bevuto? Ti confondi 
15. Che imbarazzo! 
16. No, lo escludo
17. Com’è possibile se ti vedo oggi per la prima volta… 
18. Si, poi mi hai chiesto di sposarti e mi hai vomitato sui piedi
19. Se ti avvicini ancora, ti sputo
20. Se lo dici in giro, ti rigo la macchina
21. Scusa puoi evitare di ricordarmelo?
22. Che sforzo! Ma se baciavi chiunque respirasse un minimo!
23. Può essere. Ma non ricordo.
24. Come hai detto che ti chiami?
25. Ogni volta che ci penso mi ci vogliono ore per smettere di ridere
Quindi, regola! 

 

MAI ricordare a qualcuno rivisto dopo molti molti anni: ‘noi ci siamo baciati’. 
E’ una frase stupida. Non si usa per fare conversazione e… 
C’è davvero bisogno che confermi?  

[La penna rossa più veloce del West]

[Oggi ho imparato che] 
Un giorno per caso mentre sei sulla Verde che da Gessate porta in Stazione Centrale, ti guardi in giro e vedendo una coppietta di hipster che amoreggia senza tregua (la mattina presto???), realizzerai che ci sono donne che quando finirà la moda della barba lunga scopriranno di essersi messe insieme a dei mostri. E non potranno più dire: ‘mi sono innamorata di lui per le sue calze da dalmata, i risvoltini ai pantaloni e la batba da pashtun’. No, non potranno più. E tu sai che quando arriverà quel momento e loro guarderanno quel nerd sbarbato come se fosse la prima volta, ti verrà voglia di abbracciarle e dirgli che ‘va tutto bene…va tutto bene. La moda è ciclica. Tranquilla’
Una giorno per caso mentre sei sulla verde che da Gessate porta in Stazione Centrale, mentre ti guardi in giro noti una prof di filosofia (con quella faccia può solo essere di filosofia) che corregge dei compiti in classe con la penna rossa e tanto tanto odio. E realizzerai che sei davvero tanto (tanto) felice di essere uscita dal tunnel dei compiti in classe e che oggi vorresti tanto abbracciare il ragazzetto che si è appena preso 2 (due!!!) e dirgli: ‘tranquillo, Jung non se la prenderà se tu non capisci nulla di quello su cui lui ha passato tutta la vita a ragionare. Jung è morto. E tu sei solo incappato nella Penna Rossa più veloce del West. Ma non sarà per sempre.’ 

[Decisioni improbabili]

 Un giorno per caso mentre sei in viaggio sulla A4, stai andando in ufficio, sei in anticipo e decidi di andare con calma, realizzerai che la decisione di metterti nella seconda corsia dietro un camion che trasporta ghiaia può non essere tra le migliori del mondo, quasi  come mettersi dietro una macchina guidata da un uomo col cappello in una giornata di pioggia. Solo che gli uomini col cappello non lanciano a tradimento gragnaiuole di sassetti sul parabrezza della tua Supercar ogni volta che frenano. 

Un giorno per caso mentre sei al telefono in una improbabile conference call a tre con due telefoni senza vivavoce e stai cercando di farti convincere da due persone diverse della bontà di un’idea, facendo le domande e ascoltando le risposte che vi arrivano dal telefono numero 1 e dal telefono numero 2, realizzerai che ci sono volte in cui è davvero difficile trovarsi in mezzo. E durante l’improbabile conference call a tre con due telefoni sulle orecchie,  deciderai che è il momento di mettere in pratica quel consiglio che speravi tanto non ti sarebbe mai servito nella vita, ossia:
‘Prima di attraversare guardate sempre a destra e a sinistra. Tranne se state attraversando una situazione improbabile. In quel caso sbrigatevi’.
Un giorno per caso mentre sei alla tua scrivania e hai appena declinato a malincuore un invito per andare a pranzo in mensa perché devi preparare una riunione imminente e non puoi perdere neanche un minuto, realizzerai che è incredibile come anche delle semplici gallette di riso recuperate chissà dove e una mela portata dal tuo collega diventino il cibo più buono del mondo. E deciderai che la frase ‘la felicità è nelle piccole cose’ d’ora in avanti varrà anche per tutti quei cibi che sembrano polistirolo.

[Chi ha bisogno dei sogni?]

[oggi ho imparato che] Se un giorno per caso leggendo l’introduzione del libro ‘101 cose da fare almeno una volta nella vita a Milano’  scopri  che è tipico dei milanesi innamorati di Milano lasciare che gli altri ne parlino male così da potersela vivere in santa pace, ti sentirai più sollevata ripensando a quel sogno che ti aveva fatto rimanere tanto male, in cui il tuo fidanzato immaginario ti informava con gioia che la sua compagna ufficiale ti riteneva una ‘donna insignificante e di poco conto’.   

Perché ora sai che, anche se era solo un sogno, non dovevi prendertela. Perché mentre tu rimanevi basita e ti chiedevi cosa trovava di così divertente nel riferirti che un’altra donna (la sua) ti trovava così ‘insignificante’ da non meritare nessun moto di gelosia, lui si stava comportando da perfetto milanese: lasciando che lei ti sminuisse, ti stava informando che in questo modo era libero di viverti al meglio.
E pensare che a te era solo montata la carogna sulle spalle: 
‘Insignificante? Insignificante tua sorella!’ 
E realizzerai che non c’è niente da fare, ma la competizione a volte fa perdere di vista il senso genere delle cose: ‘Sogni. Chi ha bisogno dei sogni? ‘

[Siamo tutti un po’ supereroi]

Se sera per caso, leggendo una rivista pseudoscientifica, scopri che uno studio americano ha dimostrato che se una persona prima di un appuntamento importante assume per due minuti la posa di un supereroe, si sentirà più sicura di sé, le persone la tratteranno con più rispetto e quell’appuntamento andrà molto bene, la prima cosa che ti verrà in mente sarà che devi assolutamente trovare un supereroe con una posa accettabile da assumere nei momenti peggiori: nel corridoio di un ospedale prima di una visita, su una metropolitana milanese prima di un appuntamento di lavoro, sul marciapiede davanti al ristorante prima di un incontro galante. Così, per ogni evenienza. 

Realizzerai inoltre che WonderWoman è il supereroe meno peggio tra quelli che conosci e che hai passato in rassegna ad avere una posa che non ti faccia sentire una mentecatta e che potresti imitare per due minuti per aumentare la fiducia in te stessa. 

Del resto Mafalda non può essere considerata un vero supereroe, giusto?

[Le domande inevitabili]

 Una sera per caso mentre sei davanti alla tv e non sai decidere cosa guardare, facendo zapping da un canale all’altro, ti può capitare di imbatterti nel punto ora pubblicitario con la più alta concentrazione di spot surreali e ti sorgeranno spontanee un po’ di domande:

1. Ma il creativo che ha partorito la letterina ‘Care ascelle’ della Dove, è stato pagato o finito lo stage lo hanno rispedito a scuola?
2. Lo spot ‘Facciamolo più spesso il toast con le sottilette’ non lo hanno inventato dopo aver saputo che tutti i compagni dell’asilo di mio figlio si facevano accompagnare a casa mia all’ora di cena perché come facevo io i toast ai bambini non li faceva nessuno?
E guardando sul divano a destra, la mia mano piena di caramelle, sorgerà spontanea un’altra domanda:
– Ma alla mia età si può continuare a scegliere le caramelle rosse che preferisci o bisogna far finta che le caramelle rosse che preferisci ti rimangano attaccate alla mano per caso per colpa di una fatale attrazione?

[ #haivintotutto ]

Un giorno per caso ti svegli, ti alzi, ti lavi e ti vesti, fai colazione ed esci presto perchè ti aspetta una lunga e articolata sessione di metropolitana milanese (MM1 e MM2) per raggiungere tre luoghi diversi della città senza impazzire…

E mentre sei sulla Verde che da Gessate porta in centro, vedendo un ragazzetto seduto con la cartella ai piedi e gli occhiali da sole a specchio calati sul naso e la testa ciondoloni, realizzerai che non ce n’è, ma ci sono ragazzini che credono di poter bigiare senza essere riconosciuti dagli amici dei genitori solo perchè indossano un paio di occhiali.
‘Quelle montature verde mela con le lenti a specchio non regalano l’invisibilità e voi non siete Harry Potter.’ Ma, ripensando alle volte che bigiavi tu quando eri al Liceo, la prima cosa che penserai sarà ‘Ragazzino, #haivintotutto’

Se poi prosegui e cambi linea e ti ritrovi vicino ad un tizio ‘tortellino’ in tenuta da running davanti alle porte in attesa di scendere alla fermata giusta, non potrai fare a meno di immaginartelo mentre dice ai suoi amici in Corso Buenos Aires ‘vado a farmi una sgambata, ci vediamo in Duomo tra mezz’ora’; poi prende la metro, scende a Duomo e si fionda da Luini per un panzerotto e alla fine si presenta all’appuntamento con 7 minuti di ritardo (la coda da Luini è una certezza) dicendo di aver fatto ‘il giro largo che con questa giornata la voglia di correre aumenta’. E la prima cosa che penserai sarà ‘Runner ciccio #haivintotutto

Se poi mentre stai per scendere in Porta Venezia ti giri e incroci una tizia con piumino lungo invernale, Ugg con pelo nero e una borsa in lana tricottata con degli improbabili ponpon tone-sur-tone, togliendoti il cappotto per i 30 gradi della metropolitana e pensando ai 20 gradi in superficie, realizzerai che ci sono persone che ormai non si fidano più nemmeno di loro stesse: se il meteo.it dice che piove e fa freddo, be’ si vestono proprio come se piovesse e facesse freddo. A costo di morire di caldo in metropolitana.
E guardandola con un brivido (freddo) la prima cosa che penserai sarà ‘Signora mia #haivintotutto’

Se poi, mentre stai tornando indietro , fai uno squillo al tuo migliore amico per sapere come sta e non riesci a parlare ma senti solo un rumore di ferraglia tanto che pensi sia in treno e non abbia sentito la chiamata, se lo richiami e ricevi un messaggio che dice ‘non ho il microfono’ e tu rispondi ‘Strano, perché sentivo il rumore del treno’, se dopo poco ti richiama e ti spiega cos’era successo, non potrai fare a meno di ridere fino alla fine del mondo. Soprattutto se ti confesserà che aveva lasciato inserito il microfono nella macchina, che lui era fuori dall’auto mentre questa era sotto i rulli dell’autolavaggio e, che ad ogni chiamata, la macchina rispondeva da sola e lui non poteva parlare. E immaginandoti la scena di lui che tenta di rispondere, mentre l’auto ha già attivato il microfono, non potrai fare a meno di pensare ‘Ecco, anche questa volta… #haivintotutto’

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[La NON regola dei calzini spaiati]

Una sera per caso a un aperitivo tra amiche, dopo la prima ora dedicata agli aggiornamenti sugli ultimi libri letti, passando a quelli in fase di scrittura una di loro confesserà di essere ferma da due settimane su un punto decisamente cruciale: il primo bacio. Dopo aver già scritto 27 pagine si è resa conto di non avere la minima idea di quando far baciare i suoi protagonisti perchè nonostante siano già usciti insieme due volte, sembra che non sia mai ‘il momento giusto’.
La domanda della serata diventa: ‘Dopo i quaranta, dopo quante uscite ci si bacia?’
Dopo il rito del giro di tavolo disordinato per la solita indagine veloce veloce realizzerete che NON c’è nessun problema. La regola è quasi matematica: ‘Tendenzialmente il primo bacio viene dato tra il 2° e il 3° appuntamento, un minoranza lo fa nel 1°, quasi nessuno aspetta il 4°’.
Ma ripensando alle ultime storie di tutte (quelle vere) la sola domanda è: ‘visti i tempi, riusciranno i due protagonisti quarantenni ad arrivare al quarto appuntamento?’ Naaaaaaa!

Una sera per caso a un aperitivo tra amiche, dopo la prima ora dedicata agli aggiornamenti sugli ultimi libri letti e scritti, ferme da 45 minuti sul nuovo romanzo rosa dell’amica indecisa sulla scena del primo bacio tra quarantenni, per tagliare la testa al toro chiederai se nel libro i due protagonisti si scrivono sms o sono già passati a whattsapp. E quando tutte ti guarderanno stranite con la faccia in modalità ‘so what?’, sarai costretta a svelare che per sapere se i due arriveranno mai al primo bacio oppure no, basterà conoscere cosa usano per comunicare.
Perchè ‘Whattsapp ha riscritto tutti i codici di corteggiamento e li ha incasinati . Quando i messaggi si pagavano un tanto al chilo, al secondo sms sapevi già se l’altro voleva limonare oppure no. Ora è tutto diverso e potresti non saperlo mai. E se entrambi non hanno voglia di rischiare un due di picche, non faranno mai il primo passo’ .
E la tua amica scriverà sul suo iphone: ‘togliere whattsapp ai due cretini.’
Ma una volta gli scrittori non amavano i loro personaggi come figli? Naaaaaaaa!

Una sera per caso a un aperitivo tra amiche, ferme sul nuovo romanzo rosa dell’amica scrittrice alle prese coi due protagonisti quarantenni che non ne vogliono sapere di baciarsi, realizzerete che, se la storia rispecchia un minimo la realtà e anche se sembra che siano fatti l’uno per l’altra, i due potrebbero finire per non concludere MAI niente: i calzini ci insegnano che non sempre essere fatti l’uno per l’altra significa stare insieme. C’è gente che vive benissimo girando con due calzini spaiati. Con due destri. O due sinistri. O addirittura dimenticandone uno a casa… Del resto c’è qualche regola che lo impedisce?
Naaaaaaa!

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[27, il numero magico]

Una mattina per caso mentre sei sulla A4 e ti fermi al bar dell’Autogrill per un caffè veloce, ascoltando il discorso di due uomini in viaggio per lavoro che si raccontano le vicissitudini degli ultimi week end con le proprie donne, ridendo realizzerai che per diventare ricca ti basterebbe scrivere ‘il centalogo’ (vista la complessità dell’argomento un decalogo non basterebbe) per uomini accoppiati che vogliono uscire indenni dal week end e arrivare alla settimana successiva’.
La 27a regola potrebbe meritare un capitolo da imparare a memoria:
‘Se ti ama ti lascia sbagliare, per rinfacciartelo mesi dopo’. Non è difficile!

Una mattina per caso, sulla metropolitana verde che da Gessate porta in centro, guardandoti in giro realizzerai che marzo è quel mese della Terra di Mezzo dove la mattina puoi ruzzolare dentro l’armadio 4 stagioni, fare 14 giri carpiati e 27 giravolte e uscire con quello che ti è rimasto attaccato addosso. E ne hai le prove.

Una sera per caso mentre stai tornando a casa di corsa per raggiungere le tue amiche x la consueta cena settimanale, ripensando alla lunga giornata piena di scadenze improrogabili (ovviamente scadute) e di commissioni che avresti decisamente evitato se solo avessi potuto, realizzerai che prima o poi nella vita capita a tutti sentire quella precisa sensazione alla bocca dello stomaco, come se la pazienza ti avesse passato le chiavi a tradimento dicendoti: “Puoi guidare tu? Io sono stanca e non vedo la strada. Fuori c’è una nebbia che si taglia a fette come un salame e non ho NESSUNA voglia di guidare’. E tu sei costretta a prendere il volante e guidare anche se vorresti tanto tanto avere a disposizione un autista armato di pazienza alla 27a potenza!
Ecco, quel giorno per te è arrivato.

Una sera x caso a cena con le amiche, dopo il solito giro di tavolo di aggiornamento su amori presenti-passati-e-futuri e dopo una ricognizione veloce sui ‘fili rossi’ che legano due fidanzati immaginari (ma anche no), arrivate al capitolo EX DI RITORNO realizzerai che, anche se le tue amiche non si capacitano che alcune situazioni sono al limite della regola matematica, certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi fino alla 18ª posizione nella chat di Whatsapp e poi ritornano. Basta saperli aspettare: ritornano, ritornano sempre. Ma siccome sono anche destinati a fare solo danni, l’unica soluzione è aspettare che precipitino nuovamente, sperando che arrivino alla 27a posizione e che non se ne parli più. A volte succede.

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