[Basta un sacco di cioccolato]

Una sera per caso mentre siete a un aperitivo con le amiche, guardandovi intorno noterete in un angolo una coppia molto ‘presa’, lei sulla quarantina e lui di un’età approssimativa più vicina ai venti che ai trenta, limonare senza tregua e, immaginandovi nei loro panni, realizzerete che anche se ora avete tutte l’età per il toy boy, avete come la sensazione che invece di limonarlo in un bar sui Navigli gli chiedereste se ha fatto i compiti e si è messo i calzini pesanti.

Una sera per caso ad un aperitivo tra amiche, dopo un veloce giro di tavolo per ascoltare le avventure surreali delle ultime single di ritorno, ricordando a tutte che agli aperitivi istituiti da quattro anni è TASSATIVAMENTE vietato essere tristi per più di 10 minuti, realizzerete in fondo oggi è il Blue Monday e che il sacco di cioccolatini ricevuto in regalo e messo a disposizione del gruppo è quanto mai PROVVIDENZIALE. Del resto lo dicono anche le ricerche: il cioccolato porta la felicità. Ecco.

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[Evitando incontri inevitabili]

Un giorno per caso ti svegli, ti lavi, ti vesti ed esci di corsa per andare in ufficio e, mentre sei sulla banchina della metro verde che da Gessate porta in centro, schivando persone che non hai voglia di incontrare, leggi sul giornale che sta sfogliando il tuo vicino che, secondo l’Università del Sussex, quando parli con un cane, lui ti ascolta e si sforza di capire le tue parole. E realizzerai che alla luce di questa ricerca – di cui potevano anche fare a meno – molte donne che conosci troverebbero molta più soddisfazione ad avere una relazione con un cane da caccia del Sussex che col proprio uomo.

Un giorno per caso ti svegli, ti lavi, ti vesti ed esci di corsa per andare in ufficio e, mentre sei sulla banchina della metro verde che da Gessate porta in centro, ripensando a tutte le persone che non hai voglia di incrociare, realizzerai che il mondo in fondo è più piccolo di quello che ci ostiniamo a voler credere e che sulla banchina della metropolitana Verde ci sono incontri che prima o poi nella vita saranno inevitabili ma non per questo devono impedirti di prendere la metro. L’importante è far finta di nulla ostinatamente e sperare che chi non vuoi vedere non ti veda mai o abbia il pudore di non venirti incontro fingendo che sia tutto a posto quando sa che tu vorresti solo tirargli un pugno dritto dritto sul naso.
E fino ad allora leggerai il giornale del tuo vicino fingendo un interesse che non hai e aspetterai la metro. Simpaticamente.

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[Come ti cucino la bistecca]

Se un giorno per caso ti svegli e dopo essere entrata in cucina per farti un caffè noti che in effetti la cappa comincia ad essere un po’ old style, il secondo pensiero andrà a quella collega che non brillava per acume e che in più di un’occasione aveva dimostrato di non essere un fulmine di guerra, che tanti anni fa ti aveva fatto talmente tanto ridere da farti venire mal di pancia.

Infatti, un giorno, entrando nell’ora di pranzo, nella cucina dell’agenzia in cui lavoravate, la giovin donzella si era accorta che tutte le piastre elettriche erano occupate e chiedendo come fare per cuocere la sua bistecchina, dopo la risposta della collega si era diligentemente messa la bistecchina sul piatto, aveva preso il piatto in mano e si era posizionata con le mani alzate e il piatto in mano sotto la ventola della cappa accesa alla massima potenza.
E quando dopo 3 minuti che era lì, ferma, intralciando tutte quelle che si stavano scaldando la schiscetta, qualcuno le aveva chiesto cosa stava diavolo stava facendo con quel piatto in mano sotto la cappa, lei aveva candidamente risposto:
– Sto cuocendo la bistecca! “
poi, nel silenzio attonito generale, aveva continuato
– … con la ventola.
– Cosa??
– Sei stata tu a dirmi di usare la ventola…
La collega scoppiando a ridere e facendo ridere tutta la cucina fino alla fine del mondo, le aveva detto:
– La pentola! Ho detto di usare la pentola, non la ventola!
E la domanda sorge spondanea:
‘Ma davvero una persona sana di mente, laureata, vissuta in una media città del centro Italia, alla fine degli anni Novanta, pensava davvero di poter cuocere una bistecca sotto la ventola di una cappa?’
E continuerai a ridere.

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[Bulimia da hot book]

Un giorno per caso ti svegli e realizzi che non c’è niente di meglio di una cassa o di una commessa di Feltrinelli e un po’ di pudore per convogliarti su letture un minimo interessanti e di valore e non farti vergognare come una ladra delle tue scelte.
E lo scoprirai dopo aver acquistato un Kobo Aura e aver fatto letteralmente il pieno di ebook hot che al confronto la trilogia delle 50 sfumature impallidirebbe come un’educanda. Perché all’inizio non puoi saperlo, ma appena scegli un titolo, Kobo comincia a proportene 10 o 15 dello stesso genere e siccome hai già dato la tua carta di credito, metterne nel carrello uno, due, tre, cinque, dieci dello stesso genere è un attimo.
Ma soprattutto te ne accorgerai il giorno in cui scoprirai che due degli ebook hot acquistati non si leggono e che devi parlare col customer care di Kobo per risolvere la situazione.
La telefonata infatti potrebbe diventare a dir poco imbarazzante se a chiamarti (si, perché Kobo lavora in outbound) è un gentile operatore con la voce maschile più sexy che neanche Ligabue e se lo stesso comincia a scorrere tutti i titoli chiedendoti quale non si apre e non essendo sola nella stanza e preferiresti fare un buco nel pavimento e uscire in Cina piuttosto che leggere i due titoli incriminati ad alta voce.
E allora lui, che capirà l’antifona (chissà quante donne ha dovuto richiamare perché non riuscivano a leggere ebook tipo Nemici di Letto, Sesso tantrico, Massaggi erotici, 50 sfumature di grigio, Posseduta, etc), comincerà a leggere l’elenco, titolo dopo titolo, dicendo: ‘È questo? È forse quest’altro? Mi ferma lei quando lo individuo?’.
E mentre lo ascolterai ti vergognerai e ti chiederai che cosa si starà immaginando che sei l’operatore dalla voce sexy: una casalinga disperata, una repressa, una erotomane? Mentre la verità è che leggi centinaia di libri l’anno seri e meno seri, ma avevi voglia di leggerne qualcuno un po’ hot, giusto per ridere un po’… e ti sei lasciata prendere la mano da Kobo. Ma lui non lo sa e la tua figura sarà proprio brutta e te la ricorderai per un pezzo.
Così, dopo aver messo giù il telefono, prenderai il Kobo e comincerai a scaricare bulimicamente titoli di classici pallosissimi, giusto per bilanciare la lista hot con autori più impegnati, tipo Kant (che non hai mai letto) e Schopenauer e Ghoete e Kafka facendone scappare anche uno in lingua originale…
Non si sa mai che un giorno ti tocchi farti chiamare dallo stesso operatore…

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[Trasù de ciuc al melograno]

Se un giorno per caso ti svegli con un principio di mal di testa accompagnato da quel senso di nausea tipico di quello che sai nel giro di un paio d’ore si trasformerà nel peggiore dei mal di testa e che dovrai stare a letto qualche ora in silenzio e al buio, mettiti il cuore in pace e non uscire neanche di casa. Ma soprattutto, se decidi stoicamente di andare in ufficio, mai (dico MAI) mangiare il melograno nella speranza di farti passare la nausea. Perché a metà mattina, quando il dolore avrà raggiunto il livello ‘meglio uno spigolo in fronte’ e ti dovrai rimettere in macchina per tornare a casa, quando sarai costretta ad accostare per vomitare, ti accorgerai che quello che esce dalla tua bocca sarà in tutto e per tutto uguale al trasù de ciuc… E poi avrai voglia a spiegare al poliziotto che accosterà per cercare di capire cosa stai combinando, che non sei ubriaca e che quello per terra non è barbera schiumoso, ma melograno predigerito. Fidati, sarà difficile, anche se sul sedile del passeggero c’è ancora il tupperware col melograno a metà.
Ma soprattutto se dovesse dirti ‘lo sa signo’ che nel suo stato può farsi fare un certificato per non allacciare la cintura? Anche mia moglie quando era incinta non riusciva a metterla che le veniva la nausea’, è meglio sorridere e non rispondere ‘Non sono incinta: sono solo grassa’. Per il nervoso potresti rischiare di vomitargli sui piedi e sarebbe mooolto imbarazzante. Troppo.
Ma per fortuna non è successo nulla di tutto questo. Non ancora. Era solo un avvertimento: niente melograno quando hai mal di testa. Da segnare.

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[Il 2014 si chiude così]

[Il 2014 si chiude] in saldo positivo: non ho invitato a pranzo nessuno che mentre parcheggiavo davanti al ristorante si è degnato di mandarmi un sms x avvisare che avrei pranzato da sola. Il mio Karma per quest’anno è salvo.

[il 2014 si chiude] con una rivelazione: le oche di Central Park quando nevica non vanno da nessuna parte. Come quelle della Trucca, che sono ancora tutte al loro posto. E zampettano sull’acqua ghiacciata, insieme ai cigni. Qualcuno glielo dica al Giovane Holden. Può dormire tranquillo.

[il 2014 si chiude] con una seconda riflessione: 4 fidanzati immaginari in effetti sono troppi, ma non saprei a quale rinunciare e me li tengo tutti.
– #lorenzojovanotti perchè uno che balla come lui merita a prescindere;
– #linus perchè mi fa venire voglia di tornare a fare l’istruttrice di nuoto;
– #francescorenga perchè quando tiene in mano l’asta del microfono è tremendamente bresciano;
– #biagioantonacci perchè è la dimostrazione che gli uomini invecchiando possono diventare strepitosi.

[il 2014 si chiude] con un augurio: ‘Persone giuste al momento sbagliato. Persone sbagliate al momento giusto’. L’augurio per il 2015 è quello che, se sincronizziamo gli orologi, forse possiamo farcela.

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[cose pelose da #hipster]

Un giorno x caso ti svegli e surfando tra siti, blog e social alla ricerca del regalo perfetto vieni colpita da due immagini abbastanza insolite: un hipster con la barba talmente lunga da riuscire a farsi un bel papillon sotto il mento coi propri peli e una citybag di Zara decisamente troppo troppo pelosa.
E realizzerai che non c’è niente da fare, ma quelle che fanno la guerra ai peli tu le stimi molto. Davvero!

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[Caro Babbino… so’ a mò me]

Sono di nuovo io, ed è l’8 dicembre.
Ti volevo dire che se vuoi farmi un altro regalo, fammi ricordare di tenere sempre in borsa il libro sulle coincidenze sincroniche da leggere e rileggere all’occorrenza e dei sali da annusare quando mi cedono le gambe.
Infatti negli ultimi 15 giorni sono successe un po’ di cose strane (o coincidenze sincroniche che dir si voglia) che mi hanno fatto tremare più di una volta per la sequenza ravvicinata con cui sono avvenute. E, se devo dirla tutta, siccome sono sensibile al tema, non so se riuscirei a reggere altri eventi “sincronici”.
Non ci credi?
Caro Babbo Natale, vorrei vedere te se un giorno dovessi per caso incrociare per strada a un semaforo il tuo consulente finanziario, a poche ore da uno scambio di email piccate dove tu avevi assolutamente ragione e lui no, dopo che ne avevi pensato peste e corna e dopo che ti eri detta ‘col cavolo che gli firmo un nuovo mandato’. Perché, dopo un silenzio durato mesi interrotto dalla mia insofferenza per il suo colpevole silenzio, trovarmelo accanto ad un semaforo, sulla sua due ruote, che mi guardava (sorpreso quanto me) senza proferir verbo attraverso il vetro e dietro i suoi occhiali, sembrava proprio un segno. Quello che non ho capito é se questa coincidenza era un segno per lui o per me. Come la dovevo prendere?
Ma non è finita qui, perché a distanza di pochi giorni andando a cena in un ristorante con la mia migliore amica, dopo aver cambiato data all’ultimo momento anticipandola di un giorno, ho trovato dall’altra parte della sala un ex fidanzato storico col quale avevo rotto ogni rapporto dopo una sua scenata in mezzo alla strada che ricordo ancora come se fosse ieri. Nonostante io sia indubbiamente cambiata (invecchiata?) da allora, il tizio mi ha riconosciuto e si è messo bello bello di fronte a me, e ha continuato a fissarmi tutta la sera mentre io cercavo di capire se era davvero lui, suo fratello, un mio vicino di casa o un sosia. E quando ormai non avevo più dubbi, ha sorriso e ha continuato a parlare con la tizia con cui era. Come se niente fosse, per fortuna.
Ma dimmi Babbo Natale, tutto questo non avrebbe un che di inquietante anche per te? Prima il consulente finanziario e poi l’ex fidanzato? Gente che non vedevo da anni e che incontro in un momento e in un luogo in cui non avrei dovuto essere?
Ma non è finita! Infatti, proprio in questi stessi giorni, mi sono ritrovata a postare la foto di un libro sul mio blog e dopo poche ore ho assistito alla pubblicazione di alcuni post e twit del mio ‘fidanzato immaginario’ decisamente ispirati (ai miei).
‘Mi legge! Mi legge!’ ho urlato ai quattro venti. Purtroppo dopo una mia iniziale euforia, ho dovuto mio malgrado fare marcia indietro e rimanere col dubbio che in fondo il botta e risposta a distanza potrebbe davvero essere solo una serie di coincidenze come scrive lui (ma anche no) e che io mi sto solo facendo un fantastico e incredibile film.
Tuttavia, caro Babbo Natale, se metto in fila tutte queste coincidenze sincroniche (vere o presunte), comincio a chiedermi se sono in un universo parallelo o… se c’è un disegno per tutto questo e mi devo preoccupare.
No, perché, non succede nulla per anni e poi… sbam…. tutto in una volta!

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[Caro Babbo Natale]

Se un giorno per caso ti svegli e scopri che sei inesorabilmente vicino al Natale, puoi decidere di scrivere una letterina carina carina al tuo caro Babbo Natale che fa pressapoco così…

Caro Babbo Natale
quest’anno sono stata brava fin oltre le aspettative e credo di meritarmi dei regali diversi dal solito. E siccome ho già fatto la lista delle cose che mi comprerò con la Tredicesima, a te chiederei tutte quelle cose che non si possono comprare ma per cui servirebbe più di un miracolo, tipo:
– scoprire il nome del profumo preferito dal mio fidanzato immaginario. Così, dopo averlo visto e sentito in Tv in tutte le salse e averlo sognato in tutti i mari e in tutti i laghi, potrò finalmente sapere di cosa profuma quando esce di casa la mattina prima di andare al lavoro. Ma tranquillo Babbo, non ho nessuna intenzione di regalargliene una boccetta: la mia è pura e semplice curiosità. Del resto quelle 6 o 7 volte che l’ho incontrato ero così concentrata che non ho fatto caso al suo odore. E questa curiosità non mi fa dormire (tanto).
– spiegare a tutti quelli che pensano che io sia una tipa che in vacanza frequenti solo SPA o Terme, che non c’è nulla di più lontano da me, ma che mi piacciono da morire i viaggi nelle città d’arte e le foto fatte col cellulare e che mi piacerebbe imparare il segreto per fare delle foto fighe con iphone affiancando x qualche ora un vero mago del clic. Ecco, mi piacerebbe proprio fare un corso per ‘fotografare col cellulare e fare foto belle belle’ e per questo dovrebbero prima o poi decidersi a tenere questo corso in qualche parte del (mio) mondo
– trovare qualcuno (un uomo) che abbia voglia di scrivere un libro a 4 mani con me. Ho già in mente la storia ma mi mancano i dialoghi. O meglio, alcuni dialoghi. Ah, mi manca il finale. Ma ci sto già ragionando. L’importante è che quest’uomo scriva bene e mi dia sempre ragione.
– essere invitata ad un evento sportivo e finire a cena nel tavolo dei miei 2 o 3 campioni preferiti e scoprire che uno di loro (a caso) avrebbe voglia di una sfida nuova, tipo allenare una runner lenta senza speranza come me tanto da propormi di diventare il mio personal trainer per qualche mese, fino alla maratona di New York di novembre 2015.
– andare al concerto dei miei cantanti preferiti e ricevere l’invito e un paio di pass da un misterioso benefattore per andare dietro le quinte a incontrarli dopo il concerto. Non chiederei di sapere chi mi ha fatto avere l’invito, ma l’importante è che io possa stringere la mano a Biagio, Francesco, Lorenzo e Tiziano come una vera ospite gradita. In fondo sono solo tre o quattro: non mi sembra chiedere tanto.
Comunque, caro Babbo Natale, non ho finito. Avrei molte altre cose da chiederti, ma per stasera mi fermo qui. Del resto siamo solo al 4 dicembre…