[Partenze intelligenti]

Un giorno per caso ti svegli e ti guardi intorno e realizzi che hai pochi minuti per scendere nella sala della colazione, bere il solito ginseng in tazza piccola, con 3 frollini, uno yogurt, due fettine di torta al cioccolato, tornare in camera di corsa, BUTTARE tutta la tua roba in valigia e caricare la macchina.
Avresti potuto fare la valigia la sera prima invece che andare al Batucada a bere il miglior mojito della Riviera e a guardare i barman ballare mentre preparano i loro fantastici cocktail brasiliani; fare come fanno tutte le brave madri di famiglia previdenti ‘perchè non si sa mai, potrebbe succedere qualcosa che ti impedisce di fare la valigia e tu devi lasciare lo stesso la stanza entro le 10 e ti ritrovi con tutta la tua roba ammassata in un angolo del corridoio dell’hotel a infilarla nei sacchi neri per fare prima (incubo delle ultime due notti che dovrai indagare con la tua analista un giorno)’. Cosa che ovviamente non succede.
E, dopo aver sistemato tutto l’ambarandan nel bagagliaio, ti farai paf paf sulla spalla per tutti gli anni passati a giocare a Tetris senza sapere se un giorno ti sarebbe servito oppure no. Ecco, ora lo sai: senza Tetris non saresti mai riuscita a far stare 2 biciclette, una bilancia pesapersone, 2 racchettoni da spiaggia, 3 valigie di dimensioni diverse, una borsa da palestra, un secchiello da sabbia con un vaso piccolo di ciclamino, un pc, un televisore da auto, una borsa di vestiti nuovi, due scatole di scarpe, un sacchetto di oggetti vinti in salagiochi con i punti di innumerevoli jackpot, due palloni e una coperta in macchina. Il tutto in meno di un’ora, giusto in tempo per andare a pagare l’ombrellone in spiaggia, salutare tutti in hotel e partire.
Con la speranza (del figlio) di fare il minimo sindacale di coda e riuscire a trovare un Autogrill in cui fermarsi a pranzare con un Camogli ”. Ecco.

E così la vacanza al mare finirà
con la consapevolezza che:
1. La valigia va fatta all’ultimo. Si buttano tutte le cose dentro le valigie e non ci si fanno troppe pippe. La vacanza va goduta fino all’ultimo.
2. Un viaggio di ritorno a casa non è un vero viaggio senza il pranzo (o la cena) in Autogrill; un pranzo (o cena) in Autogrill non è un vero pranzo (o cena) senza un Camogli; un viaggio di ritorno a casa non è un vero viaggio senza un CAMOGLI. Perchè non c’è partenza intelligente che conti: l’importante è che tuo figlio riesca a mangiare il CAMOGLI.
3. Inutile arrabbiarsi. Non sai ancora come, ma un giorno anche tuo figlio riuscirà ad utilizzare le sue competenze acquisite con ore e ore trascorse a giocare con tutti i videogiochi del mondo. Foss’anche riuscire a costruire un muro di protezione di un castello medievale, con fossato e ponte levatoio, mentre è in vacanza in campagna con tutta la famiglia.
Del resto, Tetris docet!

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[Undici libri e un passo di donna]

Un giorno per caso ti svegli e sai che il tuo soggiorno al mare sta per finire e che presto dovrai rimettere tutte le tue cose in valigia e ricomporre il puzzle di trolley, borsoni, biciclette, zaino dei compiti del mezzo26enne (rimasto integro fino a 36 ore prima della partenza), figlio mezzo26enne con l’aggiunta di libri e scatole di scarpe, due palloni nuovi, un pc mai aperto, il tutto nella parte posteriore della tua supercar.
Qualcosa l’avrai usata, qualcosa un po’ meno, qualcosa per niente ma quando sarai a casa te ne dimenticherai e con una percentuale di probabilità vicina al 100 l’anno prossimo rimetterai tutto con lo stesso ordine in auto pensando che sia un’ottima idea e che ti servirà TUTTO. E forse aggiungerai una valigia in più solo per te (magari piccola) poichè ormai è assodato che l’universo femminile è troppo complesso per riuscire a farlo stare in una valigia.
Ma c’è qualcosa che continuerai a portare avanti e indietro fintanto che non ti convertirai definitivamente al Kobo o Kindle o qualsivoglia e-reader e sono… i libri.
Quest’anno ti sei portata dietro:
1. Stregati dalla corsa, di Marco Lo Conte. Nove ritratti di manager runner che correndo hanno accelerato nella professione e nella vita.
Ognuna di quelle storie hanno raccontato un pezzo di te, ma quelle in cui ti sei ritrovata di più sono quelle di Paolo Garimberti. Il fratello maggiore. Perchè tu sono un po’ così, sei quella che quando corre dice agli altri di non mollare, che manca poco, che ce la faranno. Anche se loro arriveranno prima di te e faranno il loro pb. Mannaggia!
Quella di Gianni Morandi. La corsa? Una roba…!!! Perchè lui quando corre arriva al traguardo e quando arriva sorride e perchè senza saperlo la sua immagine, essenza della corsa gioiosa, è finita sulla copertina di un libro non suo, un libro sul Running. Ecco. Tu sei un po’ così: ti piace correre e anche se fai fatica, e le tue gambe sembrano stecche di cemento, quando corri hai la sensazione di fare una cosa grande e bella. E sei felice. O drogata di endorfine, ma chissene frega, va bene così.
E poi quella di Lorenzo Sassoli de Bianchi. Il filosofo. Perchè molte delle cose che dice le ascolti ogni volta che ti alleni con l’audiocoach Rock Run Roll. Chissà se gli hanno chiesto i diritti.
E infine quella di Julia Jones. Il metodo JJ. Un metodo che vorresti provare su di te frequentando un vero corso per correre. Perchè è vero che correre è qualcosa di naturale, ma ci sono dei giorni che non ti basti e vorresti che qualcuno si prendesse cura della tua corsa e ti facesse crescere. Chissà, forse un giorno…
2. Dimagrire di corsa di Daniel Fontana (con il contributo di Elena Casiraghi, eat coach, che in copertina non si trova, ma nel libro interviene con delle pagine interessanti davvero).
L’hai comprato perché sei una di quelle runner che corrono per un milione di motivi, tra cui dimagrire, e perché hai un debole per i triatleti; perché sorridi ogni volta che li vedi allenarsi e pensi che siano gli sportivi più indecisi (o talentuosi) del mondo che non sapendo scegliere in quale sport gareggiare ne scelgono addirittura tre contemporaneamente. E poi perché ti piace sentire o leggere i racconti di chi si cimenta nella gara più dura e pazzesca che tu conosca, l’Ironman. E perché a furia di ascoltare e leggere aneddoti sui vari Ironman in giro per il mondo disputati dai tuoi amici, alla fine sei riuscita a scrivere addirittura un racconto, Verso il Traguardo, e a farlo pubblicare in 2 (due!) raccolte.
3. I sette passi della corsa, di Umberto Longoni.
Uno psicologo dello sport, motivatore, che hai incontrato un giorno mentre stavi seguendo un programma di dimagrimento e lui presentava uno dei suoi libri. Lui insegna ad allenare la mente per correre meglio. E non ti dice che a correre non si fa fatica, ma ti aiuta a trovare gli stimoli e la strada per superare i momenti difficili. Perché il running è un progresso dell’individuo e una piccola, personale conquista. La cosa che rileggi con maggior piacere? L’esercizio che ti insegna a non sentire la fatica partendo da un test della personalità. Hai scoperto che devi immaginare di essere una farfalla che vola leggera davanti a te. La cosa meravigliosa è che Farfalla è (quasi) l’anagramma del tuo nome.
4. La vita è un viaggio di Beppe Severgnini. 20 parole per un futuro migliore. Un libro pratico, poetico, tonificante.
Sai che non ha bisogno di presentazioni. Lui è giornalista, un osservatore della vita, del mondo in cui viviamo, degli italiani e dell’Italia.
È un raffinato utilizzatore e conoscitore dei Social Network, anche se si schernisce di non essere più giovanissimo e di non arrivare a tutto. Ma ti piace. Ti piace perché se ‘La vita è un viaggio’, lui non ti indica la meta, ma ti regala 20 parole da portarti dietro come bagaglio e da tirare fuori all’occorrenza. Tra queste: atlante, brevità, incoraggiamento, paternità, rispetto, sensualità. E altre 14 per arrivare a 20.
5. Figuracce, AA.VV. 8 scrittori raccontano una loro figuraccia. E lo fanno alla loro maniera, da scrittori. Perché ‘la vita è uno slalom tra figure di merda’, ma quando le figure di merda sono degli altri e sono raccontate bene, sei felice e vorresti che non finissero mai. Ovvio.
6. Ritrovarsi a Manhattan di Carole Radzwill
L’hai comprato una mattina dopo una corsa sul lungo mare che da Misano porta a Riccione. Avevi caldo e sei entrata in Mondadori per fare un giretto con l’aria condizionata. Ti sei lasciata attrarre dal colore della copertina e dalla fascetta. Ma non è un gran libro. E neanche la pagina dei ringraziamenti. L’unica cosa che ti porti a casa con questo libro è il riassunto di una ricerca sulla correlazione tra il buon sesso, la produzione di dopamina e il desiderio struggente di rifare sesso con la stessa persona che può durare addirittura due anni. E che poi, dopo due anni, passa (per fortuna!). Ecco. Ottimo da leggere in spiaggia.
7. Omicidi in pausa pranzo, di Viola Veloce, lo pseudonimo di un’impiegata milanese, blogger, single di ritorno, un figlio alle medie e la passione per la scrittura. Un giallo adattissimo al ritorno in ufficio, quando temendo che qualcuno possa decimare te e i tuoi colleghi preferisci che sia un serial killer piuttosto che un tagliatore di teste. Catartico!
8. La sovrana lettrice, di Alan Bennett. Gran libro su una donna, una regina, una vera Sua Maestà che scopre il piacere della lettura e che comincia a desiderare che tutti leggano. Meraviglioso. Grande la scoperta che ‘ascoltare il riassunto di un libro non è come leggere davvero quel libro’ e che gli scrittori sono persone strane e che a volte sono molto meglio i loro libri. Da leggere e rileggere!
9. Black Book of Style, di Nina Garcia. Un libro in lingua inglese, regalo della tua migliore amica che spera sempre che tu ti decida a migliorare il tuo poor inglese leggendo qualcosa che ti possa appassionare davvero, come lo stile e la moda. C’è ovviamente anche la versione in italiano!
10. Andromeda Heights di Banana Yoshimoto. Ancora una volta un libro che consigli a chi ama i manga, a chi è cresciuto a pane e cartoni animati giapponesi, a chi è abituato ai dialoghi brevi, ai monologhi dell’anima, alle pause e ai cambi di scena lenti. Da gustare lentamente per esplorare i temi della perdita e della guarigione, e di come si può trovare la felicità nelle famiglie più anticonformiste. Avendo iniziato a leggere i libri di Banana quando ne aveva scritti solo cinque e non avendo più smesso, beh, come potevi andare in ferie senza portartene dietro uno?
11. Smart photo manuale, di Valerio de Berardinis. 9.90 euro spesi (forse) bene. Per districarti nel mondo delle App fotografiche, capire quali sono le inquadrature migliori, il segreto della luce, delle esposizioni. E anche se non hai capito molto (e la foto che stai postando è schifosamente mossa) almeno avrai la consapevolezza che, a esser capaci, anche un iphone può fare delle foto grandiose. Non solo selfie, dunque!

E infine ci sei tu e i tanti chilometri percorsi in due settimane, camminando, correndo, in bicicletta. Sul lungo mare. Fino alla fine del mondo.

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[Le quattroruote che non ti aspetti]

Una sera per caso, prima di cena, in hotel senti un gruppo di uomini parlare delle loro nuovissime quattroruote. Sono un bel gruppetto, tutti abbastanza giovani e, a quanto pare, appassionati di auto. La cosa non ti stupisce, in fondo siamo nella patria dei motori, a due passi dal circuito di Misano, dove a settembre si sfideranno in pista i beniamini del Moto GP.
Sono in piedi, in cerchio, qualcuno ha in braccio il figlio di pochi mesi, e si aggiornano con foga sugli ‘ultimi modelli’: in carbonio, bicolori, maneggevoli, leggerissimi, ci puoi andare ovunque!
È difficile capire di quale modello di quattroruote stiano discutendo, ma pare che se la intendano benissimo. Che stiano parlando di qualche nuovo SUV? In effetti hanno tutti famiglie numerose e i SUV, per quanto costosi, sono diventati le auto per le famiglie numerose…

Ma le ruote…
– Già, sono un problema… Non tutte vanno bene a quanto pare. Meglio quelle grosse, anche se costano un po’ e sono scomode.

Un paio di loro, i più sportivi, si lamentano che non vanno come dovrebbero, soprattutto in spiaggia e sullo sterrato. La sera le devono bagnare altrimenti il giorno dopo scricchiolano e fanno un rumore fastidioso ‘che sveglia il bambino’.
In effetti queste grosse auto non sembrano tagliate per una vita così avventurosa come le dune di sabbia di Misano Adriatico (!) e gli sterrati di Val Conca (!!), ma il rumorino fastidioso, no, proprio non te lo aspetteresti; e con quello che costano, poi!
Il costo era un punto a sfavore quando dovevamo decidere, ma mia moglie è stata irremovibile. L’aveva provato con una sua amica e ha voluto assolutamente quello. Freno, ammortizzatori, stabilità: diceva che erano insuperabili e io mi sono fidato. Aveva ragione. Pensa che abbiamo dovuto prenotarlo con 2 mesi di anticipo. È arrivato appena in tempo!
Qualcuno si lamenta che col terzo figlio per cambiarlo ci ha lasciato giù un rene!
Ma ora siamo contenti. Peccato che non ci fosse anche con gli altri due.
Sei sorpresa di questi outing e soprattutto di questa nuova influenza femminile nella scelta del SUV. Di solito la donna si limita a una supervisione economica, con qualche commento sulla linea o sul colore, ma sentire uomini che prendono indicazioni così tecniche dalla moglie ti stupisce positivamente.
– Dovrebbero mettergli dei sistemi di allarme con quello che costano. L’anno scorso me l’hanno praticamente rubato sotto il naso.
Ma come, i SUV non hanno gli antifurti??
Uno del gruppo si lamenta infatti che l’anno prima l’aveva parcheggiato fuori dal ristorante sulla spiaggia e che quando era tornato non l’aveva più trovato. E il casino non era solo stato il costo, ma anche che c’erano dentro tutti i ciucci del figlio, quelli che usava per dormire e il piccolo non aveva smesso di piangere un attimo, finchè non erano tornati a casa a recuperare il ciuccio di scorta. Un vero dramma!
Ecco che cominciano a venir fuori le cose negative:
– Saranno anche spaziali, ma i freni… in discesa bisogna stare attenti.

Davvero??? A quanto pare si. Uno del gruppo inizia a raccontare di un’esperienza terribile con i freni mentre l’aveva lasciato in discesa. Il figlio non si sa come era riuscito a togliere il freno di stazionamento e il bolide aveva cominciato a muoversi e l’avevano ripreso in tempo altrimenti chissà cosa sarebbe potuto succedere.
E dal problema delle ruote che cigolano se non le lavi la sera, al costo proibitivo, al pericolo di un furto sempre in agguato, al freno non a prova di bambino, ti verrebbe da chiedergli perchè diavolo continuano a comprare quegli aggeggi?!
Ma ecco che subito compare una delle mogli chiedendo:
Pensavo di andare a fare un giro. Dove lo hai parcheggiato?
E lui:
Nel corridoio vicino alla sala colazione?
Sala colazione???
Non l’ho visto
Ma si, dai! È vicino a tutti gli altri.
Un SUV parcheggiato vicino alla sala colazione?? Insieme a tutti gli altri? A Misano? All’Hotel Savoia???
Giri l’angolo incuriosita e capisci tutto: 23 passeggini spaziali di tutte le dimensioni e colori stazionano nel corridoio che porta alla sala delle colazioni. Altro che SUV!
Ci sono momenti della vita in cui quattroruote hanno diversi significati. Anche quelli che non ti aspetti.

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[Una giornata così, scialla scialla]

Una mattina x caso ti svegli (per modo di dire) con un diavolo per capello dopo l’ennesima notte passata semi-insonne. Ormai le hai provate tutte, ma il tuo orologio biologico è tarato x farti dormire tra le 2.00 e le 5.40 ogni 12 ore, che significa una notte praticamente sveglia e una pennica post prandiale molto anni settanta (nel senso che solo a settanta anni sarebbe accettabile).
Le endorfine che hai messo in circolo con 2 e anche 3 sedute di sport nei primi giorni di vacanza erano sì benefiche, ma hanno acuito la tua proverbiale insonnia e di conseguenza anche il tuo buon senso dell’ironia ha potuto poco contro i rumori provenienti dalla strada e dai ragazzini usciti dalla discoteca.
Così dopo i primi dubbi sull’opportunità o meno di concederti una giornata di sport un po’ meno aggressiva del solito (ovviamente secondo i tuoi standard di runner lenta), decidi di abbandonarti ad una giornata di puro relax o -come dicono i bimbiminkia spiaggiati nelle vicinanze del tuo ombrellone- a una giornata di sciallo puro.
Così decidi di sostituire i soliti chilometri di corsa con 9K di camminata tranquilla, sul lungo mare, con un libro nuovo in mano pronto da leggere e al massimo una mezz’oretta di pucciatina in acqua di mare in tutta tranquillità, magari tirando la palla al mezzo26enne fingendo un palleggio di scolastica memoria. In fondo è agosto e il bagno, volere o volare, prima o poi tocca un po’ a tutti. Ma nulla di più.
E mentre sarai assorta in questi pigri pensieri, dopo una capatina all’Ospedale delle Tartarughe per controllare che tutto sia come ogni anno, realizzerai che la giornata di sciallo sarà lunga e forse domani avrai un senso di colpa grosso come l’hotel. Ti guarderai in giro cercando di sentirti un po’ meno bradipo, e sai già che l’occasione te la offrirà il quarto d’ora di risveglio muscolare gentilmente offerto dal Bagno 36 di Misano Adriatico.
Allunghi e movimenti di propriocezione (così li chiamano quelli fighi che scrivono i libri) sulla battigia, spalle al mare, copiando l’animatrice che continua a indossare i soliti pantaloncini aspirazionali ‘culetto qualchecosa’, sono un toccasano per il tuo senso di colpa. Su e giù, allungarsi in alto, allungarsi in avanti, alzare il piede, ruotare la caviglia, i polsi.
‘Vuoi non muovere i polsi? E il collo? Via col collo! E poi con la schiena! E rimani in equilibrio su un piede. Poi sull’altro…’
E già ti sentirai un po’ meno cretina di quando eri in gelateria in fila e seguendo i consigli del libro Dimagrire di Corsa (pag 85 ‘Ogni momento è buono‘) ti sollevavi sulla punta dei piedi e tornavi giù in movimento ritmico regolare x far lavorare i muscoli e l’equilibrio come se la tua vita fosse così piena e dinamica da non poter dedicare altro momento a quegli esercizi se non quello in cui eri impegnata a decidere se mangiarti un fruttino all’anguria o un cono alla nutella.
Sulla spiaggia, accanto al gruppetto eterogeneo di uomini e donne di tutte le età, di appassionati veri del risveglio muscolare, nessuno penserà che sei una mentecatta che non vuol far vedere i gusti di gelato alle persone dietro di lei ma solo una che approfitta del momento e del mare per fare qualcosa di buono per i propri acciacchi.
Obbligherai qualcuno a immortalarti col tuo iphone nelle pose plastiche migliori, quelle per intenderci che ti fanno sembrare più un’atleta ellenica e meno uno sharpei, quelle che ti mostrano impegnata nel risveglio muscolare a prova provata che non hai stazionato sul lettino tutto il giorno come una megattera spiaggiata, e concluderai la giornata così… Scialla scialla… Dopo essere ovviamente passata dalla pennica.
Che bella vita!

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[Pantaloncini aspirazionali]

Un giorno per caso ti svegli e decidi che è il momento di dare una svolta ai tuoi allenamenti (o meglio dire ‘momenti’, che è decisamente meno pretenzioso) di sport. Hai deciso che è sciocco essere al mare e concentrarsi solo sul running e sulla bici, perché è innegabile che il mare abbia effetti benefici che non si possono e non si devono trascurare.
Lo dimostra l’animatrice che ogni mattina cerca di trascinare uomini, donne e bambini nel mare per un salutare risveglio muscolare. Lo dimostra il suo paio di pantaloncini rossi con la scritta ‘culetto qualchecosa’ che non sei riuscita a leggere completamente, ma che già dalla chiappa sinistra dimostra che fare movimento in acqua c’ha il suo perchè.
E prenderai la storica decisione: da domani l’acqua entrerà nel tuo programma di allenamento a scopo dimagrimento. Da domani si comincia con l’acquagym!
Running, ciclismo e acquagym. Non vale per diventare triatleta, vero?

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[La vita è una questione d’incastri]

Un giorno x caso, mentre sei in macchina verso il mare, in autostrada inchiodata a Bologna da una coda chilometrica, sotto il sole cocente che ti sembra impossibile, ripensando a tutte le operazioni per chiudere i bagagli, caricarli in macchina e partire, realizzerai che due cose nella vita segnano sempre un grande cambiamento:
1) Fare le valigie.
2) Disfare le valigie.
E poi ci sono le donne che non hanno di questi problemi. Tipo chi monta direttamente le ruote all’armadio, lo fa caricare non si sa come in macchina insieme ad altre due valigie un po’ più umane, due borse, un pc, un minitelevisore da auto, una citybike e una mountainbike… E che, all’arrivo, se è andato tutto bene e nulla si è mosso durante il viaggio, fa una foto con l’iphone per ricordare gli incastri. Non si sa mai…
#lavitaeunaquestionediincastri e #raffiegoestothesea

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Righe orizzontali

Se una mattina per caso, sulla pensilina della metropolitana verde che da Gessate ti porta in centro, aspetti infastidita la metro oltremodo in ritardo e maledici l’orario estivo oltreché la tua decisione di prendere la metro ‘perchè tanto poi devi impazzire per trovare un parcheggio fuori dall’area C e prendere la metro lo stesso’, se la tua compagna di viaggio ti intercetta mentre stai fissando la patta dei pantaloni di un tizio che parla, parla, parla, e parla parla parla ovviamente solo di sé e di quanto sia figo che non se ne può più, tranquillizzala pure con lo sguardo: il tuo interesse per le parti basse dell’omino è una mera speculazione psicofisica in questa calda mattina di cappa agostana …
Della serie: ‘ma sei così di natura, o c’è semplicemente un’erezione chimica che giustifica il carente flusso di sangue al tuo cervello?! Dobbiamo pagarti per farti stare zitto?’
Lei forse da un solo sguardo non capirà. Ma tu riderai (dentro) fino alla fine del mondo.

Se una mattina per caso mentre sei sulla pensilina della metropolitana che da Gessate ti porta in centro, incontrando per caso un vecchio amico che non vedevi da tempo tutto sorridente e abbronzato, notando le strisce bianche orizzontali sul collo e in corrispondenza delle stanghette degli occhiali, mentre gli farai i complimenti per l’evidente abbronzatura e la sua fortuna nell’essere andato in un posto non funestato dalla pioggia, non potrai fare a meno di immaginartelo sotto il sole, sdraiato sul lettino, in costume, con gli occhiali da sole inforcati sul naso, addormentato con la testa penzoloni, il collo a pieghe come uno sharpei e la bolla al naso. E nonostante tutto lo invidierai tanto. Ma tanto tanto.

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[Vittime dell’opus incertum]

Se una mattina per caso hai un appuntamento in centro e vuoi arrivare sistemata x bene, ti provi un paio di scarpe e ti accorgi che c’è un tacchetto con il chiodo di fuori e le metti da parte per portarle dal calzolaio; così ne tiri fuori un altro paio e anche queste hanno un tacchetto con il chiodino in vista, e le metti da parte per portare anche queste dal calzolaio; allora ne tiri fuori un altro paio e un altro ancora e ti accorgi che, per un motivo o per l’altro, i chiodi del tacco a spillo picchiano sul pavimento. E così, dopo aver messo in un sacco tutte le tue scarpe coi tacchetti consumati per portarle dal calzolaio, maledirai il giorno in cui ti eri esaltata tanto davanti al progetto del condominio in cui saresti andata ad abitare (e dove abiti tutt’ora) e avevi detto che in fondo anche se il selciato che dalla tua scala va in portineria (100 metri) era di ‘opus incertum’ e non di cemento, andava bene lo stesso.
Ecco, ora lo sai: l’opus incertum rovina i tacchi a spillo. E se sono molto a spillo, li rovina molto molto. E tu hai molte scarpe col tacco a spillo. Molte. Mannaggia!
Nella prossima vita, se qualcuno ti dirà che stai per comprare un appartamento immerso in un parco di piante secolari, con il selciato di opus incertum, gli sputerai e non lo comprerai più.

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[La password che fa la differenza]

Se un giorno per caso ti svegli e, mentre fai colazione, scorri twitter; e se tra tutti i tweet che scorrono ne leggi uno che ti colpisce e che ti entra nel retrocervello che dice ‘La differenza la fai quando diventi la password di qualcuno’, per tutto il resto della giornata non potrai che chiederti se sei mai stata o se mai sarai la password di qualcuno. Così, giusto per sapere se anche tu hai mai fatto o farai mai la differenza.
La prima cosa che ti verrà spontaneo fare sarà passare in rassegna tutti i nomi delle persone che hai usato nella tua vita come password del PC, giusto per capire quale sia la logica o la casualità che porta a scegliere il nome di una persona appunto come password e che potrebbe portare un giorno qualcuno a scegliere te come password.

Al primo posto ci sono i Pippo 1, 2, 3, 4, x, y e z usati nei primi anni di lavoro e di cui hai la certezza di non essere mai stata la password altrimenti saresti seriamente preoccupata. Significherebbe che conosci una moltitudine di Pippo tale da doverli addirittura numerare; cosa che capiresti per Marco, Andrea e Davide, i nomi più usati negli anni Settanta, ma che per Pippo proprio no. Ecco, in questo caso, hai la prima grande evidenza che la maggior parte delle password corrispondono a nomi di fantasia comodi e banali.

Poi ci sono i tuoi familiari che potresti aver usato come password in passato in un momento di regressione (mamma, babbo, nonna, zione, zietta) ma che, per quanto ne sai, non hanno la password e che, dovendola scegliere, probabilmente sceglierebbero il nome di tuo figlio, del cane o del gatto, ma non il tuo.

Poi c’è poi l’elenco di tutti quelli che hai usato per seguire una regola qualsiasi e per dare omogeneità alla scelta: ossia “il nome di un cocainomane famoso finito sul giornale” (o quelli con cui hai avuto a che fare per obblighi di lavoro contingenti) “nella prima settimana del mese”, settimana in cui devi decidere la nuova password. In questo gruppo di nomi sono finiti giocatori di calcio, personaggi del jet-set, starlette della tv, giornalisti, politici, e qualche consulente o fornitore con il quale hai dovuto avere a che fare negli anni, ma che hai scelto più per colpa del loro vizietto, che non perché contino davvero qualcosa nella tua vita.
Ovviamente rispetterai fino alla fine del mondo il segreto della password e non dirai mai a nessuno chi sono questi cocainomani, ma considerando che sono VIP che non hai mai incontrato in vita tua o persone con problemi di relazione, sei certa che nessuno di loro ti abbia mai usata come password del PC. Magari come tirassegno delle freccette si, ma come password mai…

E poi c’è il capitolo uomini: fidanzati immaginari e non. Tutti finiti sulla punta delle tue dita ogni volta che accedevi al PC la mattina.
Belli (Brad Pitt), fascinosi (George Clooney), con le ginocchia più sexy del mondo (Antonacci), con la s più ssssibilante del mondo (Jovanotti), con le spalle più muscolose (invictus), e con la voce più sexy del mondo (Accorsi), con il bacino (non il bacio, ovviamente) birichino (Timberlake), col “peso indietro” (Baricco), con la triplice nel DNA (Daniel Fontana), col Rugby nell’anima (Moscardi), con la chiacchiera nel sangue e il running nei piedi (inutile dirlo, vero che è Linus?)…
Ecco, diciamo che pur avendoli usati a rotazione abbastanza spesso, e a loro riconosci meriti artistici o di figaggine, quasi (senza il quasi) certamente non ti hanno mai usato come password. Ecco quindi che nemmeno per loro conti.

Quindi cambi livello e ti chiedi: mariti, fidanzati, ex? mariti fidanzati ed ex di altre? Potenziali mariti o fidanzati? Colleghi o amici? Amiche? Cugine? Vicine di casa? Quanti di loro hanno usato il tuo nome come password? Ti guardi intorno e osservi. Nessun indizio, ovvio.

La domande comincia a diventare un tormentone: chi può averti usato come password del suo PC? Non ne hai la più pallida idea. In fondo sarebbe come cercare di leggere nel pensiero di qualcuno e scoprire che come password usa il nome del suo insegnante di kite, la sorella, le figlie, la collega… Se non hai poteri soprannaturali è praticamente IM POS SI BI LE!
E in più, se non vuoi essere presa per una mitomane egocentrica ed egoriferita, non puoi nemmeno chiedere. Ti guarderebbero male e qualcuno sarebbe anche tanto gnegnegnè da ricordarti che “la regola è che nessuno dica qual è la sua password, per una questione di sicurezza”.

E dopo tutte queste considerazioni, senza essere giunta a nulla di concreto, decidi di rimanere con questa grande domanda senza risposta. Perché se un giorno qualcuno dovesse confessarti/informarti/spifferarti che in passato o al momento qualcuno ti sta usando come password, come minimo dovrebbe poi spiegarti il perché… E potrebbe non essere il motivo che piace a te.

Ma la vera grande domanda è: che effetto fa diventare la password di qualcuno? Non sapendo di esserlo mai stata per qualcuno, basterebbe fare la prova al contrario: prendere una persona a caso tra quelle che ti gravitano accanto, farla diventare una password e dopo un po’ dirglielo a bruciapelo per vedere l’effetto che fa. Ne sarebbero lusingate? ti chiederebbero il perché? ti chiederebbero di non usare più il loro nome? di non dirlo a nessuno? farebbero finta di nulla? cambierebbero atteggiamento nei tuoi confronti?

E l’ultima domanda su questo importantissimo tema è: ma per fare la differenza valgono anche i generatori di password? e se pagassimo qualcuno per programmare un generatore di password ad usare il nostro nome faremmo ancora la differenza?

Se una sera per caso, mentre sei a casa e ragioni sul significato e l’importanza di diventare la password per qualcuno, spegni il PC e cambi la password, usi il tuo nome e… niente, è tutto come prima, realizzerai che ci sono giornate in cui certe pippe mentali fanno la differenza. Ma neanche troppo

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[La pioggia e l’irrefrenabile voglia]

Se una domenica mattina per caso, prima di andare all’arrivo della Triami ad applaudire la tua compagna di corsa impegnata nel suo primo Triathlon Olimpico milanese, decidi di fermarti a fare colazione nella pasticceria migliore dell’Isola Bergamasca, Il Melograno, mentre ascolti i discorsi delle due donne abbronzate e visibilmente tatuate sedute accanto a te disquisire amabilmente di eleganza, realizzerai che non saprai mai se di questi tempi sia peggio uscire di casa senza ombrello per andare a Milano quando basta un niente per ritrovarti nel mezzo di un acquazzone coi fiocchi, ascoltare due tizie sinceramente convinte che le Superga argento con 4 cm di platform siano le scarpe più eleganti del mondo e che vadano bene per un matrimonio a luglio specie se piove… o guardare il cielo e sentire una voglia irrefrenabile di andare a comprarti un paio di Gucci con la zeppa e il plateau alte almeno 15 cm pur sapendo che non avrai mai il coraggio di indossarle in pubblico ma, visto che potrebbe piovere, almeno non ti bagnerai i piedi zampettando nelle pozzanghere dell’Arena all’arrivo della tua amica e dei suoi compagni di squadra. #donnechicchefannoiltifo

Se una domenica mattina per caso ti svegli e decidi di andare a fare colazione in pasticceria, prima di metterti in viaggio verso Milano e andare a salutare la tua amica e i suoi compagni di squadra all’arrivo della Triami, mentre sei seduta da sola al tavolino, aspettando cappuccino e brioche e ascoltando la radio con una rivista in mano, al terzo (!!!) stacco pubblicitario realizzerai che in estate ci sono spot davvero brutti. Ma brutti brutti brutti. E ripensando a quelli peggiori ascoltati negli ultimi anni, realizzerai che dopo il claim «Cerulisina stappati stappati tu, uù, uù…», i pubblicitari devono aver pensato che ormai valga davvero tutto!
E ti verrà una voglia irrefrenabile di chiedere: “Ma perchè?”

Se una domenica mattina per caso mentre sei in pasticceria a far colazione, sfogliando una rivista di qualche mese prima leggi di una ricerca che rivela come nella valigia di una donna ci siano in media 24 oggetti che non userà mai durante il viaggio, ti chiederai se la ricerca è stata fatta prima della decisione storica di Ryanair di consentire l’imbarco di più di un bagaglio a mano. Perché una donna che viaggiava con Ryanair fino a qualche mese fa avrebbe indossato anche i manici e le rotelline del trolley se avesse potuto! Oggi invece può salire finalmente con la borsetta al braccio e non deve più schiacciarla dentro la valigia infilandosi il contenuto in tasca o dentro i pantaloni.
E ripensando al tuo ultimo viaggio di ritorno da Berlino, ti verrà una voglia irrefrenabile di chiedere se non l’abbiano fatto per non dover rimettere i sacchettini per chi soffre il mal d’aria. Perché prima o poi ci infilerai la testa, lo sai.

E sorpresa delle irrefrenabili voglie di scarpe, pubblicità carine e viaggi in aereo con il sacchettino infilato nella tasca davanti alla poltroncina dell’aereo, ti chiederai se tutto queste riflessioni sparse non siano tutta colpa del calo di zuccheri?

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