[Tutto si trasforma, nulla si distrugge]

Un giorno per caso mentre sfogli una testata economica per lavoro ti imbatti nella foto del tuo primo amore diventato il pezzo grosso di una società di consulenza finanziaria. Quello che a 12 anni ti sembrava bellissimo, quello che a 13 anni aveva fatto muovere i tuoi giovani ormoni, quello che per due anni era diventato il soggetto principale del tuo diario, quello che le tue compagne di classe avevano finito per odiare visto che le costringevi ad accompagnarti alla fermata della metro più lontana solo per vederlo passare, quello che alla fine si era messo con tutte le tue amiche tranne te e quello che alla fine hai fortunatamente e naturalmente dimenticato, è lo stesso che ora ringrazieresti perché ti ha insegnato che in fondo ‘se non deve succedere, non succede’ e che ‘se non succede, non è un dramma’ e ‘che, anche se sembra impossibile, il tempo aggiusta tutto’. Quindi, guardando attentamente la foto che lo ritrae e leggendo con benevolenza l’articolo che parla di lui, finirai per convenire che in fondo non era colpa sua se tra di voi non era successo nulla e se ti aveva bellamente ignorato per 2 anni, e che lui oggi DAVVERO si merita tutta la fortuna del mondo con le donne. Ma proprio tutta. #nasodipinocchio

Un giorno per caso, mentre navighi su internet, ti imbatti nella foto del tuo primo amore diventato il pezzo grosso di una società di consulenza finanziaria e realizzi che nonostante gli anni siano passati, lui fisicamente non è molto cambiato. Trasformato, certo, ma molto molto simile a come te lo ricordavi. Bello (e dannato)!
E poi realizzerai che forse nemmeno tu sei così diversa. Trasformata in donna, certo, ma ancora tu.
Perchè tutto si trasforma. E nulla si distrugge…
A parte le tue foto delle medie e del liceo che non sai dove sono ma devono nemmeno essere nominate.

‘A scanso di equivoci… Dove trovo un lanciafiamme?’

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[Non sono autoreggenti, stai tranquillo!]

Un lunedì mattina per caso ti svegli e realizzi che bastano 6 Km di corsa in compagnia di un’amica con la gamba lunga che ti costringe a trottare il sabato mattina per migliorare il tuo umore, ma se il giorno dopo aggiungi alla seduta di running del week end a sorpresa la Strabergamo, una camminata di 12 km su e giù per i colli di Bergamo a velocità sostenuta in uno slalom continuo tra 8730 persone, be’ è certo che per qualche giorno anche tutte le tue preoccupazioni improvvisamente svaniranno.
E il lunedì mattina realizzerai che alla tua età e la tua gambetta corta, dopo certi sforzi tutte le tue preoccupazioni svaniranno perché non hai più la forza per preoccuparti di niente. Quello che vuoi è solo svenire per la stanchezza o addormentarti abbracciando il volante con la testa appoggiata dolcemente sul clacson, la bocca aperta e la bolla al naso.

Se una mattina ti svegli, ti alzi, ti lavi, ti vesti e ti trucchi e ti metti in macchina per andare in ufficio con tutta la buona volontà dal mondo cercando di non essere insofferente nei confronti di chi ti guida nella corsia accanto, realizzerai che devi metterti il cuore in pace, ma è praticamente impossibile.
Soprattutto se più di un camionista si affianca pericolosamente col suo bisonte alla tua supercar e guarda le tue gambe con insistenza senza capire che quello che vede non è il pizzo delle calze autoreggenti (che di mattina non indosseresti mai) ma l’orlo della gonna.
Per non parlare del fatto che quando finalmente lo sorpassi non la smette di suonare il clacson!
E realizzerai che guidare in autostrada il lunedì mattina con un camionista eccitato affianco e una stanchezza pazzesca addosso è proprio un bell’inizio di settimana!

[Devi stare molto calma]

Una mattina per caso ti svegli e ti metti in macchina per andare in ufficio e dopo 5km di rallentamenti inspiegabili realizzi che vorresti avere le incrollabili certezze di quelli che vanno a 60 all’ora in 2° corsia in autostrada e vengono superati a destra e a sinistra. Ma non le hai. E così speri che qualcuno spieghi loro con dolcezza il significato di ‘veicoli lenti a destra’ perché se fosse per te li prenderesti per le orecchie scuotendogli la testa come un’anfora e urlandogli a 6 cm dal naso che CHI VA PIANO DEVE STARE A DESTRA. Ma solo finchè non capiscono.

Una mattina per caso ti svegli e ti metti in macchina per andare in ufficio e mentre sei in coda al casello ti guardi un po’ intorno, negli abitacoli delle altre auto, così per passare il tempo, realizzi che ci sono uomini che hanno proprio un gran da fare con quei nasi e con quelle dita. E ricordando un famoso detto nerdologico che recita che ‘Esiste un’App per ogni cosa’, ti chiederai se esiste una App per monitorare l’andamento di questo genere di scavi… E se, visto l’impegno, varrà pure come esercizio fisico? Ma Runkeeper non ne parla: evidentemente il dispendio di energie è limitato.

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[Argentina with Love]

Un giorno x caso ti svegli e realizzi che il tuo migliore amico, il Tennista, sta tornando dall’Argentina dove è andato a conoscere i genitori della sua ‘nuova fidanzata’ e a ‘fare un giro sui campi da tennis con quelli che contano’.
E ti riproporrai che quando ti telefonerà x raccontarti com’è andato il viaggio attraverso l’Argentina fino al Perito Moreno passando per la casa dei ‘possibili futuri suoceri’, tu fingerai di non ricordarti che questa è la quinta volta che va a conoscere i genitori di una sua ‘nuova fidanzata’ in giro per il mondo. Magari questa è la volta buona e tu ti potrai comprare un meraviglioso outfit tutto nuovo per fargli da testimone al matrimonio. Tutti hanno il diritto di sognare in fondo, ma è meglio non dirgli nulla che poi gli vengono gli sfoghi in faccia per l’ansia.
– Un giorno x caso ti svegli e realizzi che il tuo migliore amico, il Tennista, sta tornando dall’Argentina dove è andato a conoscere i genitori della sua ‘nuova fidanzata’ e tu non vedi l’ora di offrirti di portarla un po’ in giro a visitare Milano per conoscerla meglio: sono mesi che desideri fare un giro sul sightseeing di Milano e scoprire tutte le cose nuove che ci sono in città e questo potrebbe essere un pretesto fantastico!
Ovviamente prima che il Tennista cambi fidanzata.

Grazie di aver letto questo post. Se sei arrivato fin qui significa che ti è piaciuto. Lascia un commento: mi farebbe molto molto piacere. Grazie.

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[Selfie d’autore, passando per autoscatto e foto]

Un pomeriggio per caso, dopo la solita pennica post prandiale, decidi di andare da Misano a Riccione in bici per smaltire un po’ di calorie e assistere agli eventi della giornata.
Hai scoperto che intorno alle 17.00 ci sarà l’Ice bucket Challenge di Alessandro Cattelan a favore della raccolta fondi per la SLA, dietro Viale Ceccarini, nella nuova postazione di Radio Deejay, e non te lo vuoi perdere. Arrivi appena in tempo per vederlo mentre la moglie e la sua partner gli rovesciano addosso un secchio pieno di acqua e ghiaccio, immortalare la scena con un video straordinario e correre al sound check di Samuele Bersani che dovrebbe cominciare di lì a pochi minuti.
Vai sotto il palco e aspetti diligentemente che uno dei tuoi autori italiani preferiti arrivi e faccia la prova microfoni per il concerto delle 21.30. Sei sorpresa che Cattelan non lo abbia nominato, come staffetta ideale della giornata, visto che il concerto era parte delle iniziative estive della radio a Riccione, ma tant’è. Si vede che doveva essere così.
Il palco è vuoto: sono solo le 18. Forse è ancora dai suoi che sono di Cattolica: sarà andato a trovarli e ora sta finendo la sua birra; o forse loro hanno raggiunto lui e ora stanno ancora chiacchierando; o lui gli sta facendo ascoltare qualcosa di nuovo, qualcosa che inciderà a breve. O forse no.
Dopo qualche minuto entra un gruppo di musicisti che si sistemano ai loro posti e iniziano ad armeggiare con strumenti e microfoni. Qualcuno è proprio figo. Si baciano tutti, come se non si vedessero da mesi. La cosa ti sembra in effetti un po’ strana, ma forse hanno ragione gli americani quando ci prendono in giro e dicono che noi italiani gesticoliamo mentre parliamo e che ci baciamo sulle guance ogni volta che ci incontriamo.
Tutti provano qualche strumento o microfono. I fonici sono al lavoro. Ma di lui, il cantante, ancora neanche l’ombra.
Nell’attesa hai il tempo di osservare le persone sul palco e di realizzare che i musicisti sono uomini il cui concetto di pettinatura o di parrucchiere è quanto di più lontano si possa immaginare nella loro vita: codini, capelli legati, dreads, riccioloni, cappellini sono la norma. Il pettine, a quanto pare, no. Ma in fondo perchè dovrebbero? Non sono mica dei colletti bianchi!
Poi arriva lui, Samuele Bersani. Pantaloni cargo, maglietta blu mare, occhiali da sole con le lenti azzurrate, cappellino francese indossato all’inglese. Bel fisico. Abbronzato. Fa un giro sul palco. Parla coi musicisti. Col fonico. Col tecnico delle luci. E con l’omino col caschetto, l’unico che indossa la cintura degli attrezzi come se fosse un pistolero e che sta finendo gli ultimi ritocchi ai carrelli delle luci.
Bersani non canta e scende dal palco.
Ti chiedi perchè non canti. Lo segui con lo sguardo. Sta uscendo dalle transenne e si mette a chiacchierare con il pubblico. Nel frattempo sul palco fervono gli ultimi ritocchi. Qualcuno dei musicisti accenna qualche nota.
Lasci la tua postazione in prima fila e decidi di avvicinarti a Bersani. Guardi il gruppetto di folla intorno a lui. C’è di tutto: coppie, madri e figli, fidanzati, amiche, tante ragazze. Qualcuna lo bacia. Qualcuna gli fa firmare il cd. Lo faresti anche tu se avessi il CD, ma hai comprato Nuvola Numero Nove su itunes e non puoi farti firmare un album comprato su itunes. No, non puoi, mannaggia.
E non hai nemmeno voglia di farti fare un autografo sullo scontrino dei mojito della sera prima.
Si scattano le prime foto. Lui è disponibile. Si mette in posa con tutti, grandi e piccini.
Addirittura qualcuno si accorge di aver fatto la foto con gli occhi chiusi e gli chiede di rifarla. E lui ride.
Poi arriva una ragazzina che gli chiede un selfie. Lui ride ancora, ma non si sottrae.
Si scattano foto e selfie. Anche a te non dispiacerebbe una foto con lui. Dovrà essere ‘buona la prima’; non puoi permetterti di fargliela rifare: non sarebbe giusto. Osservi e studi una strategia. Poi, finalmente realizzi che si può fare.
Ti metti in fila. Hai gli occhiali. Decidi di tenerli. Così sei certa di non chiudere gli occhi e di avere un’espressione ebete. Lo guardi sorridendo. Lui accetta. Scatti. Anzi, auto-scatti. La posti su FB. In pochi minuti raggiungi i 20 likes. E sai che cresceranno di numero.
Lui saluta. Sale sul palco e infila tre chicche una dietro l’altra che ti lasciano senza fiato. Compresa la canzone scritta per Lucio Dalla e cantata straordinariamente bene con il vocalist alle sue spalle, Michele.
Anche quest’ultimo ti lascia senza fiato: canta benissimo e suona una marea di strumenti.
Non vedi l’ora che il vero concerto cominci. E torni in hotel pedalando di gran lena.
Dopo mangiato ti prepari e riparti alla volta di Piazzale Roma. Come ogni volta arrivi a pochi minuti dall’inizio del concerto, quando il pubblico si è già sistemato e non ti aspetti molti movimenti migratori in avanti.
Parti dal fondo e in pochi minuti finisci in prima fila, davanti alle transenne, vicino agli armadi della security che ormai ti conoscono e ti salutano. La tua tecnica supercollaudata non fallisce più. Magari si scontra con qualche intoppo non previsto, come ad esempio la tizia avvinghiata a catenaccio al fidanzato che copriva un corridoio d’accesso verso le transenne centrali, o il tizio puzzolentissimo che hai dovuto aggirare da lontano nonostante fossi ad un passo dall’obiettivo. Ma alla fine va tutto come previsto.
Il concerto è davvero straordinario e vederlo dalla prima fila fa aumentare il piacere: lui è bravissimo ed emozionato e, dopo un po’ di foto fatte con l’iphone, decidi di goderti lo spettacolo. Fino alla fine. Fino a quando, ai saluti finali, lui si fa fare una foto ricordo con tutto il pubblico di Piazzale Roma.
Dice che odia la parola ‘selfie‘.
Dice che preferisce la parola ‘autoscatto‘. Ma quello non è un autoscatto. È una foto, visto che gliela sta facendo uno dei musicisti.
E un po’ ti dispiace che l’unica cosa che gli hai chiesto incontrandolo per la prima (e forse unica) volta sia stata:
– Possiamo farci un selfie?
Se avessi saputo che odiava quella parola gli avresti detto:
‘Ti metti in posa con me?’ oppure
‘Ci facciamo una foto?’ oppure
– ‘Possiamo farci uno scatto insieme?’Anche se selfie in fondo non è una parola così terribile, dai!
Per te invece selfie è ok. É la lingua che cambia. Che prende una parola vecchia e rumorosa (autoscatto) e la trasforma in qualcosa di nuovo, di liquido, che non ha suono, personale (selfie)… Ti piace!
Chissà perchè ci sono persone che si ostinano a voler rimanere attaccate agli autoscatti. E che si fanno fare una foto e la chiamano autoscatto per non chiamarla selfie!
Ma chissenefrega!
Tu hai il tuo selfie con Samuele Bersani e lui ha il suo finto autoscatto sulla Piazza di Riccione dove ha appena finito di cantare.
Bel concerto.
E siete tutti felici.

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[Le quattroruote che non ti aspetti]

Una sera per caso, prima di cena, in hotel senti un gruppo di uomini parlare delle loro nuovissime quattroruote. Sono un bel gruppetto, tutti abbastanza giovani e, a quanto pare, appassionati di auto. La cosa non ti stupisce, in fondo siamo nella patria dei motori, a due passi dal circuito di Misano, dove a settembre si sfideranno in pista i beniamini del Moto GP.
Sono in piedi, in cerchio, qualcuno ha in braccio il figlio di pochi mesi, e si aggiornano con foga sugli ‘ultimi modelli’: in carbonio, bicolori, maneggevoli, leggerissimi, ci puoi andare ovunque!
È difficile capire di quale modello di quattroruote stiano discutendo, ma pare che se la intendano benissimo. Che stiano parlando di qualche nuovo SUV? In effetti hanno tutti famiglie numerose e i SUV, per quanto costosi, sono diventati le auto per le famiglie numerose…

Ma le ruote…
– Già, sono un problema… Non tutte vanno bene a quanto pare. Meglio quelle grosse, anche se costano un po’ e sono scomode.

Un paio di loro, i più sportivi, si lamentano che non vanno come dovrebbero, soprattutto in spiaggia e sullo sterrato. La sera le devono bagnare altrimenti il giorno dopo scricchiolano e fanno un rumore fastidioso ‘che sveglia il bambino’.
In effetti queste grosse auto non sembrano tagliate per una vita così avventurosa come le dune di sabbia di Misano Adriatico (!) e gli sterrati di Val Conca (!!), ma il rumorino fastidioso, no, proprio non te lo aspetteresti; e con quello che costano, poi!
Il costo era un punto a sfavore quando dovevamo decidere, ma mia moglie è stata irremovibile. L’aveva provato con una sua amica e ha voluto assolutamente quello. Freno, ammortizzatori, stabilità: diceva che erano insuperabili e io mi sono fidato. Aveva ragione. Pensa che abbiamo dovuto prenotarlo con 2 mesi di anticipo. È arrivato appena in tempo!
Qualcuno si lamenta che col terzo figlio per cambiarlo ci ha lasciato giù un rene!
Ma ora siamo contenti. Peccato che non ci fosse anche con gli altri due.
Sei sorpresa di questi outing e soprattutto di questa nuova influenza femminile nella scelta del SUV. Di solito la donna si limita a una supervisione economica, con qualche commento sulla linea o sul colore, ma sentire uomini che prendono indicazioni così tecniche dalla moglie ti stupisce positivamente.
– Dovrebbero mettergli dei sistemi di allarme con quello che costano. L’anno scorso me l’hanno praticamente rubato sotto il naso.
Ma come, i SUV non hanno gli antifurti??
Uno del gruppo si lamenta infatti che l’anno prima l’aveva parcheggiato fuori dal ristorante sulla spiaggia e che quando era tornato non l’aveva più trovato. E il casino non era solo stato il costo, ma anche che c’erano dentro tutti i ciucci del figlio, quelli che usava per dormire e il piccolo non aveva smesso di piangere un attimo, finchè non erano tornati a casa a recuperare il ciuccio di scorta. Un vero dramma!
Ecco che cominciano a venir fuori le cose negative:
– Saranno anche spaziali, ma i freni… in discesa bisogna stare attenti.

Davvero??? A quanto pare si. Uno del gruppo inizia a raccontare di un’esperienza terribile con i freni mentre l’aveva lasciato in discesa. Il figlio non si sa come era riuscito a togliere il freno di stazionamento e il bolide aveva cominciato a muoversi e l’avevano ripreso in tempo altrimenti chissà cosa sarebbe potuto succedere.
E dal problema delle ruote che cigolano se non le lavi la sera, al costo proibitivo, al pericolo di un furto sempre in agguato, al freno non a prova di bambino, ti verrebbe da chiedergli perchè diavolo continuano a comprare quegli aggeggi?!
Ma ecco che subito compare una delle mogli chiedendo:
Pensavo di andare a fare un giro. Dove lo hai parcheggiato?
E lui:
Nel corridoio vicino alla sala colazione?
Sala colazione???
Non l’ho visto
Ma si, dai! È vicino a tutti gli altri.
Un SUV parcheggiato vicino alla sala colazione?? Insieme a tutti gli altri? A Misano? All’Hotel Savoia???
Giri l’angolo incuriosita e capisci tutto: 23 passeggini spaziali di tutte le dimensioni e colori stazionano nel corridoio che porta alla sala delle colazioni. Altro che SUV!
Ci sono momenti della vita in cui quattroruote hanno diversi significati. Anche quelli che non ti aspetti.

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[50 sfumature di… serate romagnole]

Un giorno per caso ti svegli e decidi di fare un piano per diversificare le serate di permanenza al mare.
Esci per la solita sgambata delle 7.30 del mattino e, dopo aver finito di correre, entri in modalità ‘Giapponesino Anni Ottanta’ cominci a fotografare col tuo iphone i poster che trovi in giro sul lungomare che segnalano feste ed eventi tra Rimini e Cattolica riproponendoti di sottoporle al vaglio del mezzo26enne per la scelta finale.
E tra una Sagra del Raviolo, una Sagra della Patata, una Festa della Tagliata marchigiana, una Sagra dei Funghi delle Terre di Romagna e una imperdibile Serata Magica delle Vongole – di cui ti sei praticamente innamorata ma che era a luglio e ti tocca escluderla dalla rosa delle papabili (feste, non vongole)-, ecco che ti spunta la locandina delle ‘50 sfumature di Pintus‘, il comico di Colorado, accanto a quella di Samuele Bersani che hai già messo in programma.
Essendo tra le poche donne che ancora non hanno finito di leggere la trilogia delle 50 sfumature e tra le poche madri che non ha mai visto una puntata di Colorado, la prima cosa che penserai è che lo spettacolo non sia adatto ad un pubblico minorenne, ma l’insistenza con cui il mezzo26enne venutone a conoscenza chiede di poter andare a Cattolica ad assistere allo spettacolo ti fa pensare che al massimo potrà essere una performance con qualche parolaccia di troppo ma nulla più visto che il tuo pargolo ride a denti stretti alle battute sul sesso e molte addirittura non le capisce.
Così gli chiederai se è sicuro di volerci andare. Chiederai chi è Pintus giusto per essere sicura che non lo confonda con Pucci (previsto durante il concerto gratuito del 15 a Riccione). Chiederai se fa davvero ridere. E alla fine ti ritroverai alla biglietteria dell’Arena della Regina di Cattolica a decidere se acquistare una poltrona o una poltronissima numerata.
Acquisterai i biglietti coi posti migliori e, assistendo allo spettacolo e ridendo davvero di gusto, dovrai ricrederti e apprezzare un comico che ha capito che i suoi maggiori estimatori sono i bambini; bambini che trascinano in teatro i genitori; genitori che si ritrovano a ridere di gusto e ad apprezzarlo nonostante la diffidenza iniziale; il tutto grazie ad un repertorio studiato e assolutamente adatto al pubblico di famiglie.
E uscendo dirai ‘Bravo Pintus.’ Soprattutto x la disponibilità a fare le foto con ognuno dei 450 bambini in fila al termine dello spettacolo. Fila che il mezzo26enne ti ha risparmiato strappandoti una promessa:
‘Ci torniamo a Bergamo la prossima volta che verrà!’
Ecco.

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[Una sera con una stella cadente]

Se una sera per caso mentre stai facendo la tua valigia per il mare e stai definendo meticolosamente outfit e abbinamenti di borse e scarpe, se metti un film a caso su Sky Cinema e finisci per appassionarti a ‘Le parole che non ti ho detto‘ pellicola tratta da un romanzo di Nicholas Sparks con Robin Wright, Kevin Costner e Paul Newman, ripensando a una riunione in cui una società di ricerche di Marketing ti aveva presentato uno studio sulle star del cinema americano in cui Kevin Costner era stato definito una Fading Star (stella cadente), realizzerai che se essere una stella cadente significa essere ancora un fantastico attore e un uomo stupendamente sexy, beh, tu non ti formalizzi e ti metti in fila.
Stella cadente?
Basta esprimere un desiderio. #dateilmionumeroaquestuomo.

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Righe orizzontali

Se una mattina per caso, sulla pensilina della metropolitana verde che da Gessate ti porta in centro, aspetti infastidita la metro oltremodo in ritardo e maledici l’orario estivo oltreché la tua decisione di prendere la metro ‘perchè tanto poi devi impazzire per trovare un parcheggio fuori dall’area C e prendere la metro lo stesso’, se la tua compagna di viaggio ti intercetta mentre stai fissando la patta dei pantaloni di un tizio che parla, parla, parla, e parla parla parla ovviamente solo di sé e di quanto sia figo che non se ne può più, tranquillizzala pure con lo sguardo: il tuo interesse per le parti basse dell’omino è una mera speculazione psicofisica in questa calda mattina di cappa agostana …
Della serie: ‘ma sei così di natura, o c’è semplicemente un’erezione chimica che giustifica il carente flusso di sangue al tuo cervello?! Dobbiamo pagarti per farti stare zitto?’
Lei forse da un solo sguardo non capirà. Ma tu riderai (dentro) fino alla fine del mondo.

Se una mattina per caso mentre sei sulla pensilina della metropolitana che da Gessate ti porta in centro, incontrando per caso un vecchio amico che non vedevi da tempo tutto sorridente e abbronzato, notando le strisce bianche orizzontali sul collo e in corrispondenza delle stanghette degli occhiali, mentre gli farai i complimenti per l’evidente abbronzatura e la sua fortuna nell’essere andato in un posto non funestato dalla pioggia, non potrai fare a meno di immaginartelo sotto il sole, sdraiato sul lettino, in costume, con gli occhiali da sole inforcati sul naso, addormentato con la testa penzoloni, il collo a pieghe come uno sharpei e la bolla al naso. E nonostante tutto lo invidierai tanto. Ma tanto tanto.

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[Bombe batteriologiche]

Un giorno x caso, di ritorno da un viaggio di lavoro a Berlino, mentre stai per scaricare borsa 24ore e valigia dalla macchina e ti accingi a caricarle in ascensore, scorgi da lontano il tuo vicino di casa ‘puzzone’ e sai che inevitabilmente salirà prima di te in ascensore e renderà l’aria talmente irrespirabile che arriverai a stento al terzo piano senza i conati di vomito. E in quel preciso istante realizzerai che i pubblicitari non fanno il bene dell’umanità quando raccontano mondi che non esistono in natura: ti fanno vedere negli spot gente che non sale in ascensore per problemi di “urina” mentre la verità è che purtroppo nella vita reale la gente sale in ascensore puzzando di bue sudato e ti costringe a girare con una bomboletta di cattura-odore in borsa da spruzzare ogni volta che senti il tanfo irrespirabile e non puoi prendere le scale.

Un giorno x caso ti svegli e decidi di andare a correre alla Trucca e scopri di aver dimenticato 3 giorni (tre!) le scarpe da running in auto chiuse nella borsa. Scendi e ti accorgi non solo di averle lasciate in borsa ma di averle lasciate fuori dal solito sacchettino con le palline divora-odore al mentolo e ora la borsa è diventata una bomba batteriologica di livello 1. Così, per salvare l’umanità da una fine terribile ti toccherà trovare un sacchetto, infilarci i due calzari fetidi, salire in casa (a scale), buttare il tutto in lavatrice, infilare delle vecchie Mizuno con 1500k all’attivo sulla suola e partire verso il parco vicino all’ospedale Papa Giovanni x la tua sgambata senza le solite scarpe. E dopo 38 minuti di corsa con le ali ai piedi potrai decidere che il tuo prossimo obiettivo sarà cercare un paio di Mizuno IDENTICHE al paio che stai indossando: leggere, flessibili, ammortizzate, scattanti… vecchio modello. A costo di scandagliare tutti i fondi di magazzino del Paese, o d’Europa o di Taiwan troverai quel paio che il commesso di Universo Sport ti aveva detto che ‘erano state superate da scarpe più tecnologiche e performanti’. Sarà, ma erano così leggere (quelle vecchie) che sembravano un guanto, mannaggia!
Chi l’ha detto che l’innovazione va sempre bene per tutti?