[Non servono parole]

Un giorno per caso ti svegli e realizzi che è il tuo compleanno. Te ne accorgi perché nella notte hai ricevuto 24 sms e su FB già alle 7.30 hai 27 messaggi privati e 4 status di auguri in bacheca. E se per qualche minuto hai pensato che nessuno se ne sarebbe ricordato, beh, ti sbagliavi. Complice certamente FB che ha ricordato sulla bacheca di tutti i tuoi amici che oggi stavi compiendo gli anni, complice la data che oramai tutti associano a un avvenimento infausto e poi dicono “Caspita, solo l’11 settembre potevi nascere!“, complice il fatto che hai messo i cartelli per settimane con la scritta “Compleanno in arrivo” (e mancava che mandassi pure le lettere di reminder ogni 3 giorni), ma alla fine sei arrivata ad una cifra di auguri che non avresti mai immaginato e sperato.
E forse è anche merito di un sorriso strappato ogni tanto con i tuoi post e i tuoi status e i tuoi sorrisi…
Ma il grazie agli amici è sempre dovuto. Perché foss’anche un singolo pensiero in un anno non è scontato. E riempie il cuore.

Grazie a tutti!

PS. Ora potete anche organizzarvi per il regalo. Che ne dite?

[Con le migliori intenzioni]

Un giorno per caso ti svegli, vai in ufficio, accendi il PC, inizi a leggere la posta archiviata diligentemente con l’Iphone durante le 2 settimane di ferie e, dopo due ore, leggi una mail della newsletter di Bonprix che cattura la tua attenzione e che, per un attimo, ti fa rivalutare tutte la tue seconde settimane di vacanze future in spiaggia, quelle in cui gelati, fritti misti, mojiti e piadine con la Nutella si sono ormai trasformate in un pannicolo di grasso persistente sull’addome e che ti fanno vergognare di non aver saputo resistere alle tentazioni: “Tankini a 29.90 euro. Scopre ma non troppo, perfetto per chi ha qualche rotolino da nascondere”.

Finalmente la soluzione a tutti i tuoi problemi?

A parte il fatto che scoprire alla tua veneranda età che quello che facevi per nascondere i rotolini di troppo a partire dalla seconda settimana di mare (un mix tra bikini e costume intero, abbinando uno slip a un top in tinta) non l’hai inventato tu ma si chiama Tankini, scoprire che costa solo 29.90 euro e che lo trovi di tutte le forme colori e fantasie è stato un vero choc: da quanto esiste? possibile che non te ne fossi mai accorta prima?

Tuttavia, superato il momento di sbigottimento, cominci ad apprezzarne i vantaggi: finalmente non devi più sbatterti per trovare la giusta nuance di nero o il perfetto abbinamento di colore tra lo slip del tuo costume e il top. Puoi trovare già tutto fatto… E non sentirti uno sharpei spiaggiato se dimenticando il top sei costretta a usare il due pezzi alla maniera tradizionale!

E accedendo al sito bonprix.it perderai tutta la tua pausa pranzo (cosa che allo stato dei fatti male non fa) a immaginarti con almeno 15 dei tankini in vendita, chiedendoti se non sia il caso di ordinarne qualcuno, così giusto per provare.

Perché il vero dilemma da quel momento in poi sarà capire se il Tankini avrà un mercato anche il prossimo anno, se ne troverai ancora in giro da comprare tra 12 mesi o se sarà una moda passeggera come il Trikini che grazie a Dio è durato poco e sta per scomparire definitivamente visto che sta bene sono allo 0.0027% della popolazione femminile italiana.

Tutti questi pensieri mentre barbelli (batti i denti) in ufficio, a Milano, in una fredda giornata (d’autunno) agostana, a 17 gradi all’ombra, un lunedì mattina, il primo giorno di lavoro, di ritorno dalle ferie. Con tre chili di troppo addosso e l’umore nero come il cielo sopra di te.

E pensare che eri uscita di casa armata di tutte le migliori intenzioni: scarpa blu elettrico per far risaltare l’abbronzatura e vestito drappeggiato ad anfora per nascondere i chili guadagnati in 2 settimane di albergo.

Ecco. Lo sai. Hai già bisogno di ferie.

O di dieta.

 

Grazie di aver letto questo post. Se sei arrivato fin qui significa che ti è piaciuto e mi auguro che ritornerai.
Lascia un commento: mi farebbe molto molto piacere.
Grazie.

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[Undici libri e un passo di donna]

Un giorno per caso ti svegli e sai che il tuo soggiorno al mare sta per finire e che presto dovrai rimettere tutte le tue cose in valigia e ricomporre il puzzle di trolley, borsoni, biciclette, zaino dei compiti del mezzo26enne (rimasto integro fino a 36 ore prima della partenza), figlio mezzo26enne con l’aggiunta di libri e scatole di scarpe, due palloni nuovi, un pc mai aperto, il tutto nella parte posteriore della tua supercar.
Qualcosa l’avrai usata, qualcosa un po’ meno, qualcosa per niente ma quando sarai a casa te ne dimenticherai e con una percentuale di probabilità vicina al 100 l’anno prossimo rimetterai tutto con lo stesso ordine in auto pensando che sia un’ottima idea e che ti servirà TUTTO. E forse aggiungerai una valigia in più solo per te (magari piccola) poichè ormai è assodato che l’universo femminile è troppo complesso per riuscire a farlo stare in una valigia.
Ma c’è qualcosa che continuerai a portare avanti e indietro fintanto che non ti convertirai definitivamente al Kobo o Kindle o qualsivoglia e-reader e sono… i libri.
Quest’anno ti sei portata dietro:
1. Stregati dalla corsa, di Marco Lo Conte. Nove ritratti di manager runner che correndo hanno accelerato nella professione e nella vita.
Ognuna di quelle storie hanno raccontato un pezzo di te, ma quelle in cui ti sei ritrovata di più sono quelle di Paolo Garimberti. Il fratello maggiore. Perchè tu sono un po’ così, sei quella che quando corre dice agli altri di non mollare, che manca poco, che ce la faranno. Anche se loro arriveranno prima di te e faranno il loro pb. Mannaggia!
Quella di Gianni Morandi. La corsa? Una roba…!!! Perchè lui quando corre arriva al traguardo e quando arriva sorride e perchè senza saperlo la sua immagine, essenza della corsa gioiosa, è finita sulla copertina di un libro non suo, un libro sul Running. Ecco. Tu sei un po’ così: ti piace correre e anche se fai fatica, e le tue gambe sembrano stecche di cemento, quando corri hai la sensazione di fare una cosa grande e bella. E sei felice. O drogata di endorfine, ma chissene frega, va bene così.
E poi quella di Lorenzo Sassoli de Bianchi. Il filosofo. Perchè molte delle cose che dice le ascolti ogni volta che ti alleni con l’audiocoach Rock Run Roll. Chissà se gli hanno chiesto i diritti.
E infine quella di Julia Jones. Il metodo JJ. Un metodo che vorresti provare su di te frequentando un vero corso per correre. Perchè è vero che correre è qualcosa di naturale, ma ci sono dei giorni che non ti basti e vorresti che qualcuno si prendesse cura della tua corsa e ti facesse crescere. Chissà, forse un giorno…
2. Dimagrire di corsa di Daniel Fontana (con il contributo di Elena Casiraghi, eat coach, che in copertina non si trova, ma nel libro interviene con delle pagine interessanti davvero).
L’hai comprato perché sei una di quelle runner che corrono per un milione di motivi, tra cui dimagrire, e perché hai un debole per i triatleti; perché sorridi ogni volta che li vedi allenarsi e pensi che siano gli sportivi più indecisi (o talentuosi) del mondo che non sapendo scegliere in quale sport gareggiare ne scelgono addirittura tre contemporaneamente. E poi perché ti piace sentire o leggere i racconti di chi si cimenta nella gara più dura e pazzesca che tu conosca, l’Ironman. E perché a furia di ascoltare e leggere aneddoti sui vari Ironman in giro per il mondo disputati dai tuoi amici, alla fine sei riuscita a scrivere addirittura un racconto, Verso il Traguardo, e a farlo pubblicare in 2 (due!) raccolte.
3. I sette passi della corsa, di Umberto Longoni.
Uno psicologo dello sport, motivatore, che hai incontrato un giorno mentre stavi seguendo un programma di dimagrimento e lui presentava uno dei suoi libri. Lui insegna ad allenare la mente per correre meglio. E non ti dice che a correre non si fa fatica, ma ti aiuta a trovare gli stimoli e la strada per superare i momenti difficili. Perché il running è un progresso dell’individuo e una piccola, personale conquista. La cosa che rileggi con maggior piacere? L’esercizio che ti insegna a non sentire la fatica partendo da un test della personalità. Hai scoperto che devi immaginare di essere una farfalla che vola leggera davanti a te. La cosa meravigliosa è che Farfalla è (quasi) l’anagramma del tuo nome.
4. La vita è un viaggio di Beppe Severgnini. 20 parole per un futuro migliore. Un libro pratico, poetico, tonificante.
Sai che non ha bisogno di presentazioni. Lui è giornalista, un osservatore della vita, del mondo in cui viviamo, degli italiani e dell’Italia.
È un raffinato utilizzatore e conoscitore dei Social Network, anche se si schernisce di non essere più giovanissimo e di non arrivare a tutto. Ma ti piace. Ti piace perché se ‘La vita è un viaggio’, lui non ti indica la meta, ma ti regala 20 parole da portarti dietro come bagaglio e da tirare fuori all’occorrenza. Tra queste: atlante, brevità, incoraggiamento, paternità, rispetto, sensualità. E altre 14 per arrivare a 20.
5. Figuracce, AA.VV. 8 scrittori raccontano una loro figuraccia. E lo fanno alla loro maniera, da scrittori. Perché ‘la vita è uno slalom tra figure di merda’, ma quando le figure di merda sono degli altri e sono raccontate bene, sei felice e vorresti che non finissero mai. Ovvio.
6. Ritrovarsi a Manhattan di Carole Radzwill
L’hai comprato una mattina dopo una corsa sul lungo mare che da Misano porta a Riccione. Avevi caldo e sei entrata in Mondadori per fare un giretto con l’aria condizionata. Ti sei lasciata attrarre dal colore della copertina e dalla fascetta. Ma non è un gran libro. E neanche la pagina dei ringraziamenti. L’unica cosa che ti porti a casa con questo libro è il riassunto di una ricerca sulla correlazione tra il buon sesso, la produzione di dopamina e il desiderio struggente di rifare sesso con la stessa persona che può durare addirittura due anni. E che poi, dopo due anni, passa (per fortuna!). Ecco. Ottimo da leggere in spiaggia.
7. Omicidi in pausa pranzo, di Viola Veloce, lo pseudonimo di un’impiegata milanese, blogger, single di ritorno, un figlio alle medie e la passione per la scrittura. Un giallo adattissimo al ritorno in ufficio, quando temendo che qualcuno possa decimare te e i tuoi colleghi preferisci che sia un serial killer piuttosto che un tagliatore di teste. Catartico!
8. La sovrana lettrice, di Alan Bennett. Gran libro su una donna, una regina, una vera Sua Maestà che scopre il piacere della lettura e che comincia a desiderare che tutti leggano. Meraviglioso. Grande la scoperta che ‘ascoltare il riassunto di un libro non è come leggere davvero quel libro’ e che gli scrittori sono persone strane e che a volte sono molto meglio i loro libri. Da leggere e rileggere!
9. Black Book of Style, di Nina Garcia. Un libro in lingua inglese, regalo della tua migliore amica che spera sempre che tu ti decida a migliorare il tuo poor inglese leggendo qualcosa che ti possa appassionare davvero, come lo stile e la moda. C’è ovviamente anche la versione in italiano!
10. Andromeda Heights di Banana Yoshimoto. Ancora una volta un libro che consigli a chi ama i manga, a chi è cresciuto a pane e cartoni animati giapponesi, a chi è abituato ai dialoghi brevi, ai monologhi dell’anima, alle pause e ai cambi di scena lenti. Da gustare lentamente per esplorare i temi della perdita e della guarigione, e di come si può trovare la felicità nelle famiglie più anticonformiste. Avendo iniziato a leggere i libri di Banana quando ne aveva scritti solo cinque e non avendo più smesso, beh, come potevi andare in ferie senza portartene dietro uno?
11. Smart photo manuale, di Valerio de Berardinis. 9.90 euro spesi (forse) bene. Per districarti nel mondo delle App fotografiche, capire quali sono le inquadrature migliori, il segreto della luce, delle esposizioni. E anche se non hai capito molto (e la foto che stai postando è schifosamente mossa) almeno avrai la consapevolezza che, a esser capaci, anche un iphone può fare delle foto grandiose. Non solo selfie, dunque!

E infine ci sei tu e i tanti chilometri percorsi in due settimane, camminando, correndo, in bicicletta. Sul lungo mare. Fino alla fine del mondo.

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[La vacanza dei sosia]

Un giorno per caso ti svegli e mentre sei a fare colazione dopo una notte di temporale, realizzerai che da quando sei al mare non hai ancora acceso una volta il piccolo televisore appeso al muro della tua camera d’albergo.
Sicuramente parte del motivo è che non essendo più abituata a guardare la Rai e i canali in chiaro non sapresti cosa guardare, ma in parte perchè ovunque ti giri hai individuato una serie di sosia di personaggi famosi che ti fanno sentire come dentro un enorme villaggio televisivo.
Si va dal signore che assomiglia talmente a Ciccio Valenti che tutti gli anni devi andare su internet a cercare una foto di quello vero per convincerti che non sia lui, al ragazzino identico a Emis Killa per via dei suoi tatuaggi e della sua chioma, alla giovane signora col fisico da modella e gli occhi azzurrissimi identica alla Patsy Kensit degli anni Ottanta che gioca benissimo a ping pong, al signore spiccicato a un attore di fiction italiane di cui non ricordi il nome, ma che ogni volta che sei in spiaggia ti aspetti di veder arrivare vestito da carabiniere da un momento all’altro. Per non parlare del sosia di Andrea Lucchetta (un po’ più basso dell’ex pallavolista con la cresta a spazzola in diagonale, di cui ricordi la celebre citazione ‘la cresta dello zar è in piena erezione’ ) o del sosia di Mario Cipollini (identico all’originale non solo per l’altezza ma anche per l’inconfondibile pettinatura da Re Leone) o di quel gran figo di Novac Diokovic il tennista, che incontri ogni mattina facendo colazione e che, tutti e tre insieme, ti fanno venire voglia di chiamare una Ola per meriti sportivi.
Poi c’è la chicca delle chicche: Carlo Verdone. Un brillantissimo signore romano che parla davvero come il comico, tanto che quando lo vedi in tv ormai non vedi più Verdone, ma lui.
Poi sempre in tema di comici, qualche ombrellone più in là c’è il sosia di tal Giovanni Storti, della premiata ditta AG&G che non hai ancora sentito parlare in milanese ma che prima o poi ti aspetti di veder partire per una corsetta sul lungomare con una camel bag sulle spalle piena d’acqua ‘perchè sennò sua mamma lo picchia’ (ovviamente citando il libro).
Sosia di VIP stranieri ce ne sono e non pochi: si va da Mister Spock di Star Trek prima del trucco, con le sopracciglia meno segnate e le orecchie certamente non così a punta che farebbe venire un tuffo al cuore a più di uno Star-Treker se lo incontrassero a una delle loro feste,
alla ragazzina straniera di fronte al tuo ombrellone, biondissima e con un fisico da urlo, guardata a vista dai parenti, che assomiglia a Scarlett Johansson e che attira gli sguardi di tutti i ragazzetti della spiaggia e non solo di quelli.
O per stare in odor di santità ecco il Mahatma Ghandi, che guarda l’orizzonte dalle 15 alle 18 ogni giorno e non disdegna uno spiedino di cocco bello ogni tanto. Finora ha risparmiato a tutti lo slippino bianco, ma non è detto che prima di Ferragosto non lo sfoderi fiero.
Ma il meglio del meglio è il sosia di Del Piero che hai incrociato in spiaggia a pochi ombrelloni di distanza dal tuo e sul lungo mare mentre correvi. All’inizio non hai detto nulla perché pensavi che quella somiglianza fosse solo una tua suggestione, ma poi mentre eri sdraiata sul lettino è arrivato un uccellino che si è sistemato sulla tua maglietta appesa all’ombrellone e che per 10 minuti abbondanti lo ha fissato senza muoversi, come a dire ‘Ma io ti conosco! Assomigli al mio amico, quello che fa la pubblicità della Rocchetta con me’. Ecco, quella somiglianza ti è sembrata molto più consistente.
Ma alla fine realizzerai che il vero scoop è un altro: finalmente hai trovato il vero VIP o VIB (very important bird): si tratta dell’uccellino di Del Piero. Tra tanti sosia, almeno uno vero.

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[Cocktail, hamburger e tacchi a spillo]

Se una sera per caso ad un aperitivo tra amiche in zona Tortona, mentre stai aspettando che arrivi il tuo cocktail ti guardi intorno e passi in rassegna tutti gli uomini fermi al bancone, realizzerai definitivamente che il confine tra barba lunga da hipster in coda per un aperitivo e barba lunga da barbone in coda alla Caritas è sottilissimo. E ti chiederai: why? pourquoi? Perché? Perchèeee?

Se una sera x caso al termine di un aperitivo tra donne decidete di concedervi l’hamburger di piccole dimensioni più buono del mondo, ti viene in mente il locale nel quale eri stata mesi prima ma di cui non ricordi il nome e tiri fuori l’iphone per cercarlo su Internet, se dopo pochi istanti google ti dice che il locale che cercavi era Hambistro ed era proprio così, la prima cosa che ti chiederai sarà: ‘ma google, che appena digiti tre lettere sa già cosa vuoi cercare, ha poteri soprannaturali o è il più grande stalker del mondo?’

Se una sera per caso mentre stai mangiando un fantastico hamburger con le tue amiche in via Savona, la conversazione cade sul desiderio delle donne di avere qualcuno che le capisca, non potrai che applaudire chi finalmente confessa che lei non è di un uomo che ha bisogno. Lei ha bisogno di un paio di scarpe nuove perchè ‘Le scarpe nuove ti capiscono sempre, anche quando diventano vecchie’. E ti segnerai che per il suo compleanno le regalerai sicuramente la trilogia di Bea Buozzi, Il Club dei Tacchi a Spillo: #mattapermanolo #tuttechooperterra #lavitaeunaloboumeravigliosa20140801-195306.jpg

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[Volevo fare la modella] parte 1

Un giorno x caso ti svegli e ti prepari sapendo che per tutta la settimana trascorrerai la serata per lavoro in via Watt nello studio fotografico Cross Studio dove la fashion blogger più celebre d’Italia, The Blonde Salad, scatta le proprie foto quando è a Milano.
Sorridi e decidi di telefonare alla tua migliore amica per dirglielo certa che comprenderà il tuo entusiasmo. Finalmente vedrai le location dove posa la Ferragni, ti siederai sulle poltroncine dove posa le sue scarpette (che ti piacciono tanto ma che non hai il coraggio di comprare), lo stand dove appende gli outfit prestati dai migliori stilisti e con cui si farà fotografare, il tavolino dove appoggia i braccialetti che le ornano i polsi (anche se ogni tanto ti sembrano delle tamarrate), i comodini dove posa le borse più costose, il set dove si appoggia e si muove con tutte le sue pose plastiche (a volte un po’ uguali, a dire la verità).
E lei (la tua amica), notoriamente e pervicacemente contraria ai social network e all’effetto che fanno sulle persone (inclusa te, che tra le altre cose ci lavori anche, ma che tanto ti vuole bene lo stesso), immediatamente ti chiederà: ‘Ah, si. The Blonde… chi?!’
Ecco. Niente. Lascia perdere.
Forse è meglio che le racconti di The Rotten Salad, l’anti Ferragni. Se non altro se ne ricorderà e vi farete due risate.

Una sera x caso, mentre sei in un noto studio fotografico per un’iniziativa davvero carina dedicata al mondo della sicurezza stradale (che non per niente hai voluto e sostenuto con tutte le sue forze) e stai aspettando il tuo turno, ti guardi intorno circondata da almeno 5 set di posa che non c’entrano nulla col tuo progetto ma che sono fighissimi. E nei momenti di pausa non potrai fare a meno di farti scattare mille mila foto dai tuoi colleghi che ”non si sa mai, dovessero un giorno servire delle foto su un letto bianco coi cuscini rossi, affacciata alla finestra di un loft, seduta su un divano in pelle vintage, con i guantoni da pugile appesi al collo, su una poltrona bianca… vuoi non averle?”
Tutte foto utili. Davvero!
#Nasochesiallunga

Una sera x caso, in un noto studio fotografico, al termine di tutti gli shooting della giornata, non avendo più il coraggio di mendicare una foto ai colleghi con iphone, comincerai a scattarti selfie su selfie su selfie… E al 24689579 autoscatto ti ritroverai a pensare a quanti selfie potrebbero farsi appena sveglie Monica Bellucci, Sabrina Ferilli, Claudia Schiffer ma che invece non si fanno visto che non li trovi da nessuna parte. E ti chiederai: quale forza sovrannaturale ti sta obbligando a zampettare di qua e di là con l’iphone in ogni set scattandoti selfie in modo inconsulto, anche quando è ora di andare a casa?

Una sera x caso, al termine di un’attività nelle sale posa di un noto studio fotografico milanese, mentre stai scaricando, filtrando e incorniciando le foto che hai fatto (e che ti sei fatta fare) durante i momenti di pausa, realizzerai che anche se questi scatti sono venuti meravigliosamente bene (tanto che un atleta VIP che segui e che mai avresti detto, dopo settimane di following virtuale, x la prima volta ti fa una mention nella propria pagina e risponde a un tuo commento), sentirti anche solo x un attimo quasi come una vera modella è da malata mentale. Quasi, come dire, un tossico con la siringa infilata nel braccio che si sente un infermiere…
Si, vabbè, ma quando mai ti ricapita??
#dateilmionumeroaquestuomo20140723-215517.jpg20140723-215544.jpg20140723-215452.jpg20140723-215618.jpg

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[Dimagrire di corsa]

Un giorno x caso ti svegli e dopo aver finito di leggere il libro dell’argentino Daniel Fontana, ‘Dimagrire di Corsa‘, sei talmente entusiasta e carica che decidi di farlo diventare il tuo nuovo guru sportivo e forse anche il tuo nuovo fidanzato immaginario. In fondo con un ex fidanzato 12 volte Ironman che ti ha fatto dimagrire tanto e con cui non parli più e un fidanzato immaginario runner che quando ti incontra ti chiede sempre le stesse cose (‘Anche tu corri? dove vai a correre? Sull’Adda? Hanno riaperto la strada lungo il fiume?’), la combinazione ‘fidanzato-immaginario-ironman-che non ti parla ma ti fa dimagrire’ ci sta proprio bene e potrebbe aprire nuovi orizzonti creativi. Così decidi di chiedergli l’amicizia su FB e lui nel giro di qualche ora te la dà, aggiungendoti agli oltre 4300 amici. E’ evidente che la dà a tutti (l’amicizia). Ma va bene lo stesso. Tanto non sei gelosa, anzi!
E poi forse un giorno gli dirai che anni fa (4) hai scritto un racconto ambientato durante l’Ironman di Nizza, che questo racconto è piaciuto e ha partecipato addirittura a due concorsi aggiudicandosi il titolo di “meritevole” e che forse piacerebbe anche a lui, e che se volesse glielo faresti leggere.
Chissà che prima o poi non gli capiti tra le mani, lo legga e ti scriva x dirti che gli è piaciuto!

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[Calcio, calcio, calcio… What else?]

Un pomeriggio x caso, mentre accompagni tua madre a comprare il vestito x il matrimonio di tuo fratello e sbirci nei saldi x vedere se è rimasto qualcosa di interessante x te, realizzerai che a Bergamo dopo solo 5 giorni di saldi le uniche taglie disponibili sono:
– Morte nera
– Biafra
– La donna cannone
– Moby Dick
E ripensando ai vestiti stupendi acquistati a Riccione, ti verrà una voglia irrefrenabile di tornare al mare. Ma non per lo shopping, no. Hai davvero voglia di tornare al mare!

Una sera x caso mentre sei in un locale di Milano con una tua amica ed è in corso una delle semifinali dei mondiali 2014, guardando gli uomini radunati intorno al mega schermo come ipnotizzati dal pallone che viene calciato a destra e sinistra, realizzerai con un unico e solo sguardo che le donne passano la vita a chiedersi cosa c’è nella testa di un uomo mentre basterebbe bere birra e ruttare guardando una partita dove ogni tanto appaiono delle belle ragazze tra il pubblico dello stadio per capirlo in 3 secondi e mezzo. Calcio, f..a, calcio, arbitro di merda. Ecco cosa c’è. What else?

Una sera x caso mentre sei in un locale di Milano con una tua amica giornalista che si trova in città per realizzare un servizio sulle relazioni cominciate via facebook, al termine dei suoi esilaranti racconti sulla sequela di primi appuntamenti con uomini tragicomici a cui lei non si era sentita di dare seguito, realizzerete che (come regola generale) ai tempi dei Socialcosi, non è il primo appuntamento il momento cruciale di una relazione, quanto il giorno dopo, ossia quello interamente dedicato a superare la delusione che ‘oddio, non è come sulla foto profilo’.
E alla fine ridendo ti mostrerà la foto che ha messo lei sul SUO profilo: una foto debitamente filtrata e photoshoppata di Angelina Jolie. In fondo… ‘chi di spada ferisce, di spada perisce! E credimi trovare me al posto di Angelina per alcuni è la giusta punizione!’
La guarderai e non le chiederai niente: hai già capito che quando leggerai il suo articolo dovrai ridere. E ridere tanto. Tanto tanto.

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Fleshlight e la Differenziazione produttiva

Una sera per caso mentre sfogli un manuale di marketing alla ricerca di un’idea per lanciare il tuo blog, ti torna improvvisamente in mente una straordinaria lezione sulle nuove frontiere delle strategie di business grazie alla quale avevi finalmente capito la teoria della ‘differenziazione produttiva’, ma che ora ti impedisce di guardare un uomo con una torcia in mano senza ridere.
Ed è tutta colpa di Fleshlight!
Volete saperne di più? Sedetevi comodi perchè quando ho assistito a questa lezione ero seduta,ma se non lo fossi stata avrei dovuto farlo

Ecco in sintesi il caso aziendale raccontato durante il corso che, se ascoltato con attenzione, può aprire un mondo a tutti quelli che vogliono far crescere il proprio business.
Un giorno, un medio produttore di torce americano con una capacità produttiva di 3 milioni di pezzi l’anno (ma che ne vendeva solo 1 milione a causa della concorrenza aggressiva nel mercato delle torce), quando capì che non sarebbe riuscito a crescere come avrebbe voluto e potuto, si rivolse a un consulente di strategia aziendale che, dopo averci riflettuto 7 minuti e fatturato una settantina di ore, gli suggerì di ‘differenziare la sua produzione di punta mantenendo gli stessi macchinari’.
Lui ci pensò un attimo, prese una delle sue torce più vendute, la girò e la pirlò, la misurò, la svuotò, gli sostituì il motorino, la ricoprì di gomma, la foderò di silicone, la provò, la riprovò, vide che era cosa buona e giusta e cominciò a ridere.
Eureka: gli era venuta un’idea, una grande idea!
La brevettò, chiamò a raccolta i migliori esperti di marketing, ingaggiò una testimonial straordinariamente figa con la reputazione di essere una ‘dea del sesso’ ed entrò con la sua invenzione nel mercato dei … Sex Toys per uomini.
Si, proprio cosi! Non gli scontati oggetti vibranti x signore di cui era pieno il mondo, ma nuovissimi oggetti massaggianti e portatili destinati ai signori uomini: una novità che avrebbe consentito di, come dire, colmare un vuoto (o riempire un buco, x dirla tutta!)
20140701-201020.jpgLa grande idea però non fu tanto l’oggetto in sé che in fondo era solo una ‘torcia modificata’ alla quale non cambiò neanche troppo il nome (da Flashlight a Fleshlight), quanto invece la straordinaria campagna di marketing che trasformò un oggetto destinato a uomini decisamente troppo sfigati x trovarsi una donna in un oggetto aspirazionale che d’ora in avanti gli uomini avrebbero acquistato per giocarci da soli con la speranza di giocarci in compagnia di una donna straordinariamente figa (come quella della pubblicità), contenta di usarlo in coppia (omettendo di spiegare come, ovviamente). Fu un successo!
A pochi giorni dal lancio la produzione andò in rottura di stock e in pochi mesi divenne un caso da copertina (che nessuno però ebbe mai il coraggio di pubblicare visto l’argomen
to).
Oggi questo signore è miliardario (in dollari), ha 9 siti produttivi, vende in ogni continente e anche su internet ed è il primo produttore al mondo di vagine portatili! Ops, scusate, di torce ‘modificate’!
E ora la domanda: ma se questo signore è il genio che mi è sembrato dopo solo 45 minuti di lezione, perché mai all’università non lo fanno studiare nei libri di testo di Economia Aziendale e Management?
– Se una sera x caso mentre sei a un corso sulle nuove frontiere delle strategie di business, al termine di un’illuminante lezione sulla differenz
iazione produttiva, lanciano il contest di idee ‘differenziazione produttiva’, realizzerete che si tratta di bella sfida, non c’è che dire, ma se al corso partecipa un tizio che lavora in una azienda che produce pompe, non si vincerà facile!

 

[Quando è l’ora di essere felici, è l’ora]

Una sera per caso, attraversando il parco del condominio x tornare a casa, ti guardi intorno e realizzi che:
1. Quando senti odore di zampirone é arrivata l’estate.
2. Quando senti l’odore di cloro che viene dalla piscina è arrivata l’estate
3. quando senti l’odore del tuo vicino puzzone che ha appena preso l’ascensore è arrivata l’ora di prendere le scale!

Una sera per caso, leggendo un tweet pseudoscientifico, scopri che uno studio internazionale ha rivelato che il momento più felice della settimana è il sabato alle 19.26 e ripensando a quello che stavi facendo a quell’ora realizzerai che un esimio istituto scientifico ha impiegato fior fiori di ricercatori da tutto il mondo per determinare il minuto e l’ora esatti della settimana in cui siamo più felici. Quindi, se cucinare lumachine di mare il sabato sera alle 19.26 può essere considerato a tutti gli effetti espressione di felicità umana, due minuti più tardi staremmo solo cucinando lumachine di mare in umido.
E poi si dice che dobbiamo trattenere i cervelli in fuga!

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