[Cocktail, hamburger e tacchi a spillo]

Se una sera per caso ad un aperitivo tra amiche in zona Tortona, mentre stai aspettando che arrivi il tuo cocktail ti guardi intorno e passi in rassegna tutti gli uomini fermi al bancone, realizzerai definitivamente che il confine tra barba lunga da hipster in coda per un aperitivo e barba lunga da barbone in coda alla Caritas è sottilissimo. E ti chiederai: why? pourquoi? Perché? Perchèeee?

Se una sera x caso al termine di un aperitivo tra donne decidete di concedervi l’hamburger di piccole dimensioni più buono del mondo, ti viene in mente il locale nel quale eri stata mesi prima ma di cui non ricordi il nome e tiri fuori l’iphone per cercarlo su Internet, se dopo pochi istanti google ti dice che il locale che cercavi era Hambistro ed era proprio così, la prima cosa che ti chiederai sarà: ‘ma google, che appena digiti tre lettere sa già cosa vuoi cercare, ha poteri soprannaturali o è il più grande stalker del mondo?’

Se una sera per caso mentre stai mangiando un fantastico hamburger con le tue amiche in via Savona, la conversazione cade sul desiderio delle donne di avere qualcuno che le capisca, non potrai che applaudire chi finalmente confessa che lei non è di un uomo che ha bisogno. Lei ha bisogno di un paio di scarpe nuove perchè ‘Le scarpe nuove ti capiscono sempre, anche quando diventano vecchie’. E ti segnerai che per il suo compleanno le regalerai sicuramente la trilogia di Bea Buozzi, Il Club dei Tacchi a Spillo: #mattapermanolo #tuttechooperterra #lavitaeunaloboumeravigliosa20140801-195306.jpg

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[La password che fa la differenza]

Se un giorno per caso ti svegli e, mentre fai colazione, scorri twitter; e se tra tutti i tweet che scorrono ne leggi uno che ti colpisce e che ti entra nel retrocervello che dice ‘La differenza la fai quando diventi la password di qualcuno’, per tutto il resto della giornata non potrai che chiederti se sei mai stata o se mai sarai la password di qualcuno. Così, giusto per sapere se anche tu hai mai fatto o farai mai la differenza.
La prima cosa che ti verrà spontaneo fare sarà passare in rassegna tutti i nomi delle persone che hai usato nella tua vita come password del PC, giusto per capire quale sia la logica o la casualità che porta a scegliere il nome di una persona appunto come password e che potrebbe portare un giorno qualcuno a scegliere te come password.

Al primo posto ci sono i Pippo 1, 2, 3, 4, x, y e z usati nei primi anni di lavoro e di cui hai la certezza di non essere mai stata la password altrimenti saresti seriamente preoccupata. Significherebbe che conosci una moltitudine di Pippo tale da doverli addirittura numerare; cosa che capiresti per Marco, Andrea e Davide, i nomi più usati negli anni Settanta, ma che per Pippo proprio no. Ecco, in questo caso, hai la prima grande evidenza che la maggior parte delle password corrispondono a nomi di fantasia comodi e banali.

Poi ci sono i tuoi familiari che potresti aver usato come password in passato in un momento di regressione (mamma, babbo, nonna, zione, zietta) ma che, per quanto ne sai, non hanno la password e che, dovendola scegliere, probabilmente sceglierebbero il nome di tuo figlio, del cane o del gatto, ma non il tuo.

Poi c’è poi l’elenco di tutti quelli che hai usato per seguire una regola qualsiasi e per dare omogeneità alla scelta: ossia “il nome di un cocainomane famoso finito sul giornale” (o quelli con cui hai avuto a che fare per obblighi di lavoro contingenti) “nella prima settimana del mese”, settimana in cui devi decidere la nuova password. In questo gruppo di nomi sono finiti giocatori di calcio, personaggi del jet-set, starlette della tv, giornalisti, politici, e qualche consulente o fornitore con il quale hai dovuto avere a che fare negli anni, ma che hai scelto più per colpa del loro vizietto, che non perché contino davvero qualcosa nella tua vita.
Ovviamente rispetterai fino alla fine del mondo il segreto della password e non dirai mai a nessuno chi sono questi cocainomani, ma considerando che sono VIP che non hai mai incontrato in vita tua o persone con problemi di relazione, sei certa che nessuno di loro ti abbia mai usata come password del PC. Magari come tirassegno delle freccette si, ma come password mai…

E poi c’è il capitolo uomini: fidanzati immaginari e non. Tutti finiti sulla punta delle tue dita ogni volta che accedevi al PC la mattina.
Belli (Brad Pitt), fascinosi (George Clooney), con le ginocchia più sexy del mondo (Antonacci), con la s più ssssibilante del mondo (Jovanotti), con le spalle più muscolose (invictus), e con la voce più sexy del mondo (Accorsi), con il bacino (non il bacio, ovviamente) birichino (Timberlake), col “peso indietro” (Baricco), con la triplice nel DNA (Daniel Fontana), col Rugby nell’anima (Moscardi), con la chiacchiera nel sangue e il running nei piedi (inutile dirlo, vero che è Linus?)…
Ecco, diciamo che pur avendoli usati a rotazione abbastanza spesso, e a loro riconosci meriti artistici o di figaggine, quasi (senza il quasi) certamente non ti hanno mai usato come password. Ecco quindi che nemmeno per loro conti.

Quindi cambi livello e ti chiedi: mariti, fidanzati, ex? mariti fidanzati ed ex di altre? Potenziali mariti o fidanzati? Colleghi o amici? Amiche? Cugine? Vicine di casa? Quanti di loro hanno usato il tuo nome come password? Ti guardi intorno e osservi. Nessun indizio, ovvio.

La domande comincia a diventare un tormentone: chi può averti usato come password del suo PC? Non ne hai la più pallida idea. In fondo sarebbe come cercare di leggere nel pensiero di qualcuno e scoprire che come password usa il nome del suo insegnante di kite, la sorella, le figlie, la collega… Se non hai poteri soprannaturali è praticamente IM POS SI BI LE!
E in più, se non vuoi essere presa per una mitomane egocentrica ed egoriferita, non puoi nemmeno chiedere. Ti guarderebbero male e qualcuno sarebbe anche tanto gnegnegnè da ricordarti che “la regola è che nessuno dica qual è la sua password, per una questione di sicurezza”.

E dopo tutte queste considerazioni, senza essere giunta a nulla di concreto, decidi di rimanere con questa grande domanda senza risposta. Perché se un giorno qualcuno dovesse confessarti/informarti/spifferarti che in passato o al momento qualcuno ti sta usando come password, come minimo dovrebbe poi spiegarti il perché… E potrebbe non essere il motivo che piace a te.

Ma la vera grande domanda è: che effetto fa diventare la password di qualcuno? Non sapendo di esserlo mai stata per qualcuno, basterebbe fare la prova al contrario: prendere una persona a caso tra quelle che ti gravitano accanto, farla diventare una password e dopo un po’ dirglielo a bruciapelo per vedere l’effetto che fa. Ne sarebbero lusingate? ti chiederebbero il perché? ti chiederebbero di non usare più il loro nome? di non dirlo a nessuno? farebbero finta di nulla? cambierebbero atteggiamento nei tuoi confronti?

E l’ultima domanda su questo importantissimo tema è: ma per fare la differenza valgono anche i generatori di password? e se pagassimo qualcuno per programmare un generatore di password ad usare il nostro nome faremmo ancora la differenza?

Se una sera per caso, mentre sei a casa e ragioni sul significato e l’importanza di diventare la password per qualcuno, spegni il PC e cambi la password, usi il tuo nome e… niente, è tutto come prima, realizzerai che ci sono giornate in cui certe pippe mentali fanno la differenza. Ma neanche troppo

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[La pioggia e l’irrefrenabile voglia]

Se una domenica mattina per caso, prima di andare all’arrivo della Triami ad applaudire la tua compagna di corsa impegnata nel suo primo Triathlon Olimpico milanese, decidi di fermarti a fare colazione nella pasticceria migliore dell’Isola Bergamasca, Il Melograno, mentre ascolti i discorsi delle due donne abbronzate e visibilmente tatuate sedute accanto a te disquisire amabilmente di eleganza, realizzerai che non saprai mai se di questi tempi sia peggio uscire di casa senza ombrello per andare a Milano quando basta un niente per ritrovarti nel mezzo di un acquazzone coi fiocchi, ascoltare due tizie sinceramente convinte che le Superga argento con 4 cm di platform siano le scarpe più eleganti del mondo e che vadano bene per un matrimonio a luglio specie se piove… o guardare il cielo e sentire una voglia irrefrenabile di andare a comprarti un paio di Gucci con la zeppa e il plateau alte almeno 15 cm pur sapendo che non avrai mai il coraggio di indossarle in pubblico ma, visto che potrebbe piovere, almeno non ti bagnerai i piedi zampettando nelle pozzanghere dell’Arena all’arrivo della tua amica e dei suoi compagni di squadra. #donnechicchefannoiltifo

Se una domenica mattina per caso ti svegli e decidi di andare a fare colazione in pasticceria, prima di metterti in viaggio verso Milano e andare a salutare la tua amica e i suoi compagni di squadra all’arrivo della Triami, mentre sei seduta da sola al tavolino, aspettando cappuccino e brioche e ascoltando la radio con una rivista in mano, al terzo (!!!) stacco pubblicitario realizzerai che in estate ci sono spot davvero brutti. Ma brutti brutti brutti. E ripensando a quelli peggiori ascoltati negli ultimi anni, realizzerai che dopo il claim «Cerulisina stappati stappati tu, uù, uù…», i pubblicitari devono aver pensato che ormai valga davvero tutto!
E ti verrà una voglia irrefrenabile di chiedere: “Ma perchè?”

Se una domenica mattina per caso mentre sei in pasticceria a far colazione, sfogliando una rivista di qualche mese prima leggi di una ricerca che rivela come nella valigia di una donna ci siano in media 24 oggetti che non userà mai durante il viaggio, ti chiederai se la ricerca è stata fatta prima della decisione storica di Ryanair di consentire l’imbarco di più di un bagaglio a mano. Perché una donna che viaggiava con Ryanair fino a qualche mese fa avrebbe indossato anche i manici e le rotelline del trolley se avesse potuto! Oggi invece può salire finalmente con la borsetta al braccio e non deve più schiacciarla dentro la valigia infilandosi il contenuto in tasca o dentro i pantaloni.
E ripensando al tuo ultimo viaggio di ritorno da Berlino, ti verrà una voglia irrefrenabile di chiedere se non l’abbiano fatto per non dover rimettere i sacchettini per chi soffre il mal d’aria. Perché prima o poi ci infilerai la testa, lo sai.

E sorpresa delle irrefrenabili voglie di scarpe, pubblicità carine e viaggi in aereo con il sacchettino infilato nella tasca davanti alla poltroncina dell’aereo, ti chiederai se tutto queste riflessioni sparse non siano tutta colpa del calo di zuccheri?

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[Volevo fare la modella] parte 2.

Se una sera x caso ad un aperitivo tra amiche mostri le MILLEmila foto che ti sei fatta scattare con l’iphone dai tuoi colleghi o che ti sei fatta tu da sola nelle sale posa di Cross Studio spinta da un demone che non riuscivi a controllare, sarai costretta a spiegare che anche se non sembra TU eri davvero lì per lavorare e che quelle foto sono state scattate in 4 giorni, tra una pausa e l’altra degli shooting di 15 blogger organizzati x un progetto di comunicazione sulla mobilità sostenibile.
E quando ti faranno i complimenti per come sono venute le foto spiegherai che sono così belle PRIMO perché è impossibile venire male quando ti metti in posa in queste location e SECONDO perché le hai ritoccate tutte con una App fantastica che toglie rughe, macchie, brufoletti e cose simili e TERZO perché hai dosato le luci e le hai rese drammatiche al punto giusto.
Inevitabilmente ci sarà subito la rincorsa delle tue amiche a scaricare le App che hai usato x fare altrettanto e correggere finalmente tutte quelle foto così e così, archiviate e mai mostrate.
E se qualcuna dopo qualche minuto di esaltazione metterà in discussione l’eticità di un uso così spinto del mini photoshop per ritoccare le proprie foto ‘che non sembriamo nemmeno noi’, ci sarà subito qualcun’altra che dirà candidamente che ”photoshop in fondo non serve per farti diventare più bella: serve x fare diventare più bella la foto!”
E se tutte quante realizzerete che il ragionamento non fa una piega tu sarai costretta ad aggiungere per amore di verità che il posto in cui fai le foto conta. Sui set così particolari e pieni di charme dei Cross Studios (usati da tutte le più importanti riviste di moda) anche una persona stortignattola può sembrare meravigliosamente charmant…
Ma che comunque rimane stortignattola. Anche se per un attimo si è divertita a fare la modella. #maquandotiricapita?.

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[Volevo fare la modella] parte 1

Un giorno x caso ti svegli e ti prepari sapendo che per tutta la settimana trascorrerai la serata per lavoro in via Watt nello studio fotografico Cross Studio dove la fashion blogger più celebre d’Italia, The Blonde Salad, scatta le proprie foto quando è a Milano.
Sorridi e decidi di telefonare alla tua migliore amica per dirglielo certa che comprenderà il tuo entusiasmo. Finalmente vedrai le location dove posa la Ferragni, ti siederai sulle poltroncine dove posa le sue scarpette (che ti piacciono tanto ma che non hai il coraggio di comprare), lo stand dove appende gli outfit prestati dai migliori stilisti e con cui si farà fotografare, il tavolino dove appoggia i braccialetti che le ornano i polsi (anche se ogni tanto ti sembrano delle tamarrate), i comodini dove posa le borse più costose, il set dove si appoggia e si muove con tutte le sue pose plastiche (a volte un po’ uguali, a dire la verità).
E lei (la tua amica), notoriamente e pervicacemente contraria ai social network e all’effetto che fanno sulle persone (inclusa te, che tra le altre cose ci lavori anche, ma che tanto ti vuole bene lo stesso), immediatamente ti chiederà: ‘Ah, si. The Blonde… chi?!’
Ecco. Niente. Lascia perdere.
Forse è meglio che le racconti di The Rotten Salad, l’anti Ferragni. Se non altro se ne ricorderà e vi farete due risate.

Una sera x caso, mentre sei in un noto studio fotografico per un’iniziativa davvero carina dedicata al mondo della sicurezza stradale (che non per niente hai voluto e sostenuto con tutte le sue forze) e stai aspettando il tuo turno, ti guardi intorno circondata da almeno 5 set di posa che non c’entrano nulla col tuo progetto ma che sono fighissimi. E nei momenti di pausa non potrai fare a meno di farti scattare mille mila foto dai tuoi colleghi che ”non si sa mai, dovessero un giorno servire delle foto su un letto bianco coi cuscini rossi, affacciata alla finestra di un loft, seduta su un divano in pelle vintage, con i guantoni da pugile appesi al collo, su una poltrona bianca… vuoi non averle?”
Tutte foto utili. Davvero!
#Nasochesiallunga

Una sera x caso, in un noto studio fotografico, al termine di tutti gli shooting della giornata, non avendo più il coraggio di mendicare una foto ai colleghi con iphone, comincerai a scattarti selfie su selfie su selfie… E al 24689579 autoscatto ti ritroverai a pensare a quanti selfie potrebbero farsi appena sveglie Monica Bellucci, Sabrina Ferilli, Claudia Schiffer ma che invece non si fanno visto che non li trovi da nessuna parte. E ti chiederai: quale forza sovrannaturale ti sta obbligando a zampettare di qua e di là con l’iphone in ogni set scattandoti selfie in modo inconsulto, anche quando è ora di andare a casa?

Una sera x caso, al termine di un’attività nelle sale posa di un noto studio fotografico milanese, mentre stai scaricando, filtrando e incorniciando le foto che hai fatto (e che ti sei fatta fare) durante i momenti di pausa, realizzerai che anche se questi scatti sono venuti meravigliosamente bene (tanto che un atleta VIP che segui e che mai avresti detto, dopo settimane di following virtuale, x la prima volta ti fa una mention nella propria pagina e risponde a un tuo commento), sentirti anche solo x un attimo quasi come una vera modella è da malata mentale. Quasi, come dire, un tossico con la siringa infilata nel braccio che si sente un infermiere…
Si, vabbè, ma quando mai ti ricapita??
#dateilmionumeroaquestuomo20140723-215517.jpg20140723-215544.jpg20140723-215452.jpg20140723-215618.jpg

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[Certezze della domenica mattina]

Una mattina per caso, reduce da un sabato sera mangereccio alla trattoria Genuisì di Coccaglio a base di tagliolini al tartufo, tagliata di manzo, tortino di mele e gelato, il tutto innaffiato da Ferghettina Saten, ti svegli e decidi di uscire di casa per andare a correre alla Trucca e bruciare un po’ di calorie facendo il pieno di endorfine prima che cominci a piovere.
Al termine di 5k di running medio (rispetto ai tuoi standard lenti, ovviamente) e 2k di walking sostenuto (sempre rispetto ai tuoi standard lenti, ovviamente), mentre stai facendo la fila alla fontanella dell’acqua per bagnarti i polsi e le labbra, vieni raggiunta da una signora anziana che si mette dietro di te facendo strani versi. Ti giri e noti che ha un cagnolino nella borsetta e un cagnolino nel passeggino (‘perchè a camminare al parco si riempiono di polvere’). È visibilmente in sovrappeso (lei, non i cagnolini!) e indossa un paio di sandali da tedesca coi calzettoni e i bermuda. Ti guarda e ti dice: ‘Ha corso davvero? Che brava! Mi ricorda tanto me alla sua età, solo che io ero più magra’.
Con un sorriso di circostanza la guarderai senza dire una parola, e ripetendo mentalmente le sue parole, ti chiederai:
1. nel senso che io ORA sono grassa?
2. nel senso che anche se ora non sono grassa, lo diventerò QUANDO invecchierò?
3. nel senso che nonostante tutti gli sforzi di corsa x rimanere in forma, ingrasserò COMUNQUE?
4. nel senso che se lei era più magra di me da giovane, io da vecchia sarò più grassa di quello che è lei ora?
E ripensando alla cena della sera prima con un filo di senso di colpa, ti bagnerai i polsi e le labbra, la saluterai augurandole una splendida giornata e tornerai alla tua auto con mille dubbi sulla tua forma fisica futura, e una certezza sola stampata a marchio in fronte.
Non sai se a 70 anni sarai in sovrappeso. Non sai se a 70 anni riuscirai ancora a infilare un abito decente o un paio di scarpe minimamente femminili. A dire il vero non sai nemmeno se ci sarai a 70 anni. Quello che è certo è che per nessun motivo al mondo quando avrai 70 anni girerai con un cane nella borsetta e uno nel passeggino. No, davvero!
Per i prossimi mesi ti riprometterai di aumentare il numero di chilometri di running e diminuire il numero di uscite mangerecce. Almeno fino al matrimonio di tuo fratello.
E mettendoti al riparo dalle prime gocce di pioggia, ti convincerai anche che in fondo ‘Non può piovere per sempre!’

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[Non c’è gnaggnera che tenga!]

Un giorno x caso ti svegli con la gnaggnera e una fortissima voglia di cambiare look ma non sai come. Cerchi su internet una pettinatura che ti piaccia e ne selezioni una decina. Ma alla fine noti quelle che hai scelto sono identiche alla tua e per tanto realizzi che il look non c’entra nulla perché la verità è che avresti solo bisogno di una dose extra di endorfine per farti passare la gnaggnera.
E quindi ti tranquillizzi. Non c’è alcun bisogno di far impazzire la tua amica parrucchiera: finalmente sai che è tutta colpa della ‘droga’ del Runner. Basterebbe una corsetta di mezz’ora, mannaggia, x farti passare tutto. Ma visto che hai già corso la sera prima e non sei ancora abbastanza allenata, devi far riposare le gambe.
Entrerai nel tuo ‘ripostiglio magico’ e tirerai fuori due scatole a caso: dovrai decidere di affidare le sorti della tua serata a un paio di decolletes fucsia o a un paio di sandali bianchi con tacco gioiello entrambi di Cesare Paciotti… E ti tornerà il sorriso. Contro un paio di scarpe non c’è gnaggnera che tenga!

Un giorno x caso, mentre perdi tempo su FB, noti con immenso gaudio e discreta sorpresa che nei 6 quadratini della Tab degli amici sulla tua pagina ci sono le 6 persone cui tieni di più e che ti fa più piacere vedere. Ma se poi x caso vai a controllare la loro tab e nei 6 quadratini tu non ci sei mai (ma proprio mai), ci puoi solo rimanere male. Molto male.

Se un giorno x caso ti svegli e realizzi che se mai dovesse succedere di uscire di casa e inciampare su una vecchia lampada a petrolio che immediatamente dopo si trasforma in un genio dalle fattezze di figo spaziale (spallato q.b., tartarugato q.b., tatuato q.b.) che si mette a tua completa disposizione x rispondere a 3 (tre) domande fondamentali x il futuro della tua vita e dell’umanità, la prima cosa che desidererai chiedergli sarà: ‘qual è la ratio dell’algoritmo di Facebook x cui sulla tua tab degli amici appaiono quelle sei persone e non altre’. La seconda sarà: ‘perchè io non appaio sulle loro tab… MAI’. E la terza: ‘Com’è che sei così figo?’

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[L’anno del tatuaggetto]

Un giorno x caso ti svegli e mentre stai correndo sul lungo mare di Riccione e stai decidendo se andare nel pomeriggio a farti la consueta ‘spedizione scarpe’ a Savignano sul Rubicone da Sergio Rossi o rimandare ad agosto quando ci saranno le nuove collezioni, ti accorgi come folgorata da una rivelazione che tutti i runner che ti superano (perchè TUTTI ti superano) hanno un tatuaggetto. Tatuaggetto sul polpaccio, tatuaggetto sulla spalla, tatuaggetto sul collo, tatuaggetto sulla pancia, tatuaggetto sulla schiena, tatuaggetto sul polso, tatuaggetto persino sui gomiti… Non importa l’età. Tatuaggetto a 15, 30, 50 anni e forse anche di più. Tutti i runner hanno un tatuaggetto. Tutti tranne te. Che però mentre corri pensi alle scarpe tacco 10 che forse ti comprerai nel pomeriggio.
E decidi che la colonna sonora della tua estate quest’anno sarà La Follia della Donna di Elio e le Storie Tese.
È proprio vero che quando si corre i pensieri non si controllano!

La Follia Della Donna Video:

….

La follia della donna
quel bisogno di scarpe
che non vuole sentire ragioni
cosa sono i milioni
quando in cambio ti danno le scarpe.

Non hai mai pensato a un tatuaggetto
la tua amica sfoggia un tatuaggetto
corri, corri a farti un tatuaggetto
d’improvviso hai bisogno di un tatuaggetto, un tatuaggetto, un tatuaggetto.
D’un tratto non ti piace più,
che fai? Lo togli, non puoi.
Ne fai un altro più grosso.

La follia della donna,
il disagio mentale
di iniettarsi l’inchiostro con gli aghi
sciabattando poi vaghi
per le vie della moda….

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[Quella pelle d’oca che non ti aspetti]

Una mattina x caso, sul lungo mare di Riccione, ripensando alla Notte Rosa della sera precedente, realizzerai che la successione di parole temporali a Riccione hanno un sapore strano. Ma forse è colpa del Mojito alla menta spicata che ti sei bevuta prima dei fuochi d’artificio, o forse è colpa del fatto che sono le 7.35 e stai per partire x 4,5k di running e 4,5 di walking.

Un pomeriggio x caso, sul lungo mare di Riccione, pensando alla Notte Rosa 2 che partirà di lì a poche e al Primo Giorno di Saldi che hai affrontato armata di scarpe comode e carta di credito, realizzerai che è proprio vero che la pelle d’oca ti può venire e rimanere dentro quando meno te l’aspetti. Soprattutto se al termine dello shopping in viale Ceccarini scopri che in Piazza Roma Francesco Renga sta facendo il sound check del concerto che farà in serata. E tu dalla prima fila, attaccata alla transenna, ti godrai il concerto per pochi intimi prima di tornare in hotel chiudendo il 18imo chilometro a piedi della giornata.

Una sera x caso a Riccione, durante il concerto di Francesco Renga, in Piazza Roma x la Notte Rosa, potrai finire ‘incoscientemente’ ancora una volta in prima fila, attaccata alla transenna e cantare (urlare) come una matta le canzoni che conosci e chiederti perchè mai un uomo con quel sex appeal che si ritrova il buon Renga, debba girare con tanta ferraglia ai polsi e alle mani. Vabbè, un fidanzato immaginario tamarro te lo puoi concedere. Ma non di più, mi raccomando. E ti prepari a percorrere quel che resta per arrivare ai 27k a piedi della giornata. Sante Mizuno!

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[Ricucire non è da tutti]

Una mattina per caso sulla pensilina della metropolitana Verde, diretta a Porta Genova x un appuntamento di lavoro, noterai una vecchia conoscenza con la quale hai deciso di non parlare più a causa di una leggerezza che non sei riuscita a perdonare. Abbassando lo sguardo e fissando l’orlo del tuo spolverino, realizzerai che al mondo ci sono persone capaci di ricucire rapporti che sembrano compromessi irrimediabilmente e tu non sei proprio stata capace di ricucire decentemente un pezzo di orlo dello spolverino. E ti segnerai di chiamare la sarta.
Per il resto sarai zen, molto zen, assolutamente zen…

Una mattina x caso sulla pensilina della metropolitana verde incroci lo sguardo di una tipa che fissa inorridita in ‘modalità on’ una Donna Cipolla che cammina vicino alla riga gialla indossando leggins neri, gonna a campana marrone, camicia gialla, maglione e stivali grigio topo e realizzi che esiste un limite per ogni cosa e situazione, ma quando ti vesti in quel modo è evidente che non lo conosci. Distoglierai lo sguardo dalla tizia a ‘cipolla’ e assumerai lo sguardo in ‘modalità off’. Combattendo col desiderio di passarle l’indirizzo di una buona stylist. Zen, sempre zen…

Un giorno x caso sulla carrozza della metropolitana verde finisci seduta accanto a due bimbiminkia che parlano delle rispettive madri (rompipalle patentate e fissate con la pulizia della casa). Dopo 8 fermate, una sequela di idiozie ascoltate una dopo l’altra e una voglia irrefrenabile di prenderli a scarpate nel sedere, realizzerai che in fondo sono fortunati ad avere delle madri così e non se ne rendono nemmeno conto. Finché restano maniache dell’ordine e della pulizia, i due bimbiminkia possono stare sicuri che nonostante le idiozie che continueranno a dire e a fare senza soluzione di continuità, le amorevoli mammine non li faranno a fettine anche solo per paura di sporcare. Ma dovrebbero!
Rimanere zen, sempre zen…

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